Quesito

Caro Padre Angelo
Questa volta le scrivo per farle due domande un po’ banali, ma che da tempo mi tornano in mente, vorrei conoscere il significato che le parole “contemplazione” e “meditazione” hanno nel contesto della nostra fede e se ci sia una relazione tra loro (credo di sì ad esempio nella lectio divina). Vorrei inoltre conoscere l’esatto significato della croce che ci tracciamo sulla fronte sulla bocca e sul cuore al momento della lettura del vangelo durante la messa, serve simbolicamente ad evocare un’ “apertura” dei nostri sensi alla parola di Dio?
La ringrazio per la sua pazienza e mi scuso per la mia ignoranza.
Fabio


Risposta del sacerdote

Caro Fabio
Le domande che fai non sono per nulla banali, soprattutto la prima, nella quale mi chiedi la distinzione tra meditazione e contemplazione.

1. Comincio dall’ultima domanda.
Sì, i tre segni di croce simboleggiano l’apertura dei nostri sensi, anzi di tutta la nostra persona ad ascoltare la parola del Signore.
Non solo, ma indicano anche che ci impegniamo a conformare i nostri pensieri, le nostre parole e i nostri affetti con i sentimenti del Signore.

2. Vengo adesso alla prima domanda, che è molto più ampia per i suoi contenuti.

Circa la meditazione
La meditazione è soprattutto una ricerca.
Con l’aiuto di qualche sussidio, il credente cerca di comprendere il perché e il come della vita cristiana, per aderire e rispondere a ciò che il Signore chiede.
I sussidi possono essere la Sacra Scrittura, particolarmente il vangelo, le icone, il grande libro della Creazione, i testi liturgici del giorno, gli scritti dei Padri, le opere di spiritualità…
La meditazione è un lavoro di assimilazione di ciò che l’occhio ha letto, di ciò che l’orecchio ha ascoltato e la memoria ha trattenuto.
In particolare il metodo di sant’Ignazio di Loyola prevede il coinvolgimento delle tre potenze dell’anima: la memoria, l’intelletto e la volontà.
La memoria ricrea la scena; l’intelletto approfondisce il testo; la volontà muove gli affetti e le opere.
In antico la meditazione costituiva la seconda tappa della lectio divina: dopo la lectio, prima della oratio (conversazione) e della contemplazione.

Circa la contemplazione
La contemplazione è essenzialmente unione con Dio, un’unione nella quale si sperimenta la presenza di Dio nella nostra anima e nel nostro corpo.
Nasce dall’amore, che è essenzialmente un legame o una forza che unisce.
Nella contemplazione Dio è nell’uomo e l’uomo è in Dio.
S. Teresa la definisce come “un intimo rapporto di amicizia, un trattenimento da solo a solo con Colui dal quale ci sappiamo amati” (s. teresa d’avila, Autobiografia 8, 5).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che si esprime attraverso queste quattro caratteristiche:
“ – sguardo di fede fissato su Gesù,
  – ascolto della parola di Dio,
  – silenzioso amore,
  – unione con la preghiera di Gesù e con i misteri della sua vita (CCC 2724).
Per san Tommaso d’Aquino la contemplazione consiste nel godere della presenza di Dio e nel conversare con Lui: “È proprio dell’amico conversare con l’amico. Ma la conversazione dell’uomo con Dio avviene per mezzo della contemplazione” (Somma contro i Gentili, IV, 22).
Dice anche che  “la vita contemplativa consiste essenzialmente in un atto dell’intelligenza, ma attinge la sua sorgente nella volontà, perché è la carità (l’amicizia) che stimola a contemplare Dio
Si prova gioia a contemplare ciò che si ama e questa gioia che ci procura l’oggetto contemplato stimola ad amare ancora di più. Questa è l’ultima perfezione della vita contemplativa: non semplicemente vedere, ma anche amare la verità divina” (Somma teologica, II-II, 180, 7, ad 1).
Per san Tommaso la contemplazione è sempre accompagnata da godimento, anzi da un“godimento che sorpassa qualsiasi gioia umana” (Somma teologica, II-II, 180, 7).
Per San Gregorio Magno questo godimento fa “ardere dal desiderio di vedere il volto di Dio” (In Ez., hom. 14).

Mi pare, caro Fabio, che questo basti, e faccia comprendere come mai Gesù abbia detto a Marta che Maria si era scelta la parte migliore che non le sarebbe stata tolta. Tutto ci può essere tolto in questa vita. L’unica cosa che non ci viene tolta, neanche con la morte, è l’unione con Dio che si attua nella contemplazione.

Ti auguro di vivere e gustare questa bella realtà, preludio del Paradiso.
Per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo