Quesito

Caro P. Bellon,
spero che mi consenta di chiamarLa "caro" in segno del rispetto che, anche se non La conosco personalmente, mi ispira. La ringrazio vivamente della esauriente e chiara risposta che ha dato ai miei dubbi. Non ci speravo più, in quanto è passato molto tempo da quando l’avevo formulata.  (…).
"Naturalmente" ho un’altra domanda, spero di non tediarla troppo, mi risponda quando può.
Nelle scritture la figura del demonio è evidenziata come essere personale e mi sembra del tutto ragionevole per un credente aderire a ciò, come anche tanti teologi, santi e papi hanno sottolineato. Ma leggo che vi è una corrente di teologi, che credono al male come qualcosa di astratto, non personale. Mi dica, è lecito non credere al diavolo come essere personale o c’è qualche motivo di obbligo per considerare il male come personificato nel demonio?
Ancora una volta La ringrazio chiedendoLe benedizioni.
Cari saluti,
Giancarlo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. dire che il demonio non è un essere personale ha conseguenze molto gravi.
Da dove verrebbe fuori dunque?
 
2. Dalla creazione stessa?
È impossibile, perché la creazione è opera di Dio, che è perfettissimo e ha fatto bene tutte le cose.

3. Inoltre che cosa significa dire che il male esiste per se stesso?
Significherebbe affermare che esiste da se stesso.
Ma questo è impossibile.
Se il male è privazione di un bene, esiste solo nelle realtà che di suo sono buone, ma che in seguito hanno ricevuto qualche menomazione o perversione.
Anche il demonio, in  quanto creatura esistente e di natura angelica, è una realtà buona in senso ontologico.
Non è buono in senso morale, a motivo della perversione della sua volontà, perversione attuata da se stesso.

4. Gesù si è diretto al demonio come ad un persona. Gli ha dato del tu quando ha detto: “Taci! Esci da lui!” (Lc 4,35).
Addirittura Gesù parla col demonio e questi gli risponde: “Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò” (Lc 8,30-33).

5. Per questo Paolo VI ha detto: “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni. Il problema del male, visto nella sua complessità, e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità, diventa ossessionante. Esso costituisce la più forte difficoltà per la nostra intelligenza religiosa del cosmo. Non per nulla ne soffrì per anni S. Agostino: Quaerebam unde malum, et non erat exitus, io cercavo donde provenisse il male, e non trovavo spiegazione (S. Agostino, Confessioni, VII, 5, 7, 11, etc.) “(15 novembre 1972).
Pertanto non è lecito pensare che il diavolo non sia un essere personale né è lecito considerarlo come impersonificazione del male.

6. I demoni sono angeli decaduti come ricorda ancora il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La Chiesa insegna che all’inizio (il demonio)  era un angelo buono, creato da Dio. «Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi» (Concilio Lateranense IV (1215): DS 800)” (CCC 391).

La conclusione pertanto è quella di Paolo VI: “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi … ne fa …una personificazione concettuale”.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti do le desiderate benedizioni.
Padre Angelo