Quesito

Caro Padre,
è da poco che vi seguo ma sono entusiasta delle risposte che Lei riesce a dare in materia di fede. Sono tornato dal pellegrinaggio a Medugorje molto rafforzato nella fede. Ho capito quale differenza passa tra un preghiera detta ogni tanto e vivere invece secondo quella che chiede la Madonna. Per questo, offro a Gesù e Maria un rosario al giorno suddiviso secondo i momenti della giornata e il digiuno a pane e acqua tutti i mercoledì e venerdì.
Vorrei chiederLe un parere per i seguenti quesiti, sui quali, ho parecchi dubbi su come comportarmi:

1) Pregando nella pause sul posto di lavoro, cerco di appartarmi per non farmi vedere dagli altri. Non riesco a capire se questo mio comportamento è un’offesa verso il Signore, come se mi vergognassi di Lui oppure faccio bene a mantenere una discrezionalità per non farLo schernire attraverso me, da chi non crede o è addirittura avverso alla nostra fede. E’ difficile vivere in una società neo-pagana, ma questo è quello che ci ha promesso Cristo (“io vi manderò come pecore in mezzo ai lupi”)…

2) Tra me e la mia famiglia di origine (sono sposato da 9 anni e ho due splendidi bambini) non c’è mai stata armonia. Anche tra mio padre e mia madre e anche con e tra me e mia sorella si sono sempre verificati spesso incomprensioni, mancanza di dialogo, critiche distruttive, angustia. Ci sono stati anche momenti di gioia certo, però la maggior parte del tempo è stato contrassegnato dal grigiore della consuetudine. Credo che tutto questo sia dovuto ad un semplice fatto: la mia famiglia non ha mai vissuto cristianamente anche se c’è stato comunque insegnamento di valori morali e civili. Però è mancata quella gioia, armonia, letizia (forse idealizzo troppo ?) che hanno pesato sul mio sviluppo come persona. Detto per inciso non mi sono sempre comportato da cristiano, fino al momento in cui ho incontrato mia moglie che mi ha fatto ritrovare la fede (Dio la benedica per questo).
Adesso sono felice di avere una buona moglie e dei figli splendidi, però rimane come un velo grigio sui ricordi del passato nella famiglia dei miei. L’ altra sera stavamo parlando a cena e mi sono permesso di affermare quanto detto sopra: mio padre se l’è presa molto a male e mi ha offeso gratuitamente dicendo che io e mia sorella l’abbiamo deluso perché lei ha sposato un inetto (ora separati da tre anni) e io invece avrei sposato una “cozza” (donna brutta). Ci sono rimasto molto male ma non ho replicato. Mi ha fatto pena. I miei non hanno fede e questo mi pesa perché pensano che io sia uno sciocco che si è fatto fare il lavaggio del cervello da parte della famiglia di mia moglie (invece credenti e praticanti).
Ho sbagliato io a porre la questione dicendo che nella nostra famiglia è mancata l’armonia di una vita cristiana offendendo i miei che hanno interpretato questa mia uscita come ingratitudine?

La ringrazio per qualsiasi consiglio vorrà darmi e la benedico davanti al Signore.
S.


Risposta del sacerdote

Caro S.,
1. sono contento che tu sia andato a Medjugorie e sia tornato a casa rafforzato nella fede.
Continua a vivere la tua vita di fede così come me l’hai descritta.
La vita cristiana non si può risolvere semplicemente nel dire qualche preghiera. È invece una vita di comunione con Dio.
Dio ormai è il centro e il fine della tua vita.
Con l’aiuto di tua moglie, lo sia sempre anche della tua famiglia.

2. In merito prima domanda: fai bene a ritirarti in disparte a pregare durante le pause di lavoro. Gli altri potrebbero non capire e cominciare a deridere.
Del resto in teologia si insegna che i precetti morali positivi (quelli che comandano di fare il bene) obbligano sempre, ma non in ogni momento.
Dare pubblica testimonianza della propria fede, se non è richiesto, rientra tra questi precetti morali positivi.
Pertanto tocca a te valutare se si sia conveniente o meno. E a me pare che nelle pause di lavoro mettersi a pregare pubblicamente potrebbe dare l’impressione di ostentare la propria fede.
Se invece facessi questo in un ritiro spirituale, nelle pause all’interno di un pellegrinaggio o nella tua famiglia, ti direi che va senz’altro bene.

3. Circa la seconda domanda: hai fatto male a rinvangare quanto di meno positivo c’è stato nella tua famiglia di origine. Capisco come tuo padre si possa essere sentito offeso.
Inoltre il bene che hai ricevuto dalla tua famiglia d’origine è infinitamente più grande dei risvolti meno belli. E poi nessuna famiglia o parentela è perfetta.
Il consiglio che ti do è quello di coprire col silenzio eventuali mali o discordie. San Paolo dice che la carità “tutto scusa” (1 Cor 13,7). La vecchia traduzione su questo punto è migliore: dice “tutto copre”.

4. Perdonare significa anche non tenere conto del male ricevuto (1 Cor 13,5).
Secondo me, potresti riparare dando vere dimostrazioni d’affetto e di riconoscenza. Le maniere possono essere tante, senza arrivare alla sdolcinature.
In ogni caso, quando ne verrà l’occasione, potrai dire pubblicamente che dai tuoi genitori hai ricevuto tanto e ne sei orgoglioso.
Anche questa è una maniera concreta di dimostrazione d’affetto e di riparazione.

Ti saluto cordialmente e ti ringrazio del compiacimento per le nostre risposte.
Ti ricordo al Signore insieme con la tua bella famiglia e ti benedico.
Padre Angelo

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