Quesito

Caro Padre Angelo,
ho venticinque anni e un problema che mi angustia molto.
A dodici anni, affascinata dalla splendida figura di S. Caterina da Siena e volendola imitare nella virtù, nella solitudine della mia cameretta feci voto di verginità perpetua. In verità ho sempre desiderato consacrarmi nella vita religiosa.. ma dai sedici ai diciannove anni ebbi una crisi molto, molto forte.. e la mia purezza.. purtroppo non c’è più. Continuo a sentire forte la chiamata a vivere in castità, povertà e obbedienza… che amo, amo profondamente e con tutto il cuore! ..ma non credo di esserne degna purtroppo..  una volta incontrai un sacerdote cui dissi della mia sofferenza e lui pieno di dolcezza mi rispose che Gesù è Amore… e l’Amore ricostruisce tutto! gli credo. è la mia speranza.. ma del voto non dissi nulla..è la prima volta che ne parlo… è necessario che lo confessi? e cosa succede a chi muore con dei peccati non rimessi perché per vergogna li ha taciuti?
grazie


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti invio che cosa dice san Tommaso sul voto fatto dai fanciulli.
Tu, a 12 anni, stavi uscendo dalla fanciullezza.
In ogni caso hai un testo autorevole con cui confrontarti.
“Il voto è di due specie, cioè semplice e solenne. E poiché la solennità del voto consiste in una benedizione e consacrazione spirituale amministrata dalla Chiesa, la solennità dei voti dipende dalle disposizioni di quest’ultima. Il voto semplice invece riceve la sua efficacia dalla deliberazione dell’animo, con la quale uno intende obbligarsi. Che poi tale obbligazione non abbia valore può accadere per due motivi. Primo, per una menomazione dell’uso della ragione, come avviene nei deficienti, i quali non possono obbligarsi a nulla nei loro eccessi di follia. Secondo, perché chi fa il voto è sottoposto al potere di altri. Ora, nei fanciulli che non hanno raggiunto gli anni della pubertà si trovano riunite queste due cose: poiché ordinariamente essi non hanno il pieno uso della ragione, e per natura sono soggetti alla cura dei genitori, o dei tutori che ne fanno le veci. E così i loro voti sono inefficaci per due motivi.
Capita però talvolta, per disposizione della natura, che non è soggetta alle leggi umane, che vi siano dei fanciulli, per quanto pochi, nei quali l’uso della ragione è anticipato, per cui si dice che sono capaci di inganno. Né tuttavia per questo sono esenti dalla cura dei genitori, la quale sta alla legge umana, che si adatta ai casi più frequenti.
Perciò si deve concludere che se il fanciullo, o la bambina, prima della pubertà, è privo dell’uso di ragione, in nessun modo può obbligarsi con voto a qualcosa. Se invece ha raggiunto l’uso della ragione, per quanto dipende da lui può obbligarsi, ma il suo voto può essere invalidato dai genitori, ai quali egli rimane soggetto. Per quanto però sia capace di inganno, tuttavia prima della pubertà non può obbligarsi con i voti solenni alla vita religiosa, a motivo delle leggi della Chiesa [Decr. di Graz.], che stanno ai casi più frequenti.
Invece dopo gli anni della pubertà i ragazzi possono legarsi alla vita religiosa, sia con i voti semplici che con i voti solenni, indipendentemente dalla volontà dei genitori” (san tommaso , Somma teologica, II-II, 88.9).

2. Secondo me, tu eri abbastanza (o forse del tutto) consapevole di quello che facevi e probabilmente lo facevi per una interna ispirazione dello Spirito Santo.
Per cui, senza ansia, nella prossima confessione dirai al confessore che avevi fatto il voto di verginità, sebbene avessi 12 anni.

3. Mi dici anche che hai perso la purezza, quella materiale e quella spirituale.
Quella materiale ormai non c’è più e non si può ricuperare. Ma non è questa l’essenza, sebbene anche la purezza materiale sia un bel segno, al quale ci si deve tenere.
Quella spirituale invece si può ricuperare. San Bernardo dice che una lunga castità viene paragonata alla verginità (“longa castitas reputabitur ad virginitatem”, s. bernardo, De modo bene vivendi, c. 22).

4. Mi dici che continui a sentire fortemente la chiamata a vivere in castità, povertà e obbedienza e che ami profondamente questo stile di vita che è lo stesso che ha assunto il Verbo quando si è incarnato.
Mi dici anche non credi di esserne degna, purtroppo.
Tuttavia nessuno di noi, per quanto sia puro e abbia conservato intatta la verginità materiale e spirituale, è degno di vivere in stretta unione col Signore, perseguendo anche il suo stesso stile di vita.
La chiamata è una grazia.
E anche a continuare a sentire la chiamata, nonostante le infedeltà, è una grazia.
Pertanto il consiglio che ti dò è quello di corrispondere pienamente alla chiamata del Signore. Dirai al Signore che vorrai essere per Lui quello che è stata la Maddalena una volta pentita.
Un giorno capirai che se il Signore ha permesso delle cadute, lo ha permesso in vista di un bene più grande. E potrai dire anche tu insieme con San Paolo: “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20).

Ti prometto una preghiera perché tu possa realizzare quello che senti come la parte migliore per te e ti benedico.
Padre Angelo