Quesito

Buongiorno padre Angelo,
ho incrociato il suo sito su indicazione di mia moglie e desidero porle una questione, che mi è sorta recentemente leggendo “la figura di Gesù Cristo” di Romano Guardini.
Nella parte finale del libro Guardini introduce il sacrificio di Gesù in connessione con la libertà dell’uomo.
Interpreto: se gli uomini avessero aderito alla parola di Gesù, Gesù non avrebbe dovuto morire.
Quindi se la libertà esiste, quando Gesù ha maturato la convinzione che avrebbe dovuto morire?
Quindi quando è stato mandato dal Padre era gia deciso che avrebbe dovuto morire? E allora la libertà?
Se Gesù ha progressivamente maturato la comprensione che doveva sacrificarsi, questo significa che non sapeva dall’inizio di essere Figlio del Padre?
non rielaboro, ma credo che il senso della mia domanda le sia chiaro.
Sono interessato a una sua risposta e alla indicazione se ci sono libri sul tema (che non credo nuovo!)
Grazie e buona giornata
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
1. Gesù è Dio fatto carne.
In quanto Dio, sapeva da tutta l’eternità che – stante la libertà – gli uomini non l’avrebbero accolto.

2. In quanto uomo ha accettato la morte in croce fin dal primo istante della sua esistenza, come si evince dalla Lettera agli Ebrei: “Entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà»” (Eb 10,5-7).

3. San Tommaso commenta: “Poiché quei riti non potevano togliere i peccati, per questo il Figlio di Dio entrando nel mondo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato e cioè lo hai reso adatto all’immolazione.
E ciò riguardo a due cose. Primo poiché fu un corpo purissimo per distruggere qualsiasi peccato: Il vostro agnello sia senza difetto (Es 12,5).
Inoltre perché era passibile, per poter essere immolato. Dio mandò suo Figlio in carne simile a quella del peccato.
Ora questo corpo è il vero sacrificio e la vera offerta: “ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2)” (Commento alla lettera agli Ebrei, 10,5-7).

4. “Allora ho detto: allora, cioè quando mi hai preparato un corpo, ossia nel momento del mio concepimento.
Ecco, io vengo: “mediante l’incarnazione. “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo” (Gv 16,28). E questo l’ho fatto per offrirmi alla passione. Per questo dice ecco” (Ib.).

5. Pertanto in Gesù non vi è stato alcun progresso nella consapevolezza della sua missione e della sua immolazione.
Era già tutto chiaro alla sua mente fin dal primo istante della sua esistenza.

6. La coscienza di Gesù, infatti, non si è svegliata poco per volta, come è avvenuto per ognuno di noi.
Cristo fin dal primo istante del suo concepimento aveva quella perfettissima conoscenza per la quale conosceva individualmente ogni uomo nell’interezza della sua storia.
Lo ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica quando dice: “Gesù ci ha conosciuti e amati, tutti e ciascuno, durante la sua vita, la sua agonia e la sua passione, e per ognuno di noi si è offerto: «Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20)” (CCC 478).

7. In Cristo, accanto alla conoscenza acquisita (CCC 472), vi era dunque quest’altro tipo di conoscenza.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dopo aver riportato un’affermazione di San Massimo il Confessore: “La natura umana del Figlio di Dio, non da sé ma per la sua unione con il Verbo, conosceva e manifestava nella Persona di Cristo tutto ciò che conviene a Dio” (SAN MASSIMO IL CONFESSORE, Quaestiones et dubia, 66; PG 9P, 840A), prosegue così: “è, innanzitutto il caso della conoscenza intima e immediata che il Figlio di Dio fatto uomo ha del Padre suo.
Il Figlio di Dio anche nella sua conoscenza umana mostrava la penetrazione divina che egli aveva dei pensieri segreti del cuore degli uomini” (CCC 473).

8. A questa perfettissima conoscenza sembra alludere anche San Paolo quando scrive: “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).
Non ha scritto: “Ci ha amato e ha dato se stesso per noi”. Ma “Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me”.
Sebbene Paolo non avesse conosciuto Gesù, tuttavia sapeva di essere stato da lui perfettissimamente conosciuto in tutti gli istanti della sua vita e di essere stato sempre da Lui personalmente amato.

9. Anche tu puoi dire che Gesù ti ha conosciuto fin dal primo istante della tua esistenza e ti ha personalmente amato.
In tutte le sue opere e in tutte le sue parole, oltre che nella sua passione, morte e risurrezione ti aveva sempre davanti agli occhi.
Sicché quello che faceva, lo faceva per te. Quello che diceva, lo diceva per te. Quello che soffriva, lo soffriva per te.
A nessuno sei stato tanto presente quanto a Nostro Signore, che ti ha amato personalmente come nessun altro.

Ecco, dalla tua domanda siamo finiti qui, al capitolo più bello della nostra vita, quello dell’amore di Gesù per ciascuno di noi, individualmente inteso.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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