Quesito

Gentilissimo padre Angelo,
come sa sono un assiduo lettore della Bibbia.
Come Le ho già raccontato, ho voluto leggere la Bibbia dall’inizio alla fine, senza “salti” e senza “tagli”. Credo che sia una lettura molto arricchente.
Tempo fa le avevo posto una domanda pressappoco così strutturata: come mai solo l’evangelista Luca ci parla dell’episodio del buon ladrone mentre gli altri non fanno accenni?
Lei, giustamente, mi ha risposto che il non citare un episodio non significa che questo non sia avvenuto. Ha portato l’esempio delle nozze di Cana, citate solo in un Vangelo.
Sono d’accordo con Lei su questo fatto, ma riformulo la domanda.
Come mai solo Luca parla del buon ladrone mentre gli altri evangelisti affermano un’altra cosa? Spiego: Luca parla del buon ladrone mentre Marco e Matteo affermano rispettivamente “E quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano” (Marco, 15,32) “Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo” (Luca, 27,44). Vede, qui non ci si può dire che Luca racconti di un fatto e Matteo e Marco lo tralasciano: qui si tratta di due racconti diversi! Marco e Matteo dicono espressamente che i ladroni sono due e che entrambi lo insultano. Luca no, dice un’altra cosa!
Aggiungo anche questo fatto: come mai Giovanni, tra gli evangelisti certo il più “stretto” a Gesù non ha citato questo passo? Non è possibile che due racconti ispirati siano in contraddizione, ovvio! A meno che… per ispirato si intenda il messaggio globale contenuto nel Vangelo e non si intenda invece verità storica incontrovertibile tutto ciò che viene scritto.
Che ne pensa di questo?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il p. Lagrange, fondatore dell’école biblique di Gerusalemme, dopo aver riferito il gran vociare dei capi e dei sommi sacerdoti che insultavano il Signore e gli dicevano: “Ha posto la sua fiducia in Dio; che Dio lo salvi ora se lo ha caro dal momento che ha detto: Io sono il Figlio di Dio” scrive: “Da lontano si credeva di sentire anche la voce dei ladroni mescolarsi alla loro, meno acerba certamente, perché essi nulla sapevano; ma data l’abitudine loro di maledire e di bestemmiare parevano associarsi a modo loro a quel coro di oltraggi.
Uno di quei miserabili motteggiando fino all’ultimo sospiro aveva detto: «Non sei tu il Messia? – l’aveva inteso allora allora – salva te stesso», – e questo ancora l’aveva inteso dalla bocca dei capi. Poi per conto suo con uno scherno forzato aggiunse: «E noi pure con te».
L’altro ladrone, però, meno indurito, rientrato in se stesso al momento di comparire innanzi a Dio, gli rese giustizia e riconoscendo la sua pena ben meritata ebbe un intuito così chiaro da capire l’innocenza di Gesù. Può darsi che altra volta si sia incontrato col suo compagno di supplizio e l’abbia inteso quando alle turbe che lo seguivano parlava di quel regno di Dio ch’egli avrebbe inaugurato in qualità di Messia. Gli stessi sacerdoti avevano dichiarato di riconoscere i suoi miracoli e frattanto Gesù taceva. Che fosse nell’attesa dell’ora che sicuramente sarebbe scoccata dopo quelle sofferenze, delle quali aveva pure parlato? Sforzandosi allora di volgere la testa, il ladrone articolò dolcemente: «Gesù, ricordati di me quando verrai nello splendore del tuo regno» (L’evangelo di Gesù Cristo, p. 560).

2. S. Agostino dice che il quarto evangelista ha avuto principalmente l’intenzione di integrare quanto scritto dagli altri evangelisti.

3. L’inerranza storica dei Vangeli è fuori dubbio.
Come mostra anche M.J. Lagrange, le diversità si riesce a comprenderle agevolmente.

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo