Ieri leggendo dell’aridità e della notte oscura di madre Teresa per tutti quegli anni ci sono un pò rimasto male

////Ieri leggendo dell’aridità e della notte oscura di madre Teresa per tutti quegli anni ci sono un pò rimasto male

Ieri leggendo dell’aridità e della notte oscura di madre Teresa per tutti quegli anni ci sono un pò rimasto male

Quesito

Gent. Padre Angelo,
la ringrazio per il servizio che fa’.
Nel rileggere casualmente, in un quotidiano on line stralci delle lettere che madre Teresa scriveva ai suoi confessori, sono rimasto quasi shockato. Come è possibile che lei abbia sentito un’aridità spirituale così prolungata e così pesante? Fra l’altro ho letto che vi è passata anche Santa Teresa del Bambin Gesù (ed altri santi). Alla fine, al termine della loro vita, è terminato quel periodo oppure il silenzio è continuato fino alla fine? Non ne comprendo in pieno il motivo, cioè ho letto sì che la funzione è quella di sviluppare una fede più matura, ma non è troppo pesante come prova? Non è la vita già di per sé molto dura e piena di prove ed imprevisti, perché quel silenzio?
Mi ha fatto poi venire in mente questo passo «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (Gv 9,3); non è un po’ una crudeltà che una persona debba soffrire così tanto per quello? non potevano le Sue opere manifestarsi in modo meno traumatico?
Sono appena tornato da Medjugorje e devo ammettere che, nonostante le mie perplessità, ne ho tratto giovamento, soprattutto per la riscoperta del valore della preghiera per impedire che la mia anima inaridisca, ma ogni tanto mi chiedo ancora quale sia il senso, troppe volte diventa meccanica, oppure guidata dal desiderio di “sentire qualcosa”, perchè tutta quella sfilza di parole? perchè non si può mettersi in collegamento in modo più “diretto”? Ora la mia paura è che, riassorbito dagli impegni e preoccupazioni della vita, possa tornare ad inaridirmi, troppe volte prego “con l’orologio alla mano” non vedendo l’ora di arrivare alla fine, e ieri leggendo dell’aridità di madre Teresa per tutti quegli anni ci sono un pò rimasto male (come posso allora io pretendere di pregare adeguatamente ?)
Cosa pensa del digiuno come modalità di preghiera? ammetto che non l’ho mai praticato, quale consiglio mi da in merito? (tempi, modalità, …).
Inizialmente inoltre non pensavo affatto ai “famosi” 10 segreti di Medjugorje, ora invece mi trovo mio malgrado a pesarci un po’ su, a sperare vivamente che sia tutto vero, a sperare che Lui si manifesti palesemente a Tutti, affinché il Suo Amore sia tangibile da tutti ed inarrestabile per tutti. So che ciò potrebbe rendere il nostro credere meno libero e gratuito, ma mi sembra troppo ardua l’altra via.
Grazie in anticipo,
Mauro


Risposta del sacerdote

Caro Mauro,
1. le prove che Madre Teresa di Calcutta e altri Santi hanno passato fanno parte di quelle purificazioni per le quali Gesù ha detto: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” (Gv 15,1-2).
Si tratta di un cammino di perfezione nel quale si viene spogliati dell’uomo vecchio con tutte le sue azioni e si viene rivestiti del nuovo (Col 3,9-10).
L’uomo vecchio è costituito dalle inclinazioni disordinate, dalle concupiscenze, ma anche da tanti attaccamenti che impediscono di essere perfettamente all’unisono con Cristo.

2. Secondo San Giovanni della Croce, il grande mistico carmelitano, sono rari i casi di velocissima morte a se stessi, di assoluto raccoglimento interiore, di perfetta purità di cuore, di fedeltà alla grazia e di docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo.
La maggior parte, anche dopo la conversione, conserva per molto tempo alcuni attaccamenti ai quali non sa rinunciare e rimane sempre con alcune nascoste inclinazioni disordinate, difficili da conoscere e ancor più difficili da sradicare. Con tali imperfezioni non può compiere notevoli progressi.
Molti neo convertiti, a motivo del grande fervore acceso nella loro vita, si credono dei Santi. Ma gli attaccamenti all’amor proprio, ai propri giudizi, alla propria sensibilità sono ancora molto vivi e talvolta basta un nonnulla perché costoro vadano fuori dei binari.
3. San Giovanni della Croce ha parlato di queste purificazioni in due sue opere: nella Salita al monte Carmelo e nella Notte oscura .
Come tutti i maestri di vita spirituale, egli insegna che per pervenire all’unione totale con Dio è necessario liberarsi da tutti gli attaccamenti che sono causa di peccato mortale o veniale e anche da ciò che tiene legati ad imperfezioni.
Questa unione “consiste nella totale trasformazione della nostra volontà in quella di Dio di modo che in essa niente vi sia di contrario al volere dell’Altissimo, ma ogni suo atto dipenda totalmente dal beneplacito divino” (Salita del Monte Carmelo, I, 11, 2).
Quando avviene questo, non ci sono più due volontà che decidono e vivono, ma una sola (Ib., I, 11, 3).

4. Questo processo di purificazione viene chiamato notte, perché si tratta di distaccarsi da tante cose e nello stesso tempo non si è ancora realizzata l’unione perfetta con Dio.
Questa notte è duplice: c’è quella dei sensi e quella dello spirito.
Queste due notti si esprimono in tempi successivi e sono intervallate da nuove gioie, purificate dalle prove precedenti.
Dice San Giovanni della Croce: “La purificazione del senso, rispetto a quella dello spirito, è soltanto la porta (…) e serve più ad accomodare il senso allo spirito” (Notte oscura, II, 2, 1).
Dio “stacca l’anima dalla vita dei sensi per elevarla alla vita dello spirito” (Ib., I, 8, 3).

5. La notte oscura dei sensi è caratterizzata da un’aridità spirituale prolungata per cui non si sente più il gusto della preghiera e di tante pratiche religiose.
Questa aridità non è frutto del peccato, tipica di chi vive nel peccato mortale, ma è un’aridità sperimentata dalle anime in grazia e che stanno avanzando nella vita spirituale.
Ecco come la descrive San Giovanni della Croce:
“Occorre quindi sapere che quando l’anima si decide a servire solo Dio, abitualmente viene da lui nutrita nello spirito e diventa l’oggetto delle sue compiacenze, come fa una madre amorosa verso il suo tenero bambino: lo scalda con il calore del suo seno, lo nutre con latte gustoso e con cibi delicati e dolci, lo porta in braccio e lo copre di carezze.
Ma a mano a mano che cresce, la madre diminuisce le carezze, gli nasconde il suo amore tenero, lo distacca dal suo dolce seno, sul quale pone aloe amaro; facendo poi discendere il bambino dalle braccia, lo fa camminare sulle sue gambe, perché superi le limitazioni proprie dell’infanzia e acquisti le caratteristiche dell’uomo adulto.
La grazia di Dio, come madre amorosa, si comporta allo stesso modo con l’anima dal momento in cui la rigenera con l’ardente desiderio di servire il Signore. Le fa trovare, senza alcuna fatica, la dolcezza e il sapore del latte spirituale in tutte le cose di Dio e le fa gustare una gioia grande negli esercizi spirituali; in breve, il Signore le porge il suo petto amoroso come a un bambino piccolo (cf 1 Pt 2,2-3).
Così l’anima prova grande gioia nel trascorrere lunghi periodi e addirittura notti intere in orazione; ha piacere di darsi alle penitenze, è contenta di digiunare, si consola nel frequentare i sacramenti e occuparsi delle cose divine.
Ma nonostante si dedichi a queste pratiche con impegno e assiduamente, ne approfitti e se ne serva con la più grande cura, tuttavia, da un punto di vista spirituale, abitualmente si comporta con molta fiacchezza e imperfezione.
Difatti è spinta a queste pratiche ed esercizi spirituali dalla consolazione e dal gusto che vi prova e, non essendo ancora temprata dagli esercizi di una dura lotta per acquistare la virtù, commette molte mancanze e imperfezioni in queste pie pratiche. In realtà, ogni anima agisce secondo il grado di perfezione che possiede” (Ib., I, 1-3).

6. Queste purificazioni durano quanto Dio vuole.
Per san Francesco sarebbero durate dieci anni, per Santa Teresa d’Avila diciotto, per Santa Chiara di Montefalco quindici, per Madre Teresa di Calcutta addirittura trenta.
Sono il purgatorio anticipato.
Da esso si esce totalmente trasformati e si è con Cristo una sola cosa.

7. Vi è passata anche Santa Teresina del Bambin Gesù.
Ecco come ne parla: “Godevo allora di una fede tanto viva, tanto chiara, che il pensiero del Cielo formava tutta la mia felicità, non potevo credere che vi fossero degli empi i quali non avessero la fede. Credevo che parlassero contro il loro stesso pensiero negando l’esistenza del Cielo, del bel Cielo ove Dio stesso vorrebbe essere la loro ricompensa eterna. Nei giorni tanto gioiosi della Pasqua, Gesù mi ha fatto sentire che esistono davvero anime senza fede, le quali per l’abuso delle grazie hanno perduto questo tesoro immenso, sorgente delle sole gioie pure e vere. Ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento… Questa prova non doveva durare per qualche giorno, non per qualche settimana: terminerà soltanto all’ora segnata da Dio misericordioso, e… quest’ora non è ancora venuta” (Storia di un’anima, 276).

8. Si tratta di un gran cammino.
Scrive Santa Teresina: “Credo di aver compiuto più atti di fede da un anno, che non in tutta la vita. Ad ogni occasione nuova di battaglia, quando il nemico mi provoca, mi conduco da valoroso; sapendo che la viltà consiste proprio nel battersi in duello, volgo la schiena all’avversario senza degnarlo di uno sguardo; corro verso il mio Gesù, gli dico che sono pronta a versar fino all’ultima stilla di sangue per testimoniare che esiste un Cielo. Gli dico che sono felice di non godere di quel bel Cielo qui, sulla terra, affinché egli l’apra per l’eternità ai poveri increduli” ( Storia di un’anima, 279).

9. E conclude: “Madre amata, le sembra forse che io esageri la mia prova; in realtà, se lei giudica dai sentimenti che esprimo nelle poesiole che ho composto quest’anno, le sembrerò un’anima colma di consolazione, per la quale il velo della fede si è quasi squarciato, e tuttavia… non è più un velo per me, è un muro che si alza fino ai cieli e copre le stelle. Quando canto la felicità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcuna, perché canto semplicemente ciò che voglio credere. A volte, è vero, un minimo raggio scende a illuminare la mia notte, allora la prova s’interrompe per un attimo, ma subito dopo, il ricordo di questo raggio, invece che rallegrarmi, rende ancor più fitte le mie tenebre. Madre mia, non ho mai sentito come ora quanto il Signore è dolce e misericordioso: mi ha mandato questa prova soltanto quando ho avuto la forza dì sopportarla; credo che se l’avessi avuta prima sarei precipitata nello scoramento. Ora essa toglie qualsiasi soddisfazione naturale che io avrei potuto trovare nel desiderio del Cielo. Mi sembra ora che niente m’impedisca di partire, perché non ho più grandi desideri, se non quello di amare sino a morire di amore (9 giugno)” (Storia di un’anima, 280).

10. Torno adesso alla tua mail.
A proposito del digiuno: è certamente una gran bella cosa e anche meritoria. Aiuta a diventare forti e a cooperare alla grazia.
Ma non è il digiuno che ci fa diventar santi, quanto piuttosto il “deporre l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici” (Ef 4,23).
Sono contento che Medjugorje ti abbia acceso il desiderio che l’Amore di Dio sia tangibile da tutti ed inarrestabile per tutti.
Per questo si avveri presto ti esorto a metterti a totale disposizione del Signore per essere uno strumento della sua opera.
Anche per questo ti assicuro la mia preghiera, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo