Due domande su Santa Caterina da Siena

Due domande su Santa Caterina da Siena

Quesito

Caro Padre Angelo,
sabato scorso, verso le 13,30, ascoltando radio Maria la speaker, illustrando il santo del giorno, ha affermato che le stigmate di s. Caterina sono dovute più a una leggenda sorta in ambito domenicano (in contrapposizione a quello francescano) che a prove reali. Come stanno in realtà le cose?
S. Caterina ricevette sì o no le stigmate?
Seconda domanda: perché la chiesa di s. Maria sopra Minerva (dove è conservato il corpo della santa tranne il capo) non è stata elevata a Basilica patriarcale come invece quella di s. Francesco ad Assisi?
Eppure s. Caterina, con s. Francesco, è compatrona d’Italia.
Perché la festa di s. Caterina non viene celebrata con quella solennità propria invece del transito di s. Francesco?
Perché non è mai stato nominato un legato pontificio per la chiesa di s. Maria sopra Minerva come invece ce l’ha la basilica di s. Francesco ad Assisi?
Con viva cordialità.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,

1. quanto affermato dallo speaker di Radio Maria (se hai capito bene) è frutto della sua fantasia.
Fino alla riforma liturgica nel nostro Ordine il 1 aprile si celebrava addirittura la festa della “Impressione delle sacre Stigmate nel corpo di S. Caterina da Siena”.
Questo avvenne il 1° aprile 1370, domenica delle palme, nella Chiesa di Santa Cristina in Pisa.
Quando la Santa si rese conto di quanto stava succedendo, supplicò Gesù Cristo che rendesse invisibili le cicatrici e le fu concesso. Ma il dolore fu tale che restò parecchi giorni agonizzante e non riprese vita se non per miracolo.
Le cicatrici comparvero sul suo corpo dopo la morte.
P. Pio da Pietrelcina chiese al Signore che le stigmate rimanessero invisibili. Non fu accontentato. Ma come ben sai, le stigmate scomparvero il giorno antecedente la sua morte, con un processo inverso a quanto accadde in Santa Caterina.
Tutti sanno che il p. Agostino Gemelli, francescano, fu un fiero oppositore delle stigmate di padre Pio.
Secondo p. Gemelli solo due nella storia della Chiesa ricevettero le stigmate: San Francesco e Santa Caterina da Siena.
Se addirittura il giudizio di P. Gemelli (che è certamente contestabile) accorda le stigmate a Santa Caterina, quali fondamenti storici ha il nostro speaker per affermare il contrario?
Nell’allegato ti trascrivo la narrazione dell’impressione delle sacre stigmate nel corpo di Santa Caterina da Siena

2. Per la seconda domanda.
Nessuno, se non Dio solo, conosce chi sia più santo di un altro.
Ma non si deve dimenticare che San Francesco d’Assisi è fondatore di un ordine religioso, che è all’inizio di una spiritualità che da lui prende il nome. Questa spiritualità è stata ed è molto rigogliosa all’interno della Chiesa.
Santa Caterina non è fondatrice, ma discepola di San Domenico.
Non è all’inizio di una spiritualità propria, ma si inserisce all’interno della spiritualità domenicana, della quale è stata una delle più grandi espressioni.
La presenza del legato pontificio è dovuta soprattutto a motivi economici. Per le basiliche o santuari dove il concorso dei pellegrini è molto consistente e dove molto consistenti sono anche le entrate economiche, l’autorità ecclesiastica provvede a nominare un legato, perché tali entrate possano giovare non solo a chi cura la pastorale dei pellegrini, ma anche al bene comune della Chiesa universale o della chiesa locale.
Il fatto che a Siena non vi sia un legato pontificio sta a significare a Siena che non c’è il concorso di pellegrini che c’è ad Assisi o a San Giovanni Rotondo (per p. Pio) o a Pompei o alla Basilica di Sant’Antonio a Padova.
Grazie per la fiducia.
Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Dalla Legenda Maior del beato Raimondo da Capua
Narrazione delle stigmate di Santa Caterina da Siena

