Quesito

Caro Padre Angelo,
ritenendo molto edificante – e utile alla nostra salvezza – il ruolo degli Angeli, le volevo chiedere un chiarimento ed una sua riflessione spirituale a proposito di un episodio straordinario accaduto a S. Faustina Kowalska (morta mi pare nel 1938, quindi a noi vicina).
In sostanza, dal momento che per una grave malattia la Santa, per tredici giorni, non avrebbe potuto ricevere la S. Eucaristia, un Serafino le apparve ogni mattina per porgerle la Santa Comunione, “circondato da un grande splendore, con una cotta e stola trasparenti”.
Senonché, in una di queste occasioni, la Santa chiese all’Angelo se poteva confessarla, ottenendo come risposta che “nessun spirito celeste” poteva fare questo.
Tale fatto mi spinge non soltanto a ritenere la “mediazione” del sacerdote molto diversa da quella degli Angeli, ma anche a capire sempre meglio la grandezza del dono che Cristo ci ha fatto con la Sua Chiesa, per la nostra salvezza.
Tuttavia – se è vero che già San Paolo ci ha ricordato la nostra grande dignità rispetto agli Angeli (“non sapete che giudicheremo gli angeli?”, 1 Cor 6,3) – vorrei un suo chiarimento teologico su questo aspetto.
La ringrazio, con la richiesta di una preghiera per me e la mia famiglia (assicurandole la mia preghiera per tutto il bene che fa anche attraverso questa rubrica).
Un caro saluto,
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
1. desidero innanzitutto dire che cosa significa l’espressione di San Paolo: “non sapete che giudicheremo gli angeli?” (1 Cor 6,3).
Nel giorno del giudizio universale tutti i salvati, e cioè tutti i santi, prenderanno parte con Cristo nel giudicare non solo i vivi e i morti, ma anche gli angeli buoni e cattivi.
La loro santità condannerà i disordini di coloro che andranno all’inferno e la malizia dei demoni tentatori.
Nello stesso tempo la loro santità farà risaltare, oltre che la santità, la giustizia e la misericordia di Dio nei confronti dei salvati, anche la santità degli angeli che sono rimasti fedeli.

2. Ma la tua mail chiede un approfondimento sulla dignità del sacerdote rispetto all’angelo, addirittura rispetto ad un serafino.
I serafini sono tra le schiere più elevate degli angeli, tra quelli che partecipano più di altri delle perfezioni divine.
Ebbene il sacerdote ha dei poteri che neanche i Serafini possiedono.
Egli infatti, nella celebrazione dei sacramenti, agisce “in persona Christi”, e cioè identificandosi con Cristo, con dei poteri divini.

3. Quando Gesù dice al paralitico “Ti sono rimessi i tuoi peccati” “gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?»” (Lc 5,21).
Sì, quello della remissione dei peccati è un potere divino.
Gesù Cristo, poiché è Dio fatto uomo, questo potere l’ha in proprio e lo ha comunicato ai suoi, secondo quanto si legge ancora nel Vangelo: “Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini” (Mt 9,8).
Osserva la Bibbia di Gerusalemme: “Notare il plurale: Matteo pensa indubbiamente ai ministri della Chiesa, che hanno ricevuto questo potere da Cristo (Mt 18,18)”.

4. Se Dio dice a Giobbe: “Hai tu un braccio come quello di Dio e puoi tuonare con voce pari alla sua?” (Gb 40,9), possiamo dire che il sacerdote quando assolve ha un braccio come quello di Dio e una voce che tuona pari alla sua!
San Gregorio Magno dice che i sacerdoti “hanno ereditato il potere del giudizio divino perché col diritto di Dio ad alcuni perdonano i peccati e ad altri no” (In Evangelii homilia 26).

5. È un potere assoluto perché se di Elia si legge: “Elia era un uomo come noi: pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto” (Gc 5,17-18) il sacerdote invece non ha bisogno di pregare per esercitare questo potere divino. Ce l’ha con sé.

6. Ed è un potere insindacabile perché nessuno può chiedergli di rendere ragione di quello che ha fatto, essendo tenuto al segreto. Quanto egli decide, viene ratificato anche in cielo: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23). Ne deve rendere conto solo a Dio.
Sant’Alfonso giunge a dire che se in un confessionale sedesse Gesù e in un altro un sacerdote, per quanto riguarda l’assoluzione Gesù non farebbe di più di quello che fa il sacerdote.

7. In conclusione: gli angeli hanno una natura più perfetta della nostra perché sono puri spiriti.
Ma nell’ordine soprannaturale della grazia come il cristiano può sopravanzare col merito il grado di santità degli Angeli ed essere più santo degli angeli (Maria ne è loro Regina!), così il sacerdote sempre nell’ordine soprannaturale della grazia riceve dei poteri divini che agli angeli non è dato di avere.
Gli angelo sono ministri di Cristo, ma il sacerdote nella celebrazione dei sacramenti non è puro ministro, ma è qualcosa di più: agisce in persona Christi e cioè identificandosi con Cristo.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo