Ho alcune domande sulle Virtù Teologali, se Dio si comunichi prima all’intelletto o alla volontà; in particolare le chiedo come viene definita la speranza

////Ho alcune domande sulle Virtù Teologali, se Dio si comunichi prima all’intelletto o alla volontà; in particolare le chiedo come viene definita la speranza

Ho alcune domande sulle Virtù Teologali, se Dio si comunichi prima all’intelletto o alla volontà; in particolare le chiedo come viene definita la speranza

Quesito

Caro Rev. P. Angelo Bellon,
ho alcune domande legate alle Virtù Teologali.
1) so che mediante la Fede, Dio si comunica all’intelletto dell’uomo, e mediane la Carità si comunica alla volontà dell’uomo.
Per quanto riguarda la Speranza essa spetta alla volontà o alla memoria dell’uomo? O meglio Dio mediante la Speranza si comunica alla memoria o alla volontà dell’uomo?
2) Sento parlare spesso di Fede e Carità, mentre quasi mai della Speranza.
Mentre per la Fede ho trovato la seguente definizione un assenso all’intelletto dell’uomo illuminato da Dio, o meglio l’adesione dell’intelligenza umana alla verità rivelata d Dio. Mentre la Carità è un atto della volontà umana alla risposta di amore comunicata da Dio.
Potrebbe definirmi la Speranza?
3) Le ultime parole del proemio della Dei Verbum citando Agostino (De catechizandis rudibus 4,8 PL 40 316) dicono "… ascoltando creda, credendo speri, sperando ami". È chiaro che non si può amare una cosa senza conoscerla, e quindi la natura umana percepisce prima le verità di fede mediante l’intelletto e poi ama mediante la volontà (qui mi manca il collegamento tra Fede e Carità legato alla Speranza vedi domanda 1 e 2).
Ma Dio nel suo "presente" si comunica all’uomo prima mediante la Fede poi la Speranza e la Carità o si comunica simultaneamente (allo stesso istante) mediante la Fede la Speranza e la Carità?

La ringrazio già adesso per la sua disponibilità,
Con grande affetto la saluto cordialmente.
Buone festività di un Santo Natale.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. la fede riposa infine nell’intelletto perché ci fa aderire a realtà soprannaturali, ma è la volontà che spinge l’intelletto ad aderire.
A sua volta la volontà è mossa da Dio.
San Tommaso dice che la fede “è un atto dell’intelletto che aderisce alla verità divina sotto il comando della volontà stessa mossa da Dio mediante la grazia” (Somma teologica, II-II, 2, 9).

2. Afferma ancora San Tommaso: “L’inizio della fede è nell’affetto, in quanto la volontà determina l’intelletto ad assentire agli oggetti della fede; quella volontà però non è né un atto di carità, né un atto di speranza, ma un certo appetito del bene promesso.
E così risulta che la fede non è in due potenze come nel suo soggetto” (De Veritate, 14, 2, ad 10).

3. E ancora: “Nella conoscenza della fede ha il posto principale la volontà, poiché l’intelletto assente alle verità proposte perché lo vuole, non perché sia tratto necessariamente dall’evidenza stessa della verità” (Contra Gentes, III, 40).

4. La speranza secondo San Tommaso inerisce nella volontà e consiste in un habitus che ci spinge ad amare il Signore.
Ci si può domandare in che cosa differisca dalla carità, infusa anch’essa nella volontà.
Secondo San Tommaso la speranza ci fa amare Dio di un amore soprannaturale interessato: lo amiamo come nostro aiuto, come nostro premio, come nostro Paradiso.
La carità invece ci fa amare Dio per se stesso perché è degno di essere amato.

5. La speranza teologale viene comunemente definita come quella “virtù soprannaturale infusa da Dio nella volontà, per cui confidiamo con piena certezza di ottenere la vita eterna e i mezzi necessari per raggiungerla appoggiati sull’aiuto onnipotente di Dio”.
Questa definizione si ispira a Pietro Lombardo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dà una definizione abbastanza simile: “La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo” (CCC 1817).

6. Ecco la sintesi proposta da San Tommaso sulla necessità delle tre virtù teologali:
“Era necessario che rispetto all’una e all’altra facoltà l’uomo ricevesse soprannaturalmente qualcosa che lo indirizzasse al fine soprannaturale.
In primo luogo, rispetto all’intelligenza l’uomo riceve alcuni principi soprannaturali, conosciuti mediante la luce di Dio: sono queste le verità rivelate, oggetto della fede.
In secondo luogo, la volontà viene ordinata al suddetto fine  sia quanto al moto dell’intenzione, che appartiene alla speranza; sia a una certa unione spirituale, mediante la quale uno viene trasformato in qualche maniera in questo fine, il che avviene in forza della carità” (Somma teologica, I-II, 62, 3).

7. Con quale ordine o precedenza Dio infonda queste virtù, ecco ancora il pensiero di san Tommaso:
“Vi sono due tipi di ordine: ordine di generazione e ordine di perfezione.
Secondo l’ordine di generazione, in base al quale in un dato soggetto la materia è prima della forma, e l’essere imperfetto prima della sua perfezione, la fede precede la speranza, e la speranza la carità, rispetto agli atti (mentre le virtù o abiti sono infusi tutti simultaneamente).
Infatti un moto appetitivo non può tendere verso una cosa con la speranza o con l’amore, se prima non la conosce con i sensi o con l’intelligenza.
Ora, l’intelletto conosce le cose che spera e che ama mediante la fede.
Perciò in ordine di generazione la fede deve precedere la speranza e la carità.
– Similmente l’uomo ama una cosa per il fatto che la conosce come suo bene. Ora, dal momento che uno spera di conseguire un bene da una persona, considera questa come un bene proprio. Quindi  per il fatto stesso che uno spera da parte di qualcuno, passa ad amarlo.
E così in ordine di generazione, secondo gli atti, la speranza precede la carità.
Invece nell’ordine della perfezione la carità precede la fede e la speranza: poiché sia l’una che l’altra vengono informate dalla carità e da essa ricevono la perfezione come virtù. Infatti la carità è madre e radice di ogni virtù, poiché è la forma di tutte le virtù, come verrà spiegato in seguito” (Somma teologica, I-II, 62, 4).

8. Questo è l’ordine – si potrebbe dire – psicologico delle virtù.
Ma poiché sono vere virtù solo se accompagnate dalla carità, di fatto nel loro stato di perfezione vengono infuse simultaneamente.

Ti auguro di progredire incessantemente nell’unione con Dio secondo queste tre virtù teologali.
Per questo ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo