Quesito

Caro P. Angelo,
le scrivo per chiederle delle delucidazioni in merito all’accusa dei peccati contro il sesto comandamento.
In passato ho tante volte toccato il fondo, ma la Grazia di Dio è scesa su me e sulla mia ragazza e ci ha convertiti. Di questo lodiamo il Signore e ogni giorno scopriamo nella preghiera, nell’Adorazione, nell’Eucarestia e nel rispetto reciproco quanto sia bello e gioioso aver permesso a Dio di entrare nel nostro cuore e nella nostra coppia.
La nostra vita e cambiata, è bellissima!
Dopo questa introduzione, le sottopongo il quesito.
Mi sono accostato al Sacramento della riconciliazione accusando tutti i peccati commessi e per quelli contro il sesto comandamento ho detto: “chiedo perdono per tutti gli atti impuri che ho commesso da solo e con la ragazza”, senza però dare di questi nessuna descrizione (non abbiamo commesso fornicazione).
A distanza di tempo però mi sorge il dubbio che tale accusa non fosse sufficientemente precisa.
Leggo però in una sua risposta che la Chiesa ha utilizzato l’espressione atti impuri per ricomprendere tutti questi peccati e questo mi porta a pensare che la mia accusa sia stata corretta.
Accanto a questo credo che Dio non sia un ragioniere e guarda l’intento di accusare e la contrizione del peccatore più che alla forma-formula.
Chiedo però conferma anche a Lei.
Nel frattempo mi sento libero di ricevere l’Eucarestia, spero di non sbagliare.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sì, puoi stare tranquillo. La tua accusa è stata integra e hai fatto bene a fare la Santa Comunione.

2. È vero che Dio non fa il ragioniere, ma questo mi permette di ricordare che l’accusa dei peccati non serve a Dio, ma al fedele che si confessa e al sacerdote chiamato ad assolverlo.
Serve al fedele che si confessa, chiamato a guardare in faccia il male che ha compiuto in ordine a Dio, a Cristo crocifisso, alla Chiesa, al prossimo e a se stesso.
Santa Caterina da Siena diceva che nella confessione noi espettoriamo il male presente nella nostra anima.
L’espressione “espettorare” è bella, rimanda al catarro che impedisce ai polmoni di respirare bene.
In secondo luogo l’accusa è necessaria al sacerdote in quanto giudice e in quanto medico.
In quanto giudice deve conoscere la causa per la quale è chiamato a pronunziare la sentenza di assoluzione e se assolve in materia grave o lieve.
In quanto medico l’accusa gli serve per proporre il medicamento adatto al penitente.

3. Sono contento di pubblicare la tua breve testimonianza: “Di questo lodiamo il Signore e ogni giorno scopriamo nella preghiera, nell’Adorazione, nell’Eucarestia e nel rispetto reciproco quanto sia bello e gioioso aver permesso a Dio di entrare nel nostro cuore e nella nostra coppia.
La nostra vita e cambiata, è bellissima!”.
Ne sono convinto.
Il rispetto della legge di Dio è proprio ordinato a questo: a far entrare Dio nella nostra vita.
Sant’Agostino diceva che come l’anima è la vita del corpo, così Dio è la vita dell’anima.
E io potrei aggiungere: è anche la vita del nostro amore.
Anche nel fidanzamento, quando è presente il Signore, è come se l’acqua mutasse in vino. Tutto diventa più saporito, più dolce e più fragrante.
Non c’è niente di più bello che sentire e possedere Dio nel nostro cuore.
Chi ha questa esperienza, sa che è il peccato porta via la realtà più preziosa e lascia morti o mezzi morti.

Continua così e conoscerete sempre nuove benedizioni del Signore.
Anch’io in suo nome ti benedico.
Padre Angelo