Quesito

Caro Padre Angelo,
ho avuto sempre qualche riserva sulla presenza concreta, materiale nelle specie eucaristiche, ma ho accettato questi dubbi aspettando una risposta che non fosse sbrigativa, nel frattempo per obbedienza ho provato a non fare attorno tanti ragionamenti, poiché credo la bontà dell’insegnamento della Chiesa mi sono detta che la risposta sarebbe arrivata prima o poi, mi spiego quel carne e sangue non mi convincevano, poi ho ascoltato una spiegazione che però ha aperto nuovi dubbi, nella spiegazione l’interlocutore diceva che il termine ebraico per carne, se non erro è basar, ma che questo termine non è tanto legato alla presenza o meno di muscoli, quindi alla carne materiale, ma piuttosto alla persona nell’interezza, una persona non la si può ridurre a ossa e muscoli, da qui la discussione sulla transustanzazione, la resurrezione della carne, il biblista parlando diceva che oggi si tende a parlare di transignificazione, dunque che l’eucaristia è un simbolo, porta un significato che è ben oltre ciò che vediamo, ma non ossa e muscoli, questa spiegazione mi ha sollevata da un lato ma dall’altro essendo una persona prudente un campanellino dentro non mi lascia tranquilla, poiché in passato questo campanellino mi ha aiutata, dopo aver ascoltato queste parole ho cercato nel catechismo dei chiarimenti ma non sono stata in grado di venirne a capo, così ho paura di dire e pensare eresie, come collocare allora i miracoli eucaristici?
La ringrazio anticipatamente per le risposte e mi scusi per essermi dilungata nelle domande,
Buona Pasqua!


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. noi crediamo alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia perché l’ha detto Lui, e nessuna parola è più vera della Sua. Gesù è la Verità di Dio fatta carne.

2. Gesù ha detto: “Io sono il pane disceso dal cielo” (Gv 6,41).
E anche: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda” (Gv 6,56).
Le parole dell’istituzione dell’Eucaristia sono chiare e non lasciano dubbi sulla volontà di Gesù: “Prendete, questo è il mio corpo” (Mc 14,22).
Addirittura Lutero ha parlato della presenza reale di Gesù e con espressioni anche forti. Circa le parole usate da Gesù disse: “Vedo qui parole recise, chiare e potenti di Dio, che mi obbligano a confessare che Cristo, corpo e sangue, è nel Sacramento” (Seeberg, Lehre Luthers, 1917, pp. 328-9).
Tuttavia Lutero limitò la presenza reale solo alla celebrazione.

3. S. Tommaso afferma che questa presenza “non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia alla autorità di Dio. Per questo commentando il passo di S. Luca ‘‘questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi’ (Lc 22,19). S. Cirillo dice: “Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore, perché, essendo egli la verità, non mente” (Somma di teologia, III, 75, 1).
S. Bonaventura riconosce che quello dell’Eucaristia, umanamente parlando, “è il mistero più difficile da credere” (In IV Sent., d.4, q. 1, a. 2).

4. Non dobbiamo avere alcun dubbio che il Signore possa trasformare la sostanza del pane e del vino nella sostanza del suo corpo e del suo sangue.
Dice Sant’Ambrogio: “Se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far discendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà tanto potente da mutare la natura degli elementi? La parola di Cristo, che dal nulla poté fare quello che non era, non potrà mutare le cose che sono in ciò che non erano?” (De mistag. 9,52). E ancora: “Questo pane è pane prima delle parole del sacramento; ma quando vi si pronunciano le parole di Cristo diventa la carne di Cristo”.

5. Ti domandi come possano essere presenti le ossa e i muscoli del Signore.
Certo, Gesù è presente tutto intero: corpo, sangue, anima e divinità, con l’interezza di tutte le sue azioni.
Ma non è presente con la sua forma esterna, la sua statura, con le ossa e i muscoli. È presente, dice San Tommaso, “ad modum substantiae”, vale a dire come nella sostanza di una cosa è racchiusa tutta la realtà che ad essa inerisce.
Più precisamente: “non è presente solo secondo un simbolismo mistico, ma vi è presente in modo spirituale, ossia invisibilmente e per la virtù dello spirito” (Somma di teologia, III, 75, 1, ad 1).

6. Circa il linguaggio usato dal biblista che hai ascoltato, va ricordato quanto Paolo VI insegna nell’enciclica Mysterium fidei: “Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino senza dubbio acquistano un nuovo significato e un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e il segno di un alimento spirituale; ma in tanto acquistano nuovo significato e nuovo fine in quanto contengono una nuova realtà, che giustamente denominiamo ontologica
Nulla rimane più del pane e del vino nel corpo e sangue che le sole specie, sotto le quali Cristo tutto intero è presente nella sua realtà fisica, anche corporalmente, sebbene non allo stesso modo con cui i corpi sono nel luogo”.
Pertanto si può parlare di transfinalizzazione solo se si presuppone la transustanziazione. Se vi fosse solo transfinalizzazione non potremmo parlare di presenza reale. Il pane e il vino sarebbero modificati solo nella nostra mente in ordine all’uso che ne facciamo, ma non nella loro realtà.
Ma questa interpretazione falsifica le parole di Gesù che stabiliscono una perfetta identità tra ciò che Gesù aveva in mano e la sua persona.

7. I miracoli eucaristici, cui tu alludi, confermano proprio la presenza reale, anche dopo la consacrazione e la comunione.

8. Trattandosi di una verità di fede, alla quale l’uomo aderisce solo dopo che Dio gliela rivela, ti consiglio di chiedere umilmente al Signore di darti una fede più profonda verso questo sacramento; anzi, di darti un vero amore e un autentico trasporto verso questa presenza.
Il Santo Curato d’Ars dice che Gesù se ne sta nel tabernacolo con le mani cariche di grazie, desideroso di riversarle su chi lo va a trovare.
Vallo a trovare anche tu, e più spesso che puoi. Gesù ti vuole rendere ricca.

Chiedo tutto questo per te assicurandoti la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo