Quesito

Caro Padre Angelo,
approfitto del fatto di avere conosciuto questo sito per chiedere di aiutarmi a risolvere questo dubbio… Il giorno 3 settembre mentre giravo per il centro, ho sentito il bisogno di confessarmi presso il Duomo della mia città dopo alcuni anni (si’ proprio anni) che non lo facevo, ovviamente l’ho confessato al sacerdote insieme ad altri peccati, con la promessa di riavvicinarmi a Dio ed ai miei doveri di cristiano e dopo avere ottenuto l’assoluzione sono ritornato al lavoro… Purtroppo però lo stesso giorno sono ricaduto nel peccato grave di avere bestemmiato il nome di Dio per un futilissimo motivo ma immediatamente mi sono reso conto della gravità del gesto e del mio pentimento… Le chiedo se mi devo sentire meglio o se è stato sufficiente recitare un atto di dolore o è meglio confessarmi ancora magari qui dal parroco del mio paesino, non vorrei che fosse una cosa sforzata così come invece non lo è stato il fatto di confessarmi dopo un lungo periodo. Di solito faccio sempre quello che istintivamente mi sento di fare, ma questa volta aspetto prima un suo consiglio prima di scegliere la strada più giusta da seguire, chiaramente sono autoconvinto di controllarmi di più e di non ricadere in questo grave peccato.
Grazie se vorrà aiutarmi.
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. sono molto contento che tu ti sia riavvicinato a Dio attraverso la confessione sacramentale.
Sono convinto che ne sei venuto fuori liberato, purificato e felice.
Hai sperimentato quanto dice il catechismo della Chiesa cattolica: “In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (n. 1468).
Devo dire che il Signore ti attendeva da tanto tempo: bussava, gridava. E tu facevi orecchio da mercante. Finalmente ha vinto la tua sordità, ti sei lasciato riabbracciare e ora sei felice.

2. Lo stesso giorno però ti è scappata una bestemmia.
La bestemmia, in quanto tale, è un peccato grave.
Ma per commettere concretamente un peccato grave si richiedono tre condizioni:
materia grave (e qui c’è),
la piena avvertenza della mente
e il deliberato consenso della volontà.
Ora, da quanto mi scrivi, tu sai che la bestemmia è un peccato grave, ma il giorno in cui hai bestemmiato ti sei accorto di aver bestemmiato solo dopo che la bestemmia ti era scappata. La piena avvertenza l’hai avuta dopo, non prima. Ugualmente non c’era il deliberato consenso della volontà. Perché se tu ti fossi accorto che stavi per bestemmiare, ti saresti fermato.
Pertanto il peccato della bestemmia, che di suo è grave, soggettivamente in questo caso è diventato meno colpevole, a motivo della mancanza della piena avvertenza della mente e del deliberato consenso della volontà.

3. Certo, il peccato ti è sfuggito perché precedentemente avevi acquisito l’abitudine di bestemmiare. Si tratta dunque di una cattiva abitudine che rende inferma la tua anima.
Adesso però quest’abitudine la deprechi, la vuoi rimuovere dalla tua vita.
Confessandoti, tu hai ripudiato il peccato e l’abitudine di peccare.
Purtroppo può capitare che tu rimanga ancora vittima di questa pessima abitudine.
Devi cercare di combatterla.

4. Dal momento che la bestemmia ti è sfuggita senza che tu te ne sia accorto, per fare la Santa Comunione è sufficiente che tu dica l’atto di dolore.
E poi alla prossima confessione, dirai al sacerdote che ti è capitato di dire delle bestemmie, in forza della abitudine acquisita e senza accorgertene. Anzi, che te ne sei accorto solo dopo. E che avendo chiesto il parere ad un sacerdote, ti è stato detto che, mancando la piena avvertenza della mente e il deliberato consenso della volontà, potevi fare la Santa Comunione.
Poi ti atterrai a quanto ti dirà il confessore.

4. Intanto ti esorto a confessarti con regolarità e frequentemente. Non lasciar passare mai il mese, meglio ancora se ti confessi ogni quindici giorni.
Confessati anche se devi fare uno sforzo. Non lasciarti guidare solo dall’istinto.
La confessione è un bell’atto di umiltà e proprio per questo è sempre accompagnata da una benedizione del Signore. Dice la Scrittura che “Dio resiste ai superbi, mentre dona la sua grazia agli umili” (Gc 4,6).

Ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo