Quesito

Gentile P. Angelo,
questa è la prima volta che le scrivo, e conto di rivolgermi a lei in futuro per chiarire eventuali futuri dubbi, o ricevere consigli.
Attualmente sono uno studente diciannovenne, partecipo alla Santa Messa santificando le feste, e mi auguro fortemente che il tempo possa rinsaldare sempre più la mia Fede e la mia condotta, che non di rado vacilla, anche per sciocchezze.
La ringrazio in anticipo per il servizio che ci offre, e per le risposte che attendo.

Vengo al punto: la prima questione che volevo sottoporle riguarda un importante aspetto della vita di tutti noi: gli acquisti.
Tempo mi trovavo in un ristorante cinese, e mi è venuto questo dubbio: è accettabile, da un punto di vista etico, usufruire di un servizio (un pasto, in tal caso) ben sapendo che così facendo si va arricchendo uno stato dalla condotta criminale non solo contro noi cristiani, ma anche contro esponenti di altri movimenti religiosi?
Un acquisto, seppur minimo, va a favorire l’economia di quello stato, quindi ad arricchirlo, giacché tutti i prodotti venduti da negozi cinesi, sono trasportati da laggiù (con le conseguenza che questi lunghi viaggi hanno sull’ambiente a causa dell’inquinamento, tra l’altro).
Certo il caso della Cina è generalizzabile ad altri casi, pensiamo al famoso “McDonald”, catena di industria alimentare pesantemente accusata per i suoi effetti sull’ambiente e sulla salute di chi si nutre spesso presso i loro punti.
Non solo: ad un discorso simile, ci si può facilmente, ed a ragione, sentir rispondere che allora occorrerebbe boicottare larga parte dei prodotto del nostro occidente industrializzato, per lo sfruttamento del lavoro di persone (magari minori) dei paesi arretrati e l’egoismo di risorse che ci induce a sfruttare l’80% di esse, nonostante noi, Nord del mondo, rappresentiamo il 20% della popolazione globale.
Detto ciò, vorrei una sua opinione di questo dilemma, diciamo di ordine pratico. Commetto peccato se faccio quell’acquisto e sono consapevole di ciò che c’è dietro? (mi riferisco alla Cina, nella fattispecie).

La seconda domanda mi preme di più.
Io sono strettamente vegetariano (vegano) da circa un anno, ormai.
Per “vegano” si intende colui che si ciba di sostanze vegetali, escludendo dunque la carne, il pesce, latte e uova (e derivati). E’ una decisione che ho maturato da solo.
La tranquillizzo subito sulla mia salute: ho parlato con diversi medici (in sede professionale, ma anche informale, appellandomi ad amici di famiglia medici, conoscenti, etc), e mi è stato detto che, se ben calibrata, garantendo le giuste quantità di proteine vegetali e sali minerali, la mia scelta non è dannosa, ma anzi mi preserva da disturbi di vario tipo, come quelli cardiovascolari legati a alimentazioni grasse e con molti prodotti animali.
E’ necessario che io aggiunga la mia totale estraneità, in quanto cristiano, a pensieri che di solito caratterizzano molti vegetariani attivisti, i quali non di rado affermano un’uguaglianza tra animali e uomo, salvo la questione dell’intelligenza, e provano simpatia per visioni panteistiche o ateiste.
Le mie motivazioni riguardano la presa di coscienza degli effetti che l’allevamento intensivo ha sull’ambiente e sull’uomo stesso. Per mandare avanti un allevamento, sono necessarie enormi quantità di cereali per far ingrassare le bestie e altrettanta acqua, per far crescere i cereali da dare agli animali.
E’ dunque inaccettabile che si riservi agli animali tanto cibo, considerando il prodotto finale: per produrre, ad esempio, 5 kg di proteine sotto forma di carne bovina, occorre dare alla mucca 80 kg di proteine vegetali (è facilmente intuibile questo: nessun essere vivente mette 1 etto di massa, mangiando 1 etto di cibo); questo avviene mentre una consistente fetta di popolazione soffre e muore per la fame. Non sarebbe più saggio destinare quel cibo altrove?
Non per ultimo, occorre considerare gli effetti ambientali, che ci sono ma non sto qui ad esporglieli, per non dilungare questa mail già noiosa. Tutto ciò giustifica la totale rinuncia a tutto ciò che esce da quegli allevamenti, quindi anche derivati di prodotti animali (uova, latte).
Per finire; io non condanno l’uccisione di un animale, ma sicuramente sì le sofferenze ingiustificate che deve soffrire all’interno di quegli inferni.
In un’ottica idealistica, in cui vi è un’enorme abbondanza di cibo da riservare agli animali, le minacce ambientali scongiurate, e metodi di uccisione e di mantenimento non barbari, non avrei problema a mangiare una bistecca.
Molti vegetariani/vegani inorridirebbero a tale affermazione.
Lei ritiene che tale mia posizione sia conciliabile con il Cristianesimo, considerando che Dio ci ha comandato di assumere il dominio sulle altre forme di vita e spesse volte, nella Bibbia, si assiste a scene in cui gli animali sono mangiati?
La ringrazio nuovamente per la disponibilità che mostra nei confronti di chi le pone domande, la saluto, la ricordo nelle mie preghiere e le chiedo di fare altrettanto con me.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. per quanto riguarda la prima domanda, non fai nessun peccato per un doppio motivo:
primo, perché l’azione è in se stessa lecita e buona;
secondo, perché il commercio della Cina col mondo occidentale favorisce indirettamente il crollo del regime comunista.
D’altra parte, come tu stesso avverti, se si dovesse fare sempre questo ragionamento, non ci si muoverebbe più.

2. Per la seconda domanda ti posso dire che il tuo comportamento è compatibile con la vita cristiana.
Penso ad un ordine religioso (quello dei Minimi, fondato da San Francesco da Paola) che in passato per motivi penitenziali faceva astensione non solo dalla carne, ma anche dai derivati della carne (uova e latticini). E i membri di questo ordine non erano affatto più gracili degli altri.
Tu non sei mosso da motivazioni ascetiche. Tuttavia il tuo comportamento è accettabile, soprattutto dal momento che i medici ti hanno detto che, vista la tua costituzione, ecc… ecc…), puoi comportarti così senza danni per la salute.
È accettabile anche perché non condanni chi si comporta diversamente.

3. Forse non tutti i ragionamenti che hai fatto possono essere egualmente condivisi.
Vi sono regioni della terra che producono pochi ortaggi perché questi richiedono luce e sole. E allora è più facile adibire le terre alla coltivazione di foraggio per gli animali.
Ugualmente si potrebbe obiettare che tanta gente muore di fame perché si spende inutilmente e follemente negli armamenti, e proprio da parte di nazioni che hanno un gran numero di persone che muoiono di fame.
Senza dire del fatto che ci si addolora giustamente per la gestione di certi allevamenti, ma nello stesso tempo non si fa nulla per rimuovere una legge iniqua come quella che consente l’uccisione di persone innocenti (gli aborti), a spese di tutti, anche di chi ne è assolutamente contrario e ne soffre tantissimo.
Tuttavia, al di là dei ragionamenti, c’è nella tua domanda qualcosa che va oltre e che dovrebbe inquietare tutti: dobbiamo fare qualsiasi sforzo perché i beni necessari alla vita che Dio vuole destinati per tutti, giungano a destinazione in maniera equa. E non dobbiamo darci pace finché questo non venga attuato.

4. Mi compiaccio per la tua volontà di rinsaldare sempre più fortemente la tua Fede e la tua condotta, che mi sembra limpida come limpidi sono i cibi di cui ti nutri.
Sono sempre disponibile per altre domande, ti saluto, ti ringrazio delle preghiere per me (ci tengo molto) e ti assicuro le mie.
Intanto ti benedico.
Padre Angelo