Ho iniziato un percorso solitario di penitenza, di digiuni e preghiere, di richieste di perdono e nutro la speranza di un perdono divino almeno alla fine di questa mia vita

////Ho iniziato un percorso solitario di penitenza, di digiuni e preghiere, di richieste di perdono e nutro la speranza di un perdono divino almeno alla fine di questa mia vita

Ho iniziato un percorso solitario di penitenza, di digiuni e preghiere, di richieste di perdono e nutro la speranza di un perdono divino almeno alla fine di questa mia vita

Quesito

Caro Padre Angelo,
Vorrei chiedere la sua interpretazione di una visione che ho avuto circa sette mesi fa, più di un anno dopo la mia conversione. Ma perché lei abbia un quadro completo della situazione prima penso sia meglio raccontarle di questa mia conversione. Dopo un matrimonio fallito seguito da divorzio e da una relazione con una donna sposata, mi sono risposato civilmente con un’altra donna con il desiderio di ricostruire una famiglia. Ma la nascita da questa unione di un figlio, che dopo due anni ha manifestato una grave disabilità, mi ha aperto gli occhi. Una mattina di quasi due anni fa, riflettendo sulla mia vita e su quello che mi era successo, improvvisamente mi sono sentito addosso tutto il carico dei miei peccati e non mi sono stato più lo stesso. Il disagio e la sofferenza interiore in un solo momento sono diventati pesantissimi e da subito dentro di me ho sentito una gran vergogna di fronte a Dio e qualcosa che mi diceva che per salvarmi dovevo fare la sua volontà. Ma non in modo generico, perché improvvisamente avevo in me anche la certezza che la Chiesa Cattolica era la vera via e che dovevo accettare tutto quello che mi proponeva. Tutto quello che fino al giorno prima non consideravo, snobbavo o deridevo era diventata la mia strada con pieno convincimento. Ma purtroppo satana mi aveva intrappolato in questa situazione. Come avrei potuto separarmi con un figlio piccolo disabile? Ho subito eliminato dalla mia vita tutto il resto che insozzava la mia esistenza, soprattutto la pornografia, gli atti impuri e le distrazioni mondane. Ma mi sentivo ancora sporco e sapevo che tutto questo non era sufficiente a causa del mio permanente stato di adulterio. Ho pensato anche di chiedere se fosse possibile annullare il mio primo matrimonio per potermi risposare in Chiesa. Ma chi volevo prendere in giro? Quando ho confidato il mio disagio alla mia attuale compagna lei è rimasta sconvolta. Pensava che ero impazzito. Nel vero senso della parola. Ma cosa potevo pretendere? Prima della mia conversione forse avrei reagito anch’io nello stesso modo. Quindi non ne ho più parlato con nessuno e ho iniziato a intraprendere un percorso solitario di penitenza fatto di digiuni e preghiere. Richieste di perdono giornaliere per mezzo delle quali ho sempre nutrito fino ad oggi la speranza di un perdono divino almeno alla fine di questa mia vita. Saltare il pranzo per andare a pregare al cimitero mi faceva star bene. Anche se creavo disagio alla mia carne, mi sentivo bene dentro, e sentivo che da ora in poi, se volevo essere perdonato e sentire un pò di sollievo, avrei dovuto nutrire il mio spirito e pregare tutti i giorni Dio Padre, Gesù, Maria e i Santi. Davanti alle tombe dei miei nonni, di mio padre e dei miei zii però all’inizio stavo malissimo, e ho pianto  dalla vergogna pensando a come ero caduto in basso nei loro confronti. Ho imparato le principali preghiere. Ho approfondito i principali dogmi e precetti della chiesa cattolica. Leggo tutti i giorni le letture del giorno. La storia del Santo del giorno. Altri brani della Bibbia. Frequento le messe domenicali e festive. Soffro non poter mangiare il corpo e il sangue di Cristo, ma ritengo sia giusto così. Non ne sono degno. Fa parte della mia penitenza ed espiazione. Anche se gli avvenimenti della vita mi permettessero un giorno di uscire da questa prigione, ho deciso che passerò il resto della mia vita a chiedere perdono per i miei peccati. Nessuno conosce questo mio percorso di penitenza ed espiazione, non ne ho mai parlato neppure con un sacerdote anche se in un primo momento avrei voluto, ma un pò per mancanza di coraggio un pò per paura di non trovare le parole giuste e un pò per vergogna non l’ho mai fatto. Solo dopo aver avuto questa visione ho sentito il desiderio di chiederne l’interpretazione, ma non ce l’ho fatta, perché si è sommata anche la paura di non essere creduto. Quindi ho preferito raccontarla a lei in questa lettera. Era venerdì 4 novembre 2016 tra le 23 e 30 e le 24, ed ero sdraiato a letto, nella stanza buia prima di addormentarmi. Dopo aver pregato come sempre, mi pare la coroncina della divina misericordia, mentre stavo ancora chiedendo perdono a Dio, nella stanza buia, ad occhi chiusi, ho iniziato ad osservare qualcosa di luminoso che lentamente avanzava fino al punto di riconoscere il lato destro di una tunica bianca, molto leggera lunga fino ai piedi, che aveva due bande verticali colorate sempre sul suo lato destro, che seguivano le pieghe della tunica, e ondeggiavano lentamente insieme ad essa, come se fossero mosse da una leggera brezza. Partendo dalla sua destra, una banda era di colore rosa chiaro, e l’altra di colore azzurro chiaro, spaziate in modo che tra loro si vedesse il bianco del vestito, ed erano più larghe e luminose verso il fondo della tunica. Il resto della persona rimaneva in penombra e molto sfumata con i contorni non nitidi e il volto non era riconoscibile. Come una persona immersa nel buio, solo la sua figura nel suo insieme era riconoscibile, ma non i colori e i dettagli. Poi io mi ero concentrato ad osservare la zona più luminosa della figura, che era appunto il suo lato destro della tunica, dove c’erano le due bande colorate. Nonostante fossi sdraiato, ed ero cosciente di esserlo, la visione era come se entrambi fossimo in piedi uno di fronte all’altro. Aveva inizialmente entrambe le mani penso ripiegate sotto il petto, perché non riuscivo visivamente a percepirle lungo i fianchi. Poi subito ma lentamente ha steso il suo braccio sinistro verso di me fino a mostrarmi, a circa mezzo metro di distanza, proprio di fronte a me, prima la sua mano chiusa, grande e possente, che però ha subito aperto per mostrarmi una massa di colore rosso molto scuro quasi marrone, perché era in penombra. Teneva, quello che io ho interpretato essere un cuore, sopra la sua mano. Però non aveva la forma tipica del cuore delle immagini sacre, perché sotto, dove appoggiava sulla mano, era schiacciato. Sospesa sopra la sua sommità il cuore aveva una luce dorata, piccola e molto luminosa, che aveva una forma rotondeggiante e i contorni sfumati, ma che sembrava essere una piccola croce con entrambi i bracci lunghi uguali. Dopo aver visto il cuore con quella luce sopra per qualche secondo la visione è terminata, e dopo aver riflettuto qualche minuto su di essa, e sul suo significato, mi sono addormentato. Stranamente la visione l’ho vissuta senza un emozione particolare, ma limitandomi ad osservare attentamente quello che succedeva di fronte a me. Forse anche perché non mi sono reso subito conto di cosa si trattasse, e quindi al termine della visione sono rimasto incredulo a riflettere su quello che avevo visto senza una particolare agitazione, ma cercando di trovare una spiegazione razionale. Però era qualcosa che non mi era mai successa prima e non è più successo dopo. Era completamente diverso da un sogno o da una mia immaginazione. E non avevo assunto alcool farmaci o droghe. Avevo solo digiunato e pregato al posto si pranzare come tutti i venerdì. Solo molto tempo dopo, mi sono anche reso conto che quel venerdì era il primo venerdì del mese, serata di adorazione eucaristica nella chiesa del mio paese. In seguito a questa visione mi sono anche informato sull’adorazione del Sacro Cuore di Gesù, che tra i miei approfondimenti prima non avevo mai considerato. In ogni caso mi sono sentito indegno di questo messaggio e di non averlo saputo apprezzare come meritava, dando una svolta più radicale alla mia vita. Sono molto severo con me stesso e io sono il primo a non riuscire a perdonarmi. Non si è mai sentito che qualcuno in peccato mortale abbia avuto una visione mistica. Quindi faccio fatica a pensare che questa visione sia un messaggio di perdono, anche se sembrerebbe sia così. Però non vorrei offendere il Signore mettendo in dubbio la sua infinita bontà di donare misericordia a chi vuole a suo piacimento, soprattutto nell’anno del giubileo della misericordia. Solo lui legge nei cuori e ci ama anche quando noi stessi non ci amiamo. E devo ammettere che questa mia profonda conversione è il dono più grande che avrebbe potuto farmi, e che auguro a tutti. Se ritiene possa essere utile pubblicare questa mia lunga lettera lo faccia pure. La ringrazio in anticipo qualunque sia la sua interpretazione e il suo consiglio con la certezza che siano ispirati dallo Spirito Santo. Dio la benedica per quello che fa.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. solo oggi sono giunto alla tua mail e ti chiedo scusa per il forte ritardo.
Per prima cosa mi compiaccio del cammino che stai facendo per conto tuo.
È un cammino di penitenza e di preghiera fatto in espiazione dei tuoi peccati.

2. Mi compiaccio del fatto che non dici niente a nessuno di quanto fai silenziosamente e segretamente.
È giusto che sia così.
È sufficiente che lo sappia il Padre che è nei cieli.
Continua così.
Nel dirlo cominceresti a perder tutto e si potrebbe dubitare dell’autenticità del tuo cammino.

3. Dici anche che stai privo della Santa Comunione perché vivi in una situazione irregolare e ritieni giusto che sia così.
Ed è veramente giusto.
È il Signore che ci scongiura attraverso l’Apostolo san Paolo a non mangiare e bere indegnamente il suo Corpo e il Suo Sangue.
Non ce lo dice a modo di condanna, ma di supplica per il nostro bene, per evitare quei guai menzionati dal testo ispirato in 1 Cor 11,30.

4. Non dobbiamo avanzare alcuna pretesa davanti a Dio.
Dobbiamo solo supplicare la sua Misericordia perché nella sua bontà ci salvi.
Dobbiamo stare tutti in umiltà.
Chi è in piedi (e cioè vive virtuosamente) domandi di diventare ancora più umile. Perché senza l’umiltà nessuna virtù è vera.
Chi è irregolare stia ugualmente in umiltà.
A maggior motivo senta l’esigenza di battersi il petto e di dire “Signore non sono degno…”.
È per il pentimento e per l’umiltà che diventiamo graditi a Dio, il quale ha detto più volte che resiste ai superbi e mentre dona la sua grazia agli umili (Gc 4,6).

5. A tutti gli uomini la Chiesa deve annunciare senza sosta la bontà e l’umiltà di Nostro Signore: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).
Dobbiamo imparare tutti a dire sempre “Signore non sono degno…”.

6. Venendo a quanto hai visto non ho i crismi o carismi per verificare l’autenticità e il significato di quanto mi hai scritto.
Ma nello stesso tempo non ho nessun motivo per metterlo in dubbio.
Che cosa inclino a pensare?
Che sia stato un messaggio, proprio nel primo venerdì del mese, a confidare nella bontà e nella misericordia senza limiti del Signore.
Non puoi accedere ai Sacramenti della Chiesa, ma il Signore ti è vicino e gradisce quanto stai facendo.
Stai percorrendo quella che Papa Francesco chiama la via caritatis e che presenta a tutti, ma in particolare a coloro che sono in situazione irregolare.
L’obiettivo di ogni pastorale deve essere quello di “far percorrere la via caritatis”, e cioè la vita di grazia.

7. Ecco le sue precise parole che valgono per tutti e in particolare per quanti non possono accedere ai sacramenti.
Sono le più importanti del capitolo 8° di Amoris laetitia e che facilmente vengono dimenticate:
“Davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis.
La carità fraterna è la prima legge dei cristiani (cfr Gv 15,12; Gal 5,14).
Non dimentichiamo la promessa delle Scritture: «Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4,8); «sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti» (Dn 4,24); «l’acqua spegne il fuoco che divampa, l’elemosina espia i peccati» (Sir 3,30).
È anche ciò che insegna sant’Agostino nel De catechizandis rudibus (I,14,22): «Come dunque se fossimo in pericolo per un incendio correremmo per prima cosa in cerca dell’acqua, con cui poter spegnere l’incendio, (…) ugual- mente, se qualche fiamma di peccato si è sprigionata dal fieno delle nostre passioni e perciò siamo scossi, rallegriamoci dell’opportunità che ci viene data di fare un’opera di vera misericordia, come se ci fosse offerta la fontana da cui prender l’acqua per spegnere l’incendio che si era acceso»” (AL 306).

Ti ringrazio per quanto hai scritto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo