Quesito
Salve Padre, questa volta le scrivo per un tema diverso.
Prima di incominciare mi sento in dovere di ringraziarla nuovamente per le tante consolazioni e aiuti che dà a noi, con tanta pazienza e professionalità.
La mia domanda è questa: essendo stato un grande peccatore e sin da quando ero un ragazzetto di 13 anni mi sono macchiato di gravissimi peccati come la bestemmia e tante impurità (ad oggi già tutte confessate)… mi chiedevo se fosse possibile che Dio chiamasse anche uno come me che ha compiuto tantissimi e gravissimi peccati a una vita di Sacerdozio.
Non voglio illudermi ma neanche accantonare questo dubbio che mi è saltato in mente ultimamente.
Infatti è da un po’ (qualche mese) che sto cercando di capire la volontà e i disegni del Signore per me.
Grazie mille e la ricordo nel mio rosario di questa sera.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. nulla è impossibile a Dio.
È stato chiamato Paolo, che di se stesso ha detto: “Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento” (1 Tm 1,13).
2. C’era tuttavia un’attenuante per San Paolo perché agiva per ignoranza e non per passionalità o malizia.
Era molto zelante nell’osservanza della legge dei padri. Negli Atti degli apostoli si legge che si fece autorizzare dai sommi sacerdoti per andare ad arrestare anche fuori nazione coloro che secondo la loro legge erano considerati apostati e bestemmiatori perché convertiti a Cristo: “Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via” (At 9,1-3).
Non prese parte alla lapidazione di Santo Stefano, probabilmente perché non aveva ancora la maggiore età. Tuttavia si legge che “approvava la sua uccisione” (At 8,1).
È stato persecutore, violento, sì, ma non dissoluto.
3. In ogni caso ha potuto scrivere di se stesso: “Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù” (1 Tm 1,13-14).
La grazia è stata sovrabbondante perché non solo gli fu concesso il dono della conversione, ma addirittura di essere apostolo.
4. Sant’Agostino invece fu anche dissoluto.
Il Signore ha chiamato pure lui. E anche in lui la grazia è stata sovrabbondante.
Sua madre, Santa Monica, confidò sul lido di Ostia ad Agostino: “Figlio, quanto a me, nessuna cosa ormai ha per me dell’attrattiva in questa vita. Non so che cosa faccio ancora qui, né perché ci sia, compiute ormai le mie speranze in questo mondo. Uno solo era il motivo per cui desideravo di restare ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio me l’ha concesso con maggiore larghezza, facendomi vedere che disprezzi la felicità terrena e ti consacri al suo servizio” (Confessioni, IX, 10,26).
“Con maggiore larghezza”, vale a dire con sovrabbondanza perché la sua speranza era solo quella di vederlo cristiano. Ma Agostino, con la conversione, non solo divenne cristiano ma consacrò la sua vita Dio nella castità fondando in Africa una comunità di persone dedicate a Dio.
Monica non ebbe tempo di vedere che quella sovrabbondanza era ancora poco rispetto a ciò che suo figlio che sarebbe diventato: sacerdote, vescovo, e uno dei più illuminati dottori della Chiesa, con i suoi scritti e continua ad attirare a Cristo numerosissime persone.
5. È possibile dunque che Dio ti chiami.
Come in San Paolo e in Sant’Agostino morì l’uomo vecchio che abitava dentro di loro per far posto all’uomo nuovo, così il Signore può fare qualcosa di simile anche con te e di te.
6. A proposito dell’uomo vecchio, San Paolo dice che era stato crocifisso insieme con Cristo perché fosse reso inefficace questo corpo di peccato e non fosse più schiavo del peccato (cfr. Rm 6,6).
Mentre ti interroghi se per caso il Signore ti stia chiamando al sacerdozio, chiedigli nello stesso tempo di darti la possibilità di essere affrancato definitivamente da ogni concupiscenza, per andargli dietro con un cuore pieno di Spirito Santo.
Lo Spirito Santo, secondo una bella definizione di San Tommaso, “è l’amore che ci rapisce verso le realtà celesti, il Signore” (Somma teologica, III, 57, 1, ad 3).
Per chi intraprende la strada del sacerdozio è necessario che il cuore venga rapito per le realtà celesti, per il Signore.
Te lo auguro con tutto il cuore.
Ti ringrazio per il Santo Rosario che hai recitato per me. Contraccambio questo gradito regalo facendo anch’io la stessa cosa, e non solo per quest’oggi!
Ti benedico.
Padre Angelo
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