Quesito
Caro Padre Angelo,
Ho sentito dire che la visione tomista della predestinazione e quella calvinista sono molto simili, tuttavia non vedo come potrebbero essere più diverse! Da quanto ho capito, il Calvinismo afferma che Dio concede la grazia salvifica solo agli eletti, in contrasto con l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino secondo cui la grazia sufficiente è offerta a tutti. È questo un limite alla mia comprensione?
La ringrazio molto per il suo eventuale chiarimento.
Grazie ancora,
Luther
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. sono ben differenti i concetti di predestinazione in Calvino e in San Tommaso.
Per comprendere la posizione di Calvino è necessario una premessa.
Secondo Lutero, dopo il peccato originale l’uomo ha perso la libertà e la volontà umana è come una bestia da soma posta fra due cavalieri. “Se la cavalca Dio, vuole e va dove Dio vuole (…). Se invece la cavalca Satana, vuole e va dove Satana vuole. E non è nella sua facoltà scegliere o cercarsi uno dei due cavalieri” (M. Lutero, Il servo arbitrio, in Opere Scelte, 6, a cura di E. De Michelis Pintacuda, Claudiana, Torino 1993, p. 125).
La fede che dona la salvezza e la giustificazione dipendono interamente dalla scelta di Dio, e non hanno nulla a che fare con la nostra autonoma decisione.
2. Calvino nelle sue Institutiones afferma che “è evidente che è per volere di Dio che accade che la salvezza sia concessa ad alcuni e ad altri sia negata (Institutiones, III, 21,1).
In questa impostazione non ha spazio la libertà umana. La salvezza o la dannazione dipendono dalla sovrana volontà di Dio.
3. È una tesi assurda che cozza apertamente contro quanto dice la Divina Rivelazione: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,1,4).
Da questo testo appare ben chiaro la rilevanza delle circostanze umane per la salvezza. È necessario che ci siano le disposizioni favorevoli.
4. San Tommaso e con lui la dottrina cattolica, partendo dal testo di San Paolo, riconosce la volontà salvifica universale da parte di Dio.
Proprio perché Dio vuole che tutti si salvino, a tutti offre i mezzi sufficienti per salvarsi. In seguito i teologi proprio per questo motivo parleranno di grazia sufficiente.
E sapendo che l’obiettivo al quale l’uomo è chiamato è di ordine soprannaturale, San Tommaso ricorda che Dio stesso aiuta l’uomo mediante la grazia (che è una partecipazione soprannaturale della vita di Dio) a raggiungere tale obiettivo.
Questa è la predestinazione: posto l’obiettivo soprannaturale da raggiungere, gli uomini lo possono raggiungere solo mediante la grazia accolta liberamente.
Pertanto la salvezza si raggiunge per l’aiuto di Dio e per la cooperazione dell’uomo.
È vero che la cooperazione dell’uomo è ugualmente frutto della grazia di Dio il quale sollecita la volontà senza farle violenza. La sollecita “fortiter et suaviter” (fortemente e dolcemente). Fortiter per ricevere la capacità di accoglierla. Suaviter con quella dolcezza che non fa violenza. Per cui rimane salva la grazia da parte di Dio e il merito da parte dell’uomo
Così intesa, la predestinazione non fa nessuna violenza alla libertà umana.
5. Per questo è fuori posto per San Tommaso e per la dottrina cattolica parlare di predestinazione per i dannati. È un’assurdità che cozza contro la bontà di Dio.
Per San Tommaso e per la teologia cattolica si dannano solo coloro che rifiutano la grazia e i mezzi che Dio offre.
Per cui la dannazione è solamente ed esclusivamente opera umana.
Dio, da parte sua, fa tutto il possibile fino alla fine per offrire ad ognuno i mezzi della salvezza.
6. Se Calvino parla di predestinazione tanto per gli eletti quanto per i dannati, San Tommaso invece parla di predestinazione solo per gli eletti. Per i dannati scrive così: “Essendo quindi gli uomini indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine. E ciò viene detto riprovare” (Somma teologica, I, 23, 3).
7. Il concetto di predestinazione in Calvino e in San Tommaso si avvicinano solo in un punto: nell’affermare che si salva solo per la grazia di Dio.
Ma cominciano a differire subito dal fatto che secondo Calvino l’uomo non coopera per nulla all’accoglienza della grazia (proprio perché privo di libero arbitrio).
Mentre per San Tommaso libertà dell’uomo è sempre perfettamente rispettata. La predestinazione è infallibile, secondo San Tommaso, ma non necessitante (Ib., I, 23, 6). la cooperazione dell’uomo è sempre salva.
8. Va ancora precisato che non sono i meriti dell’uomo o la loro previsione che causano la predestinazione perché la Sacra Scrittura dice che “egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna” (Tt 3,5-7).
Piuttosto sono i meriti ad essere un effetto della predestinazione. Anche i meriti sono dono suo.
Sant’Agostino dice che “ha voluto rendersi nostro debitore, non perché possa ricevere qualcosa da noi, ma perché gli è piaciuto prometterlo” (Sermone 158, 2, 2).
E ancora: “Quando Dio premia i nostri meriti non fa altro che premiare i suoi benefici. Come infatti con l’aderire alla fede abbiamo ottenuto la grazia di Dio non perché fossimo credenti, ma affinché lo diventassimo, così alla fine, cioè nella vita eterna, Dio ci darà il premio per somma sua misericordia, come dice la Scrittura nel Salmo 102,4” (Lettera 194, 5, 19).
Con l’augurio di occupare in cielo quel posto che il Signore ci ha preparato con la sua passione, la sua morte e risurrezione, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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