Quesito

caro p. Angelo,
l’altro giorno in parrocchia vi è stata una conferenza sulla donazione degli organi; si parlava della morte; il conferenziere, professore di morale e di bioetica ha detto che la morte è conseguenza del normale deperimento del corpo; quindi Dio non la vuole. Io penso invece che Dio può volerla o può permetterla se questo è per il nostro bene. Penso bene?
E poi altra questione: la morte è determinata dal distacco dell’anima dal corpo? Cioè, è l’anima che vivifica il corpo, e quindi quando questa lo abbandona, il corpo muore? Oppure è il corpo o le parti vitali di esso che si fermano e allora l’anima solo dopo si libera dal corpo? E ciò significa che non è l’anima che vivifica il corpo.
La saluto con affetto e la ricordo nella preghiera.
don Rosario.


Risposta del sacerdote

Caro Don Rosario,
1. la morte fa parte del naturale processo di deperimento di ogni essere organico.
Facendo parte di questo naturale processo è stata da Dio voluta per ogni vivente di questo mondo.

2. Nello stato di innocenza originale, e cioè del peccato originale, per un dono preternaturale Dio aveva reso immuni i nostri progenitori dal deperimento e dalla morte.
In seguito al peccato originale la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo (Sap 2,24).
Dio ha permesso il peccato originale, e con esso il deperimento organico e la morte, solo in vista di un bene più grande.

3. In conclusione possiamo dire che:
Dio non ha creato l’uomo per la morte.
La morte però è entrata in questo mondo a causa del peccato.
Dio ha permesso che gli uomini la sperimentino per un bene più grande.

4. Circa la seconda domanda: anche se noi diciamo che l’uomo muore quando l’anima si distacca dal corpo, è vero però che l’anima si distacca solo perché il corpo non si presenta più come capace di essere vivificato dall’anima.
Corpo e anima sono fatti per stare insieme.
Questa unione viene meno quando l’organismo corporale si disgrega.
A rigore pertanto bisognerebbe dire che è il corpo che si distacca dall’anima.

5. L’anima rimane nel corpo finché nel corpo rimane qualcosa che possa essere vivificato.
È difficile stabilire quale sia questo momento.
In genere si concorda con questo: quando le parti interne del cervello sono del tutto morte.
Si presume che siano del tutto morte quando l’elettroencelofalogramma risulta piatto da sei ore.
Solo da tale momento è possibile l’espianto di organi unici e vitali.

Ti ringrazio per la fiducia e per la preghiera.
Ti porgo i più cordiali auguri per il tuo ministero sacerdotale e ti assicuro il  mio ricordo davanti al Signore.
Padre Angelo