Quesito

Caro padre Angelo,
le scrivo per denunciare la grave crisi presente tra molti cattolici. Ho 19 anni (voglio essere anonimo). Sono dunque cattolico, ed ho fatto una particolare scelta di vita: quella di accettare pienamente la Chiesa e in particolare, per quanto riguarda la morale sessuale, di vivere in castità nel modo in cui Essa lo chiede, dunque praticare l’astinenza fino al matrimonio. Io non ho problemi in questa scelta di vita, e riesco a vivere felicemente seppur tante volte sono caduto nel peccato, ma è il sacramento della confessione che mi ha rialzato ed è l’eucarestia la forza per cui vado avanti. In questa mia lettera ho intenzione di lasciare una testimonianza, e chiedere ai giovani (e non) che la leggeranno di essere conformi alla vita della Chiesa e del vangelo. Frequento regolarmente la parrocchia, un gruppo di Azione Cattolica e un gruppo scout dell’AGESCI. In queste realtà sono dunque in contatto con i giovani, ed io sono pienamente felice di condividere la mia fede con i miei coetanei, che li considero grandi amici. Al giorno d’oggi infatti tanti giovani, ma non solo, abbandonano la Chiesa. Nella mia classe tutti hanno ricevuto il battesimo e hanno anche fatto la prima comunione, ma nessuno è più cattolico, tranne io. Nonostante ciò mi impegno a vivere il vangelo e per questo prego per loro e perdono le loro offese. Non poche volte abbiamo avuto discussioni su materia di religione, e tanti confronti abbiamo avuto. Ma c’è un problema che però tra i miei amici accomuna sia i cattolici che non, ed è la morale sessuale. Certo, viene intesa in modo diverso, coloro che sono lontani dalla Chiesa si sentono "liberi", mentre i cattolici sono più "responsabili". Il problema principale di cui però vorrei trattare non tanto riguarda i non cattolici che hanno scelto di essere fuori la Chiesa, ma i cattolici, perché se hanno fatto la scelta di essere nella Chiesa, dovrebbero viverla pienamente. Io infatti non mi sento straordinario per la mia scelta, perché sarebbe la normalità, ma vedendo la realtà è come se lo fosse. Tanti cattolici infatti pensano che è la normalità che si abbiano rapporti sessuali prima del matrimonio, ed espressioni come la masturbazione le considerano normali perché si tratta di "sfoghi", ed è logicamente presente la mentalità della contraccezione. Sono discordi con la Chiesa su questi punti, che sono anche offesa al sesto sacramento, magari etichettandoli come "antichi", "retrogradi", affermando che la Chiesa si deve "rinnovare", come se fosse Essa ad adeguarsi all’Uomo e non il contrario. Queste condanne sono presenti anche nella Bibbia, dal vangelo alle lettere di San Paolo. Tra i miei amici, appena due o tre la pensano come me. Mi accorgo inoltre che mancano molti altri fattori: c’è chi non crede nell’aldilà, chi non si confessa da oltre un anno, chi prende l’eucarestia nonostante i suoi peccati, chi dice: "Ma su questo punto della Chiesa non sono d’accordo", chi ha una mentalità progressista. Credo che la causa di tutto sia l’ignoranza, e se è del tipo "non colpevole" come affermano alcuni teologi, si può allora sperare che ci sia la salvezza, ma passando per il purgatorio che però sarà dura per le sofferenze che ci saranno. Inoltre come scout sottolineo che disapprovo quei punti sanciti nella "Carta del Coraggio" della recente route nazionale che sono espressamente contro la Chiesa, se non contro l’AGESCI stessa per quanto riguarda il patto associativo, infatti l’associazione stessa non l’ha approvata. Per quanto riguarda la morale sessuale, molti sono convinti di essere nel giusto, forse perché sono presi dai loro piaceri e accecati non hanno intenzione di smettere. Per coloro che desiderano convertirsi ma non riescono, consiglierei espressamente la partecipazione ai sacramenti, in particolare alla confessione e all’eucarestia. Coloro che affermano che un attività sessuale sia necessaria, consiglio di leggere le risposte presenti su questo sito che tanto mi hanno illuminato. Ognuno è libero di scegliere cosa fare, dunque se voi che leggete troverete queste parole pesanti, siete liberi di comportarvi come volete, ma vi chiedo però di non prendere l’eucarestia se avete una morale non idonea al Magistero. Vorrei un suo parere padre e le chiedo di correggere le mie affermazioni sbagliate, umilmente riconoscerò i miei errori.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la situazione che descrivi è quella reale ed è sotto gli occhi di tutti.
Sei riuscito a fotografarla bene e mi compiaccio per te per la testimonianza che hai offerto attraverso la tua mail e soprattutto per quella che dai ai tuoi compagni.

2. Questi non capiscono l’insegnamento della Chiesa perché non hanno chiaro l’obiettivo della loro vita.
Ora la questione dell’obiettivo è fondamentale perché, come già diceva il vecchio filosofo pagano Aristotele, il fine al quale si vuole giungere è il principio ispiratore, la causa, il movente delle nostre azioni e della nostra condotta.

3. L’obiettivo per il quale Dio ci ha creati è la santità.
Mi piace ricordare quanto scrisse Giovanni Paolo II al termine del grande giubileo del 2000. Presentò in una lettera (Novo millennio ineunte) il cammino che la Chiesa è chiamata a perseguire nel 3° millennio della sua storia.
Fissò questo cammino in sette punti, il primo dei quali è la santità.

4. Ecco le sue parole: “E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità. Non era forse questo il senso ultimo dell’indulgenza giubilare, quale grazia speciale offerta da Cristo perché la vita di ciascun battezzato potesse purificarsi e rinnovarsi profondamente?
Mi auguro che, tra coloro che hanno partecipato al Giubileo, siano stati tanti a godere di tale grazia, con piena coscienza del suo carattere esigente. Finito il Giubileo, ricomincia il cammino ordinario, ma additare la santità resta più che mai un’urgenza della pastorale” (NMI 30).

5. Giovanni Paolo II ricorda poi quanto ha detto Dio attraverso la sacra Scrittura: «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts4,3).
E dice che “chiedere a un catecumeno: «Vuoi ricevere il Battesimo?» significa al tempo stesso chiedergli: «Vuoi diventare santo?». Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt5,48)” (NMI 30).
E: “È ora di riproporre a tutti con convinzione questa «misura alta» della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” (Ib.).
A questo proposito parla della necessità di instaurare nella vita dei singoli e delle comunità cristiane “una vera e propria pedagogia della santità” (Ib.).

6. Vivere da santi non significa diventare santi da altare, ma condurre una vita di comunione con Dio, una vita di amicizia con Gesù Cristo che è il punto di partenza e il punto di arrivo di tutte le cose e di tutti gli eventi, come Egli stesso nell’Apocalisse comparendo a San Giovanni disse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13).

7. Va ricordato anche che l’obiettivo della santità non è un optional.
Non raggiungere la santità è la stessa cosa che fallire l’obiettivo della nostra vita e trovarsi definitivamente separati da Dio e dagli altri.
L’inferno è questo.

8. Mi scrivi: “Credo che la causa di tutto sia l’ignoranza, e se è del tipo "non colpevole" come affermano alcuni teologi, si può allora sperare che ci sia la salvezza, ma passando per il purgatorio che però sarà dura per le sofferenze che ci saranno”.
Sì, c’è da sperare che l’ignoranza non sia colpevole.
E tuttavia il Concilio Vaticano II dice: “Ma ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato” (GS 16).
Ora quanti tra i tuoi compagni si curano di cercare la verità e il bene?
E ancora: in quanti di loro purtroppo la coscienza è diventata quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato!

9. Mi pare di dover constatare che oggi venga presentato un indirizzo di vita del tutto contrario a quello proposto da San Giovanni Paolo II.
Questi diceva “Duc in altum” (prendi il largo) e proponeva la «misura alta» della vita cristiana ordinaria.
Oggi non di rado nelle stesse comunità cristiane vengono omologate condotte che non spronano nessuno alla santità.
Ora, un conto è la misericordia per la quale ci si fa prossimo a chiunque, per accompagnarlo e sostenerlo nel cammino della santità.
Un altro conto è invece legittimare tutto. Ma questo non è evangelico, non chiama alla conversione ed è un atteggiamento falsamente misericordioso.

10. Ti ringrazio ancora.
Ti esorto a perseverare nella testimonianza da rendere a Gesù Cristo e al suo Vangelo davanti a tutti i tuoi compagni.
Il Signore ti ha messo in mezzo a loro perché tu sia luce e sale per la loro vita (Mt 5,13-14).

Ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo