Caro Padre Angelo.
è la prima volta che le scrivo, ma sono ormai anni che conosco il sito e in passato mi è stato d’aiuto e desidero ringraziarla per il lavoro svolto in questi anni. Spero che possa aiutarmi e nel caso mi perdoni se le mie domande sono state già poste in passato.
La mia prima domanda, riguarda la natura di Dio e del Diavolo nella storia. Ovvero, recentemente mi sono giunte informazioni (premetto molto vaghe) che l’attuale concezione di Dio e del Diavolo siano riconducibili a un “concilio” rabbinico avvenuto intorno all’ottavo secolo a.C. (periodo del primo esilio Babilonese circa) nel quale i Rabbini si sarebbero interrogati sulla natura di Dio, fino a quel momento dualista (capace di commettere il bene quanto il male sostanzialmente) e sul Diavolo dalla natura non decaduta come invece intesa oggi, ma anzi conservata nella sua “santità” e posto da Dio a funzione di tentatore per suo conto. In soldoni quindi mi domandavo quanto ci fosse di vero in tali affermazioni.
La seconda domanda (che per periodo storico si collega alla prima) riguarda i famosi versetti di Isaia (Is 14,12): gli studiosi sono concordi ad associare la stella mattutina a Nabucodonsor II e non a Satana essendo derivata da un errore di traduzione. Ma ho notato la particolare e strenua resistenza dell’interpretazione classica!
Vi sono elementi non tenuti in considerazione dagli studiosi che portano a mantenere questa lettura?
Infine, la ringrazio in anticipo per la futura risposta e se possibile una minuscola preghiera per me, che sto attraversando un periodo abbastanza buio!
La ricordo nel Signore.
Saluti.


Carissimo,
1. sul conciliabolo di cui mi riferisci fatto dai rabbini nell’ottavo secolo non c’è traccia in alcun testo di introduzione alla Sacra Scrittura.
Un fatto del genere sarebbe così clamoroso da destare la permanente attenzione di tutti i critici e dei critici dei critici.
Invece non c’è niente.
Pertanto lasciamolo alla libera fantasticheria di qualcuno oppure (questo è più verosimile) a qualche setta d’ispirazione manichea.

2. Infatti è certo che fin dall’antichità serperggiò una concezione dualistica di Dio intesa nel senso che vi sarebbero stati due dei all’origine delle realtà create.
L’uno sarebbe stato il dio del male che avrebbe creato le realtà materiali.
L’altro sarebbe stato il dio del bene, autore delle realtà spirituali.
A tali concezioni si ispirano i manichei di sempre, e in particolare i catari e gli albigesi nel tredicesimo secolo ai tempi di San Domenico.

3. La Sacra Scrittura invece è molto chiara sull’unicità di Dio fin dall’inizio, quando afferma che “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1).
In segno di questo la Chiesa Cattolica nella sua professione di fede recita: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”.

4. Vengo ora alla seconda domanda.
Effettivamente il testo che tu mi riporti è stato interpretato in  riferimento a Lucifero.
Ma il primo e originario significato rimanda al re di Babilonia.
Come è avvenuto questo spostamento d’interpretazioni?
Ti rispondo riportando quanto si legge nell’ottimo commento ad Isaia di Giusepe Girotti o.p., attualmente venerato dalla Chiesa come beato col titolo di martire.

5. Ecco che cosa scrive il Padre Girotti:
“ I versetti 12-15 del capitolo 14 di Isaia, che descrivono la superbia e la caduta del re di Babilonia, sono spesso applicati alla ribellione di Satana e al suo castigo.
Maldonato ed Estio fanno osservare che quasi tutti i teologi intendono questo passo riferito a Lucifero, principe dei demoni. I teologi hanno avuto dei predecessori in Origene, Tertulliano, S. Cipriano, S. Ambrogio, S. Cirillo, Eusebio, Teodoreto, S. Gregorio Magno, ecc.
Molti di questi Padri (come S. Cirillo, Eusebio, ecc.) fanno tuttavia diligentemente osservare che quei versetti di Isaia, nel loro senso letterale e storico, riguardano il re di Babilonia.
Come si possono quindi applicare a Satana? Non è possibile pensare ad un secondo senso letterale; e non v’ha nulla neppure che lasci intravedere un senso tipico propriamente detto come se lo Spirito Santo avesse voluto informarci, con quelle parole d’Isaia, circa la caduta del diavolo.
Non siamo neppure autorizzati a ricorrere al senso allegorico, supponendo che un’antica tradizione riguardante il peccato di Lucifero abbia fornito al profeta delle metafore per descrivere la superbia e la caduta del re di Babilonia.
Non rimane perciò altro che il senso accomodatizio: si è adattato, trasferito a Lucifero quanto era detto del tiranno caldeo. Molti Padri vi hanno certo scorto qualche cosa di più, ma noi non pretendiamo di esporre la loro esegesi; noi cerchiamo semplicemente come l’applicazione a Satana possa essere giustificata e mantenuta.
Ora essa ci appare legittima a più d’un titolo. Abbiamo veduto che la scena della distruzione della potenza caldea al cap. 13 d’Isaia, prendeva le proporzioni d’un Apocalisse. Babilonia, senza cessare d’essere la metropoli dell’impero caldeo, rappresenta pure, agli occhi del profeta, le nazioni pagane ostili al popolo di Dio: è la lotta del mondo contro la teocrazia.
Per conseguenza, non è forse naturale scorgere nel cap. 14, che descrive l’ambizione e lo sprofondamento del sovrano Babilonese, la pittura della lotta tra il principe di questo mondo e il Capo supremo della teocrazia?
Questa trasposizione del resto era facilitata da alcuni tratti della descrizione, ove si riscontrano motivi mitologici presi dalla religione astrale dei babilonesi: il re di Babilonia era una stella brillante del firmamento, una specie di semi-dio. Egli pretendeva d’innalzarsi al disopra delle altre divinità astrali, salire sulle più alte nubi, sulla sommità del cielo, installarsi sul monte santo degli dèi, nelle profondità del settentrione.
Quando, d’altra parte, gli scrittori ecclesiastici leggevano nel Nuovo Testamento che Babilonia era la personificazione dell’irreligione e dell’empietà (Ap 18,2; Cfr. Zac 5,5ss.), che Satana cadeva dal Cielo come un fulmine (Lc 10,18), che il grande dragone, il serpente antico, il seduttore di tutta la terra, detto Satana, fu vinto da Michele e dai suoi angeli, precipitato dal Cielo sulla terra, e che trascinò nella sua caduta un terzo delle stelle del Cielo (Ap 12,4.7-9), non erano forse portati a vedere la caduta di Satana descritta in quella del re di Babilonia, e a dare al diavolo quello stesso nome di Lucifero con cui Isaia designava il sovrano caldeo?
Per tal modo costui non era altro che uno strumento di Satana, e la superbia che causò la sua caduta non era che un effetto di quella che mandò alla perdizione il principe degli angeli.
Il re di Babilonia, dice Teodoreto, non era solo a formare i suoi progetti, dietro di lui stava il suo maestro (cf. Tobac- Coppens, Les prophètes d’Israel, p. 82 ss.; cfr. Knabenbauer, I, p. 357 ss.)” (G. GIROTTI, nota su Lucifero a Is14,12-13).

6. La Bibbia di Gerusalemme osserva che le espressioni “astro del mattino” e “aurora” designano due figure divine presenti nella mitologia antica.
Sono applicate a un re di babilonia (forse Nabucodonosr o Nabonide(.
E aggiunge: “I padri hanno visto nella caduta della stella del mattino (che nella traduzione della Volgata è detto Lucifer) la caduta del principe dei demoni”.
Il motivo?
È quello che riferito da Teodoreto: Il re di Babilonia non era solo a formare i suoi progetti, dietro di lui stava il suo maestro.

Ti ringrazio per i due quesiti e per la preghiera, ti auguro una felice e Santa Pasqua, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo