Quesito

Buongiorno padre Angelo Bellon,
la mia domanda non è provocatoria le volevo chiedere come mai la chiesa cattolica perseguitò i valdesi?
Grazie mille
Attendo risposta


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la vicenda dei valdesi è nata da un desiderio sincero di rinnovamento della Chiesa.
Molti nel medio evo di fronte alla ricchezza e alla potenza della Chiesa rimanevano disorientati e finivano per aderire a movimenti eretici.
Tra coloro che ne desiderarono un sincero rinnovamento troviamo Pietro Valdo e qualche decennio dopo anche San Francesco d’Assisi e San Domenico.
Tutti desideravano tornare allo stile di vita della Chiesa primitiva, zelando la predicazione itinerante e la povertà evangelica.
Così è stato nei suoi inizi anche il gruppo dei predicatori laici detti valdesi.
Tuttavia, a differenza di san Francesco e di San Domenico, in un secondo tempo vennero a trovarsi in opposizione con la Chiesa e si lasciarono andare a derive ereticali.

2. Fondatore di questo movimento fu il ricco mercante Pietro Valdo o Valdès a Lione.
Secondo gli storici Bihlmeyer e Tuechle “Pietro Valdo profondamente scosso dalla lettura delle Scritture, che egli si fece tradurre in provenzale da due chierici, e dalla leggenda di sant’Alessio, ruppe ogni legame col mondo, affidò i suoi possedimenti alla sua sposa e nella carestia del 1176 donò il rimanente patrimonio ai poveri.
Uomini e donne dei medesimi ideali si associarono al suo seguito. Mettendo in pratica l’istruzione del Vangelo (Mt 10,5ss e Lc 1,1ss) essi si misero in viaggio a due a due in apostolica povertà e vestiti di un semplice saio, ad esercitare in forma ambulante la predicazione di penitenza.
Il movimento in breve si diffuse molto lontano e abbracciò anche gli umiliati della Lombardia (Milano), una confraternita di laici tessitori e lanaioli, dai quali più tardi si sviluppò un Ordine, vero e proprio.
Siccome però i valdesi, detti anche poveri di Lione o lionesi per la loro origine, si dedicarono alla predicazione della parola di Dio senza l’autorizzazione ecclesiastica e si erigevano a giudici dei costumi del clero, l’arcivescovo di Lione interdisse loro la predica e li bandì.
Valdo allora si rivolse a papa Alessandro III e comparve personalmente nel terzo concilio lateranense nel 1179. Il papa decise che essi potessero predicare soltanto previa autorizzazione ecclesiastica” (Storia della Chiesa, II, § 114).

3. Fin qui dunque tutto abbastanza bene.
Dico abbastanza, perché Francesco e Domenico ebbero la preoccupazione di operare in medio Ecclesiae, in mezzo alla Chiesa e in concordia con essa. Per questo andarono tutti e due dal Papa per agire in comunione con la Chiesa ed essere autorizzati a predicare dovunque.

4. Continuano i nostri due storici: “A questa prescrizione (di non predicare senza autorizzazione ecclesiastica) non seppero assoggettarsi che per poco
tempo.
L’opposizione contro l’autorità ecclesiastica, da loro motivata con richiamo al testo degli Atti degli Apostoli 5,29, ebbe come conseguenza che papa Lucio III nel sinodo di Verona del 1184 li scomunicò insieme ad altri eretici.
I «fratelli» e le «sorelle» valdesi dovettero allora ritirarsi a vita clandestina, raccogliendo segretamente seguaci e simpatizzanti fra i secolari che davano loro ricetto e ospitalità poiché essi stessi, come «perfetti» avevano rinunciato al lavoro manuale e si dedicavano esclusivamente alla predicazione itinerante e all’assistenza pastorale dei loro adepti.
Essi emettevano il triplice voto di povertà, castità e obbedienza verso i loro superiori, cioè verso Valdo stesso quale incaricato di Dio, «praepositus et pontifex omnium», e verso i vescovi, presbiteri e diaconi da lui ordinati.
La sacra Scrittura da essi tradotta nelle lingue volgari e da essi caldamente raccomandata per la lettura, aveva valore di norma dottrinale assoluta e di codice giuridico.
In seguito i valdesi italiani si allontanarono ancora di più dalla Chiesa, negando, probabilmente dietro influsso dei catari, il purgatorio, il valore della preghiera per i defunti e le messe di suffragio, il culto dei santi, le indulgenze, il giuramento, e ammettendo quali sacramenti soltanto il battesimo, l’Eucaristia e la penitenza” (Ib.).

5. Sotto quest’aspetto anticiparono gli errori dei protestanti.
Nel secolo XVI, e cioè nel 1500, i valdesi di lingua neolatina si unirono al calvinismo, aderendo così al protestantesimo e completando la loro separazione dalla Chiesa
cattolica.
Per quanto concerne la sacra Scrittura è giusto che essa sia il primario punto di riferimento per i cristiani. Ma non è l’unica fonte della Divina Rivelazione né tanto meno va interpretata secondo il proprio arbitrio, come pensano invece i Valdesi.

6. Dopo il loro passaggio al protestantesimo subirono soprattutto in Calabria una dura persecuzione che culminò con il loro massacro nel 1561 in base al principio per cui gli abitanti di una regione dovevano appartenere ad un’unica religione (cuius regio eius et religio).

7. In Piemonte, dove tutt’oggi vive la maggior parte dei Valdesi, fu Carlo Alberto nel 1848 a dare loro piena cittadinanza.

8. Per alcune loro affermazioni i Valdesi oggi vanno ancora più in là dello stesso protestantesimo.
Io stesso ho conosciuto un giovane figlio di cattolici ma non ancora battezzato che ad un certo momento fu avvicinato da un pastore valdese che lo invitò al loro culto. Dopo una o due volte, sebbene non ancora battezzato fu messo a presiedere l’Eucaristia, con suo stesso sconcerto.
Sui temi caldi della bioetica la loro posizione è quella dell’arbitrio personale, molto vicina alle posizioni radicali.

9. Il 22 giugno 2015 papa Francesco visitando il Tempio Valdese di Torino ha chiesto scusa a nome della Chiesa cattolica per le persecuzioni di cui i valdesi sono stati vittime nel corso dei secoli.
In quell’occasione qualcuno ha osservato che i Valdesi hanno apprezzato queste scuse, ma non hanno fatto la stessa cosa nei confronti della Chiesa cattolica circa la quale non sono sempre stati agnelli mansueti.
Il domenicano beato Antonio Pavoni fu pugnalato dai valdesi nella domenica in albis mentre usciva dalla chiesa di Bricherasio (Torino)nel 1374.
Il domenicano beato Pietro da Ruffia fece la stessa fine e cioè venne pugnalato mentre era ospite a Susa dei frati minori nel 1365.
Un altro domenicano, il beato Bartolomeo Cerveri fu ucciso da colpi di spada da 5 valdesi nel 1466 mentre si recava nella Chiesa parrocchiale di Cervere (Fossano).

Ecco quanto ho potuto dirti.
Ti benedico, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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