194. Poiché si ragiona di questo argomento, son costretto, o buon lettore, a raccontarti quel che avvenne in Pisa molto tempo dopo, alla mia presenza.
Essendo venuta in Pisa, insieme con altri, fra i quali c’ero anch’io, fu accolta in casa di un certo cittadino, che stava vicino alla cappella di santa Cristina.
In questa cappella, in giorno di Domenica, a domanda della vergine, dissi la messa, e per dirla col linguaggio d’uso, la comunicai. Ricevuta che ebbe la Comunione, secondo il solito andò in estasi, perchè il suo spirito assetato del Creatore, cioè, del sommo Spirito, si allontanava quanto più poteva dai sensi. Aspettavamo che ritornasse in sé per ricevere da lei, come alle volte avveniva, un qualche conforto spirituale, quando all’improvviso vedemmo il suo corpicciuolo, che stava prostrato, alzarsi a poco a poco, rimanersene ritto su le ginocchia, stender le braccia e le mani, e raggiare di luce la faccia; dopo essere rimasto lungamente tutto intirizzito, e con gli occhi chiusi, lo vedemmo cascare di colpo come se fosse stato ferito a morte. Poco dopo, l’anima sua riprese i sensi.

195. Allora la vergine mi fece chiamare, e con voce sommessa, mi disse: «Sappiate, o padre, che per la misericordia del Signore, io porto già nel mio corpo le sue stigmate». Io le risposi, che osservando i movimenti del suo corpo mentre lei era in estasi, mi ero accorto di qualche cosa; e le domandai come il Signore aveva fatto tutto ciò. Mi rispose: «Vidi il Signore confitto in croce, che veniva verso di me in una gran luce, e fu tanto lo slancio dell’anima mia, desiderosa di andare incontro al suo Creatore, che il corpo fu costretto ad alzarsi. Allora dalle cicatrici delle sue sacratissime piaghe, vidi scendere in me cinque raggi sanguigni, diretti alle mani, ai piedi ed al mio cuore. Conoscendo il mistero, subito esclamai: Ah! Signore, Dio mio, te ne prego: che non appariscano queste cicatrici all’esterno del mio corpo. Mentre dicevo così, prima che i raggi arrivassero a me, cambiarono il loro colore sanguigno in colore splendente, e sotto forma di pura luce arrivarono ai cinque punti del mio corpo, cioè, alle mani, ai piedi e al cuore». Le domandai: «Dunque nessun raggio è arrivato al lato destro!». Ed ella: «No, ma direttamente al sinistro, sopra il mio cuore; perché quella linea lucida, che usciva dal lato destro di Gesù, mi ferì direttamente, e non per traverso». Ed io: «Ti ci senti ora dolere in quei punti?». E lei, tirato un gran sospiro, rispose: «È tale il dolore che sento in questi cinque punti, specialmente nel cuore, che se il Signore non fa un altro miracolo, non mi par possibile che io possa andare avanti, e che in pochi giorni non debba morire».

196. Mentre ascoltavo queste parole e non senza mestizia ci riflettevo sopra, stavo attento se avessi potuto scorgere qualche segno di tanto dolore. Avendo lei finito di dirmi quel che desiderava che io conoscessi, uscimmo dalla cappella, e ritornammo alla casa di chi ci ospitava. Quivi giunti, appena la vergine ebbe messo piede nella camera che le era stata assegnata, non reggendole il cuore, tramortì. Tutti fummo chiamati d’intorno a lei, e considerando il caso insolito, piangevamo per la paura di perdere colei che amavamo nel Signore. È vero che l’avevamo veduta spesso rapita fuori dei sensi, ed anche alle volte l’avevamo ritrovata indebolita parecchio dalle penitenze e dalle fatiche; pure fino a quel momento non era mai apparsa ai nostri occhi tramortita in quel modo.
Dopo poco tempo ritornò in sé, e quando tutti ebbero fatta colazione, mi parlò di nuovo, dicendomi di sentire che se il Signore non ci metteva un rimedio, presto sarebbe morta.

197. Non rimasi sordo a queste parole, e radunati i suoi figliuoli e le sue figliuole, li pregai e scongiurai con le lacrime agli occhi di rivolgere tutti insieme al Signore la medesima preghiera, perché si degnasse di concederci per altro tempo la nostra mamma e maestra, acciocché noi, così deboli ed infermi, e non ancora irrobustiti dal cielo nelle sante virtù, non rimanessimo orfani fra i pericoli del mondo. Tutti e tutte con uno stesso animo ed una sola voce promisero di farlo, e così andammo da lei, e le dicemmo piangendo: «Noi certamente sappiamo, o mamma, che tu desideri Cristo tuo Sposo, ma il premio tuo è già sicuro; abbi piuttosto compassione di noi, che lasceresti ancora troppo deboli in mezzo alle tempeste. Sappiamo che nulla ti negherà lo Sposo dolcissimo che ami con tutto l’ardore: quindi ti supplichiamo di pregarlo, ché ti lasci ancora con noi, perché, se te ne andrai così presto, resta inutile che ti abbiamo seguito. Benché le nostre preghiere siano per quanto sta in noi fervorose, tuttavia temiamo che, per le nostre colpe, non siano ascoltate, perché disgraziatamente siamo molto indegni; ma tu, che desideri ardentemente la nostra salute, impetraci quello che non può ottenere il merito nostro».
A queste parole, che le rivolgevamo piangendo, Caterina rispose: «Già da un pezzo ho rinunziato alla mia volontà, né in queste né in altre cose voglio se non ciò che vuole il Signore. Io desidero con tutto il cuore la vostra salute, ma Colui, che è mia e vostra salute, sa procurarla meglio che di una qualunque creatura; e perciò si faccia in tutto la sua volontà. Nonostante pregherò volentieri, perchè avvenga ciò che è meglio. A questa risposta restammo dolenti e perplessi.

198. Ma l’Altissimo non disprezzò le nostre lacrime, perché il sabato seguente Caterina mi fece chiamare, e mi disse: «Mi sembra che il Signore vi voglia accontentare, e spero che presto raggiungerete il vostro intento». E come mi disse avvenne.
La Domenica seguente lei ricevette dalle mie indegne mani la santa Comunione, e come nella Domenica precedente il suo corpo, mentre era in estasi, fu quasi abbattuto dall’ardore, così in questo giorno, godendo della stessa estasi, sembrava davvero che rinvigorisse. Alle consorelle che si meravigliarono, perché in questo rapimento lei non aveva dato segno di soffrire come sempre i soliti dolori, ma era sembrato piuttosto che godesse e quasi dormisse un sonno tranquillo e riposante, io dissi: «Spero in Dio che le nostre lacrime, con le quali abbiamo chiesto che ci fosse conservata la vita di lei, siano già state accolte dal Signore, come lei ieri mi promise; e lei, che si affrettava di andare dal suo Sposo, spero che ritorni da noi, per sollevare la nostra miseria». Parlai così, e in breve avemmo la prova che non m’ero sbagliato, perchè riavutasi, ci apparve tanto vigorosa, da non avere più alcun dubbio d’essere stati esauditi. O Padre di infinita misericordia, che cosa farai ai tuoi servi fedeli e figli diletti, se hai acconsentito con tanta piacevolezza a noi peccatori?
Pensando fra me e me a quanto vedevo, per essere più sicuro domandai alla vergine: «Mamma, lo senti ancora il dolore di quelle ferite che son state fatte nel tuo corpo?».
Rispose: «Il Signore, con mio grande dispiacere, ha esaudito le vostre preghiere, e quelle ferite non recano più al mio corpo nessuna pena, ma lo rendono più forte e robusto, e sento bene che il vigore nasce proprio da dove prima derivava lo spasimo».
I fatti che ti ho raccontato, o lettore, ti dicano di quali grazie straordinarie fosse arricchita l’anima di questa vergine, e t’insegnino che anche i peccatori, quando pregano per la salute dell’anima propria, vengono esauditi da Colui che vuole che tutti gli nomini siano salvi.