Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei chiederLe se il cammino che conduce ad un amore puro per Dio parte con la rinuncia a sé, con l’ascesi, o se viceversa è l’amore per Dio il punto di partenza per spogliarsi di se stessi, rinunciare al peccato, obbedire i comandamenti e morire al mondo.
Chiedo questo in quanto un atteggiamento di distacco puramente esteriore da se stessi, di astinenza da gesti peccaminosi, che non fosse però alimentato dall’amore per Dio come sommo Bene, mi sembrerebbe vuoto ed esposto al rischio dell’orgoglio. Allo stesso tempo, però, noto che nel mio cammino non riesco a evitare certi peccati semplicemente considerando quanto è grande la Misericordia divina, più volte sperimentata, sentendomi amato da Lui, e alle prime tentazioni cedo, perché è come se mi mancasse una disciplina puramente umana, direi un’abitudine alla lotta interiore.
Un’altra domanda riguarda la grazia sacramentale: poiché essa è assente quando una persona è in peccato grave, come può nascere il proposito sincero di cambiare vita se questa grazia manca, e se invece si è preda dei sensi di colpa (essendo invece privi del senso del peccato)?
Le chiedo una preghiera per me e soprattutto perché trovi presto l’umiltà di una confessione sacramentale e di un’autentica conversione.
Grazie tante, cordialmente,
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. il cammino di distacco da se stessi diventa vero quando si persegue la seconda via da te indicata: e cioè quando si fa tutto per amore di Dio.
D’altra parte le nostre forze e la nostra buona volontà non sarebbero capaci di farci fare grandi passi. Solo l’amore spinge.
San Tommaso diceva che il più piccolo atto di amor di Dio ci dà la forza di resistere a qualsiasi tentazione.

2. Circa la seconda domanda va detto che la grazia di fatto precede il Sacramento. In tal modo si riceve la forza di andare a confessarsi.
Ecco come tutto questo avviene.
Il Concilio di Trento insegna che Dio stesso è all’origine del nostro pentimento e della nostra conversione attraverso grazie per cui muove il cuore e illumina la mente.
Il nostro pentimento e la nostra conversione possono essere motivati dal fatto che si è offeso il Signore e si è stati causa della passione e della morte di Gesù. I teologi chiamano questo pentimento “contrizione perfetta”.
Quando siamo animati da questi sentimenti, certamente si è già in grazia, anche se non si può ancora fare la santa Comunione.
Il Magistero della Chiesa dice che quando il pentimento è motivato dall’amore per il Signore “riconcilia l’uomo con Dio già prima che questo sacramento sia realmente ricevuto. Tuttavia questa riconciliazione non è da attribuirsi alla contrizione in se stessa senza il proposito, incluso in essa, di ricevere il sacramento” (Concilio di Trento, DS 1677).
Il doc. CEI sull’evangelizzazione e il sacramento della penitenza: “La contrizione perfetta in virtù dell’amore che produce, dà la giustificazione, ottiene cioè il perdono dei peccati, prima ancora dell’assoluzione sacramentale. È necessario tuttavia, qualora si tratti di colpe gravi, che si abbia il proposito almeno implicito di sottoporle, appena sarà possibile, al confessore nel sacramento” (n. 57).

3. Ma Dio è all’opera anche quando il dolore non è motivato dall’amor per il Signore, ma solo dalla paura delle pene o dallo schifo del peccato. Questo dolore è chiamato dai teologi contrizione imperfetta o attrizione
Ecco che cosa dice il magistero su questo dolore:
“Quella contrizione (dolore) imperfetta che si dice attrizione, che si concepisce comunemente o dalla considerazione della bruttezza del peccato o dal timore dell’inferno e delle pene, se esclude la volontà di peccare con la speranza del perdono, non solo non rende l’uomo ipocrita e maggiormente peccatore, ma è un dono di Dio e un impulso dello Spirito Santo, che certamente non abita ancora nell’anima, ma soltanto muove; con l’aiuto di tale impulso il penitente si prepara la via della giustizia. E benché l’attrizione senza il sacramento della penitenza per sé non possa portare il peccatore alla giustificazione, tuttavia lo dispone ad impetrare la grazia di Dio nel sacramento della penitenza. Infatti i niniviti, scossi utilmente da questo timore per la predicazione terrorizzante di Giona, fecero penitenza e impetrarono misericordia dal Signore (Giona 3)” (DS 1678).

4. Pertanto, caro Marco, è certo che il Signore da tempo sta lavorando per portarti alla Confessione. Finalmente vuole riabbracciarti e nutriti di Se stesso.
Vedrai quando farai la Santa Comunione: sentirai che Dio viene a riempire con la sua presenza non solo la tua anima ma anche il tuo corpo.

Volentieri faccio una preghiera perché tu sia generoso nel rispondere a Dio che ti chiama alla Confessione.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo