Quesito

Reverendo Padre,
vorrei farle alcune domande sul Vangelo e sui Dogmi… perchè è solo Giovanni a parlare di Maria (Madre di Gesù) ai piedi della croce? Un particolare del genere perchè è sfuggito agli altri evangelisti (che parlano di altre donne ai piedi della croce)?
Perchè il vangelo di Giovanni non parla dell’istituzione dell’Eucarestia (ok che ometta la trasfigurazione in quanto può darsi che "il vangelo di Giovanni" non sia stato effettivamente scritto da Giovanni il figlio di Zebedeo). A proposito… la Bibbia di Gerusalemme nella cronologia finale ha che S. Giovanni è morto martire… ma la tradizione non ci dice che fu l’unico degli apostoli a morire di vecchiaia (fattostà che a una predica ho sentito che nella trasfigurazione i 3 discepoli hanno la particolarità di essere uno il primo apostolo martire, il secondo il principe degli apostoli e il terzo l’unico che non morì martire)?
Le faccio anche una domanda che spero non sia presa come una provocazione: come mai i domenicani che sono devoti a Maria non hanno "indovinato" (perdoni il termine) i 2 dogmi mariani per eccellenza che invece sono stati promossi dalla tradizione più legata ai francescani? Forse il modo per rapportarsi a Dio e alle sue Realtà sfugge tutte le nostre "speculazioni" Aristoteliche?
A proposito di ragionamenti in termini aristotelici… come si può spiegare l’Eucarestia senza scomodare il filosofo greco?
Infine ne approfitto della e-mail per chiederLe una cosa: mi sono confessato e il sacerdote mi ha detto che visto che non c’erano peccati gravi non mi voleva dare l’assoluzione e ho dovuto insistere un pò… domanda un pò "sofistica" per evitare che mi riaccada di beccare altri preti così: è lecito inventarsi di aver fatto un peccato mortale o è, al pari di ometterlo, un sacrilegio?
Spero di non averla annoiata
Grazie dell’attenzione La raccomando nella preghiera
Gabriele


Risposta del sacerdote

Caro Gabriele,
1. secondo antichissima tradizione, che si rifà a Clemente alessandrino, a Eusebio di Cesarea, ad Epifanio, a Girolamo e altri, l’evangelista Giovanni, tra altre motivazioni,  avrebbe inteso integrare quanto mancava nell’esposizione degli altri vangeli.
Questo fa capire tante cose: come mai descriva il dialogo di Gesù dalla croce con Maria e con il discepolo che amava.

2. Lo stesso discorso vale per l’istituzione dell’eucaristia, della quale però San Giovanni parla diffusamente nel capitolo sesto del suo Vangelo, dedicato a Cristo pane della vita.
In quel medesimo capitolo Gesù rimanda all’istituzione dell’Eucaristia quando dice: “E il pane che io darò, è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).
Dicendo darò (al futuro), lo promette. Non lo dà sul momento. E collega quel pane alla sua morte in croce.
L’eucaristia non è altro che questo: il memoriale della morte del Signore, secondo quanto dice San Paolo: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Cor 11,26).

3. Sull’autore del quarto Vangelo è fuori di dubbio che sia San Giovanni, che non si cita mai se non attraverso l’espressione “il discepolo che Gesù amava”.
Che il quarto Vangelo sia stato redatto dai suoi discepoli non cambia nulla. È lui che attesta ciò che ha visto.

4. E sia su questo problema sia quello del martirio ti riporto per esteso quanto dice la Bibbia di Gerusalemne, la quale, come vedrai, non dice che fu martire, ma riporta l’ipotesi del martirio (cfr. n. 6).

5. I tre apostoli della trasfigurazione furono scelti, secondo San Tommaso, perché uno ebbe il primato nel martirio (Giacomo), un altro nella potestà (Pietro) e il terzo (Giovanni) nell’essere il discepolo prediletto.

6. Non è necessario ricorrere alle categorie greche per spiegare l’Eucaristia, anche se san Tommaso e con lui il Magistero della Chiesa le hanno trovate convenientissime.
È sufficiente credere che quel pane non è più pane ma il corpo del Signore.
Rimangono le apparenze del pane (e queste sono sotto gli occhi tutti), ma la realtà è un’altra.

 7. Ecco quanto dice la Bibbia di Gerusalemme sull’autore del IV Vangelo:
“Nel Vangelo stesso, nulla viene d’altronde a smentire questa tradizione, anzi (che l’autore sia l’apostolo Giovanni).
Si è visto: l’evangelista si presenta sotto la garanzia di un discepolo amato dal Signore, testimone oculare dei fatti che racconta.
Lingua e stile denotano un’origine manifestamente semitica; lo si vede perfettamente al corrente degli usi giudaici, come della topografia palestinese al tempo di Cristo.
Sembra legato da una speciale amicizia con Pietro (13,23s; 18,15; 20,3-lO; 21,20-23) e Luca ci informa che effettivamente si trattava dell’apostolo Giovanni (Lc 22,8; At 3,1-4.11; 4,13.19; 8,14).
Infine come spiegare il silenzio incomprensibile del quarto Vangelo sui due figli di Zebedeo, se non proprio perché sarebbe stato scritto da uno di loro? Il «discepolo che Gesù amava… che ha scritto queste cose» (21,24) è quello che Gesù aveva, con Pietro e Giacomo, in particolare stima (Mc 5,37, 9,2; 13,3, 14,33).
Si è voluto obiettare che, secondo certe testimonianze, l’apostolo Giovanni sarebbe morto martire in una data relativamente antica, e dunque che non avrebbe potuto scrivere il Vangelo che porta il suo nome. Di fatto, è difficile negare che effettivamente vi sia stata un’antica tradizione in favore di questo martirio. Ma essa ha più garanzie di autenticità della tradizione che fa vivere san Giovanni a Efeso fino a un’età avanzata?
E se sì, si potrà notare che tale tradizione rimane muta sulla data di questo martirio. D’altra parte, l’insieme delle tradizioni giovannee si costituì certamente in una data molto antica, anche se il Vangelo fu definitivamente redatto ed edito solo più tardi, probabilmente dai discepoli di Giovanni.
In tal caso, la paternità del quarto Vangelo non sarebbe inconciliabile con l’ipotesi del martirio dell’Apostolo”.

8. Circa i dogmi mariani non ammessi inizialmente dai domenicani: non si tratta di due, ma di uno (quello dell’immacolata concezione).
La quale dapprima fu ammessa da San Tommaso.
Poi, dal momento che alcuni da questo trassero la conseguenza sbagliata che la Madonna non fosse stata redenta da Cristo, San Tommaso la negò, per dire che fu santificata sommamente subito dopo.
Ma verso il termine della sua vita, nella predicazione del quaresimale a Napoli, San Tommaso tornò sulla posizione antica.

9. Sulla confessione: non è mai lecito confessare peccati che non si sono fatti. È un sacrilegio.
Invece fai bene a confessarti di frequente.
E, visto come si comporta il sacerdote di cui mi parli, lo scanserai e andrai da un altro.

Ecco: non mi hai annoiato, anche se in un unico quesito ne hai inseriti molti!
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo