Due domande sui divorziati risposati e sulla negazione delle esequie a Welby

Due domande sui divorziati risposati e sulla negazione delle esequie a Welby

Quesito

Caro Padre Angelo,
da sempre, come anche oggi, l’insegnamento della chiesa circa il valore della vita, il no all’aborto, al divorzio, all’eutanasia è stato molto chiaro e netto. E’ giusto, nulla da dire. Anche ultimamente, per esempio, Benedetto XVI ha ribadito il no della comunione ai divorziati risposati. Questo insegnamento giusto, chiaro e netto (anche se ho molte riserve e perplessità, ma non è il tema del mio intervento), è stato anche scritto in alcuni documenti: Familiaris Consortio (la famiglia), Direttorio di Pastorale Famigliare; Ora le chiedo: esistono altri documenti scritti dal magistero che indicano altri casi nei quali non si può ricevere la comunione? O esistono dei pronunciamenti ufficiali nei quali si dice che per altre situazioni non si può ricevere l’eucarestia o la confessione?
Altrimenti sembra che il poter o il non potere ricevere la comunione dipenda solo dalla tua oggettiva situazione coniugale e non da altre situazioni di vita.
Un’altra considerazione. Al dott. Piergiorgio Welby, per esempio, per una serie di motivi oggettivamente giusti e veri (anche qua, scelta discutibile da parte del Vicariato di Roma) sono stati negati i funerali religiosi: circa una settimana prima in Cile si sono celebrati invece i funerali del dittatore Pinochet (che magari era sposato regolarmente in chiesa, non divorziato, si confessava, e ha ricevuto anche l’unzione degli infermi, ecc….) ma aveva certamente altre "cosette" che non erano del tutto evangeliche. Credo che la cosiddetta prudenza pastorale, sia per l’uno che per l’altro, sia andata, come minimo, a farsi benedire! Mi sembra che la chiesa non si sia posta molte domande a riguardo.
Mi scuso per la forma dell’italiano, ma ho scritto così di getto. Saluti e grazie
don Giancarlo


Risposta del sacerdote

Caro don Giancarlo
1. sul comportamento da tenere verso gli irregolari circa l’accesso ai sacramenti, oltre a Familiaris consortio e al Direttorio di pastorale familiare, c’è un documento di grande importanza ed è lettera Sulla pastorale dei divorziati risposati della congregazione per la dottrina della fede (14.9.1994), firmata dal J. Ratzinger.

2. Recentissima è la dichiarazione nell’esortazione post sinodale Sacramentum caritatis del 22.2.2007.
Ne parla espressamente al n. 29.

3. Tuttavia c’è una cosa che non comprendo nel tuo intervento. Dici che l’insegnamento della Chiesa è “giusto, chiaro e netto (anche se ho molte riserve e perplessità, ma non è il tema del mio intervento)”, e aggiungi subito che hai delle riserve e perplessità.
Allora l’insegnamento della Chiesa è giusto o non è giusto? È chiaro o non è chiaro? È netto (cioè rigoroso nel trarre le conseguenze dalle premesse) o non è netto?
Ma non è questo il tema del tuo intervento. E va bene.
Permettimi tuttavia di dirti che la probata praxis ecclesiae (la matura prassi o consuetudine della Chiesa) è un luogo teologico che ha il suo valore. Non possiamo pensare che Gesù abbia abbandonato la Chiesa e che questa abbia sbagliato fin dall’inizio nell’interpretare il vangelo e le esigenze etiche che derivano.

4. Sulla vicenda delle esequie religiose negate a Welby e concesse a Pinochet fai delle confusioni molto grosse.
Le esequie religiose non si danno in base a quanto si è compiuto nella vita presente. Perché se questo fosse il criterio, neanche Gesù avrebbe dovuto dare il paradiso al ladrone pentito in extremis.
Pinochet sarà stato quello che è stato. Ma per le esequie religiose era sufficiente che almeno in extremis fosse riconciliato con la Chiesa. E questo è avvenuto attraverso il sacramento dell’Unzione degli infermi e presumo anche dell’assoluzione. Dunque è morto pentito dei suoi peccati.
Come poi sia stato giudicato da Dio, noi non lo possiamo sapere.
Non mi pare invece che Welby, che pure è stato coscientissimo fino alla fine, abbia chiesto i sacramenti. E presumo che, da parte sua, non sapesse che farsene delle esequie religiose.
 Questa domanda è stata avanzata dai parenti. E speriamo che i parenti non siano stati suggestionati dai vari Pannella e Bonino (assistenti e protettori della buona morte laica; ma io in quel momento supremo della vita preferisco altre compagnie!) per mettere in difficoltà la Chiesa anche sul punto delle esequie religiose. Il successo mediatico, che erano riusciti ad ottenere fino a quel punto, sarebbe stato alla fine benedetto anche da Santa Madre Chiesa. Viene da dire almeno questo: come Chiesa evitiamo di farci prendere in giro e farci ridere dietro.
La decisione del Vicariato, a detta del Card. Ruini stesso, è stata sofferta. Ma alla fine – omnibus perpensis – si è optato per non concederle, affrontando consapevolmente tutte le critiche che ne sarebbero derivate.
Questa decisione pastorale non impegna il magistero nella fede o nella morale. E per questo, a seconda delle varie sensibilità, si possono esprimere opzioni anche diverse. E qui non mi sento di fare delle riserve sulle tue perplessità, sebbene io sarei giunto personalmente alla medesima conclusione del Card. Ruini.
Va notato anche che il Vicariato non ha voluto pronunciare giudizi sulla persona Welby. Ha detto però che raccomandava anche alle preghiere dei fedeli la sorte eterna della sua anima, mentre per i peccatores manifesti sono proibiti anche i suffragi pubblici (can. 1185).
Pensa che cosa sarebbe successo per le esequie religiose. La Chiesa, saggiamente, non ha prestato il fianco ad essere strumentalizzata.

Ti ringrazio dei quesiti che mi hai posto.
Ti saluto, ti domando un ricordo nella preghiera. Io farò altrettanto per te.
Padre Angelo