Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo con grande speranza che anche solo una sua parola, possa darmi un incoraggiamento per affrontare alcune circostanze, in questo periodo un po’ difficile.
Innanzitutto tengo a precisare che seguo spesso la Sua rubrica, e che da un po’ di tempo volevo scriverLe, ma forse la pigrizia, forse la paura di non riuscire ad esprimere ciò che volevo, ho sempre rimandato, e forse stasera qualche cosa mi ha spinto a farlo, ed eccomi qui.

1. Volevo chiedere diverse cose, iniziando forse da quella che più mi assilla negli ultimi 2/3 anni. Praticamente da quando mi sono riavvicinato alla fede, dopo un periodo di assenteismo ed ignoranza a Dio, (sottolineando che non è stato un percorso graduale, ma un riavvicinamento molto repentino) sono nate in me delle fisse nella mia mente, come blasfemia di ogni genere, che non riguardano solo bestemmie a parole, ma anche di immagini o situazioni di violenza e pensieri impuri, totalmente involontarie.
E tutto questo, pur essendo consapevole della loro estranea provenienza, mi provocano molta rabbia, dolore, e soprattutto mi fanno sentire lontano da Dio.
In quel momento di forte rabbia, è come se cambiasse improvvisamente la mia personalità, come un interruttore, sento grande (non so descriverle quanto) rancore verso le cose buone, verso la volontà di Dio, divento aggressivo. 
Tutto questo quando poi passa, mi fa sentire in colpa, a volte addirittura piango, e mi fa sentire molto incerto sul motivo perchè io abbia dovuto "disprezzare" un qualcosa che io voglio seguire, a maggior ragione senza volontà mia di essere blasfemo. E questi "attacchi" che definisco violentissimi, avvengono con periodicità variabile, anche nel corso della stessa giornata, mentre in altri periodi quasi me ne dimentico.
A raccontarlo, per esempio adesso che sto digitanto al pc, sembra così tutto banale, ma è veramente terribile, immagino che Lei abbia compreso cosa intendo dire.

2. Durante il mio riavvicinamento alla fede, sono stato molto più rigido con me stesso, quasi troppo, soprattutto a livello delle impurità, nonostante la mia giovane età di 24 anni, sono riuscito a contenere pensieri ed immagini che prima in adolescenza ritenevo "normali" e innocui.
Dopo profonde riflessioni, mi ritengo molto soddisfatto delle conclusioni da me raggiunte, perchè non si tratta di fare una determinata cosa solo perchè "piace" al Signore, o per paura di essere puniti, ma sono felicissimo di pensarla proprio sulla stessa linea del Vangelo, cioè in pratica di condividere un insegnamento e di farlo proprio, proprio come ho fatto per il sesto comandamento.

3. Diciamo che in adolescenza cadevo troppo spesso nella pornografia  e negli atti impuri e purtroppo a volte ancora adesso.
Non voglio trovare giustificazioni o scuse per sminuire la colpa, ma sono stati risposta a particolari momenti difficili soprattutto emotivamente, che mi hanno colpito in particolar modo nell’adolescenza, le posso garantire che ho passato periodi di grande fragilità.
Ma avendo ultimamente (gli ultimi anni) "cambiato rotta" in seguito al cammino di conversione, si sono nella mia mente moltiplicate appunto quelle immagini blasfeme che riguardano soprattutto la sessualità.
Esattamente come le bestemmie, mi provocano fastidio e sensi di colpa, ma possono essere ritenute offensive? o meglio dire peccaminose?

4. Gesù insegna che non occorre necessariamente fornicare per commettere adulterio, ma basta anche il desiderio o il pensiero di compierlo verso una persona.
Io mi chiedo, quindi un semplice pensiero può ritenersi un peccato mortale come l’adulterio ?
Bisognerebbe confessarsi anche solo per aver "pensato" un azione scorretta?

5. Come dicevo prima, io ho praticato un profondo cambiamento, ritenendo inaccettabili moralmente tali impurità.
Spesso rifletto su quanto sia veramente importante ed infinitamente preziosa la vita e l’esistenza, e nelle profonde riflessioni provo come una specie di empatia per le persone, poi mi domando: come si fa a calpestare così pesantemente e sminuire così in basso la vita di una persona, trattandola come un oggetto o come sfogo sessuale.
Sembra banale a scriverlo, ma sono profondissime riflessioni, che nonostante abbia ben presente, spesso sono annebbiate dal peccato e dal "desiderio della carne".

6. Chiedo scusa per la lunghezza del testo, ma vorrei porle un’altra domanda:
Ultimamente mi sta succedendo una cosa un po’ strana, che avrei quasi difficoltà ad esprimerla, e questo mi fa star male: e cioè nonostante l’Amore verso Cristo, nonostante la mia ricerca di Lui, nella preghiera, nel chiedere perdono, o nelle richieste che gli faccio, a volte, il pensare alla Sua presenza, sicuramente positiva e benevola, mi fa sentire come non completamente libero delle mie scelte.
E’ vero, è un po’ un controsenso che non mi so spiegare, è proprio Dio che ci ha dato l’importantissimo dono della libertà, però a volte il "rendere conto di tutto" a Lui, o meglio la Sua "costante" presenza ed osservazione, seppur piena d’amore e priva di giudizio, è strano da dire mi rendo conto, quasi non mi mette a mio agio.
Meditare la presenza del Signore, rendere sempre conto a Lui, seguire la Sua via, chiedere perdono quando si sbaglia, è una vita sicuramente pura, bellissima, però a volte può sfociare in ossessione, quando è richiesta l’attenzione su quello che si sta svolgendo al presente.
E non mi riferisco solo nel momento "del dovere" (studio / lavoro, ecc.) ma anche nel tempo libero, magari anche di riposo, dove si sente il bisogno di non pensare a niente, o di prendere spazi per se stessi.
Le riporto un esempio: tempo fa ho notato scendere dal treno due suore, che recitavano il rosario lungo la via.
Io non conoscendo la loro vita, le loro regole, non posso dare un giudizio, ma secondo me, nonostante l’unione con Dio sia un’esperienza meravigliosa, credo sia "sbagliato" per una persona che non sia un sacerdote / suora o qualunque ruolo religioso, essere così perennemente concentrato, persino fuori, da essere distratto dalla realtà circostante.
Io credo che sia importate dedicare momenti alla preghiera e meditazione, ed io sono una persona che ne dedica tanti nell’arco della giornata, ma sono sicuro che Dio voglia anche che viviamo il presente, con l’attenzione nella realtà, e con realtà intendo anche momenti di tempo libero e di svago.
Nonostante l’importanza e l’efficacia della preghiera, soprattutto per il prossimo, non solo per noi stessi, possono esistere periodi di "riposo"?
Non per pigrizia, ma per stanchezza, perchè anche se non sembra, la riflessione, la preghiera, portano via un grande quantitativo di energia.

Mi piacerebbe se pubblicasse online le mie domande, perchè potrebbero essere d’aiuto a tante persone.
La ringrazio per il tempo che mi dedicherà, Le auguro ogni bene nella sua vita spirituale.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. volentieri rispondo pubblicamente a tutte le tue domande perché c’è in esse qualcosa che merita di essere sottolineato.
Intanto sono felicissimo che tu abbia incontrato repentinamente il Signore che ha fatto irruzione nella tua vita come in quella di san Paolo sulla strada di Damasco.
San Paolo era diverso da te. Era un fervente ebreo. Ma non era cristiano. Anzi andava a Damasco con lettere che lo autorizzavano ad arrestare i convertiti al cristianesimo e a portali a Gerusalemme.

2. Per il primo problema cui hai accennato, mi pare non si tratti solo di pensieri che ti disturbano e che si fanno più intensi soprattutto nei momenti di stanchezza mentali.
Forse c’è qualcosa di più.
Non vorrei andare troppo in là, ma ho l’impressione che si tratti di vessazioni diaboliche.
So di persone che sono afflitte da queste vessazione e si trovano in quei momenti a provare odio per Dio, pur essendo persone a lui totalmente dedicate.
Non sono responsabili di questi sentimenti, perché non vengono dalla loro volontà.
Certo si tratta di una prova molto grande, che non le fa affatto stare tranquille e temono di non essere in grazia di Dio. Mentre in realtà lo sono. Anzi ti ho detto che sono a Lui totalmente dedicate.
Che fare?
Le persone di ho fatto riferimento prendono molte benedizioni, forse anche di esorcismo. Ma sono sempre o quasi al punto di partenza.
Allora bisogna accettare questa croce e prenderla in espiazione dei peccati personali e dei peccati degli altri, riconoscendo che, se non ci fosse stata la tua conversione, quella condizione avrebbe potuto essere tua eternamente.
Prendi dunque questa croce in espiazione e offrila al Signore.
Ma non temere per queste vessazioni, perché rimani in grazia e amico del Signore. Anche se  queste prove ti lasciano in stato di grande desolazione e amarezza.

3. Sul secondo punto ti posso dire solo questo: bravo!
Scrivi infatti: “Dopo profonde riflessioni, mi ritengo molto soddisfatto delle conclusioni da me raggiunte, perchè non si tratta di fare una determinata cosa solo perchè "piace" al Signore, o per paura di essere puniti, ma sono felicissimo di pensarla proprio sulla stessa linea del Vangelo, cioè in pratica di condividere un insegnamento e di farlo proprio, proprio come ho fatto per il sesto comandamento”.
Sì, questo è il segno che sei amico del Signore, perché senti che quanto stai vivendo è profondamente vero e appagante.
Gesù Cristo non chiede cose che sono fuori dalle esigenze della nostra natura.
Senti invece che nessuno, come Lui, risponde al tuo bisogno di felicità.

4. Circa i peccati di pensiero: Gesù ha detto che chi guarda una donna e la concupisce ha già commesso adulterio nel suo cuore (Mt 5,28).
Cioè: ha già commesso adulterio nell’atto stesso in cui ha deciso di commettere un peccato con lei. Nel suo cuore è gia avvenuta una trasformazione, anzi una perversione del disegno di Dio sulla sessualità e sul rapporto con le persone.
Il Signore, dicendo “e la concupisce”, non si riferisce ai pensieri che svolazzano nella nostra mente nel vedere qualsiasi persona.
Questi pensieri, che certo non ci santificano, sono però come i depositi che lasciano le mosche dove posano le loro zampe. Ma non vi è nulla di grave.
Chiaro che se si tratta di pornografia cercata o comunque voluta, ci si trova già di fronte ad uno stravolgimento del cuore simile  a quello di chi guarda una donna e la concupisce.

5. Circa il quarto punto: non basta avere pensieri buoni ed empatie verso determinate valori.
È necessario essere vigilanti perché le tentazioni sono a portata di mano.
Non dobbiamo mai dimenticare l’ammonimento del Signore: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 14,38).
A parte le nostre stanchezze, come ricorda la Sacra Scrittura il nostro avversario gira sempre attorno a noi come un leone affamato cercando chi divorare (1 Pt 5,8).

6. Sul quinto punto: la presenza di Dio nella nostra vita cristiana è una presenza amica. Lo sentiamo dentro al cuore, nel più profondo di noi stessi.
Questa presenza dà un senso di appagamento e ci fa già pregustare in qualche modo quanto scrive San Tommaso d’Aquino: “Solo Dio sazia e tutto quello che è meno di Dio non sazia”.
Ciò non toglie che talvolta si senta il senso della Trascendenza di Dio e della sua santità per cui ci si sente piccoli, insufficienti, forse anche impuri e peccatori.
Questo duplice sentimento corrisponde più o meno a quanto diceva Sant’Agostino a proposito di Dio quando diceva di sentire Dio “intimior intimo meo et superior summo meo”, e cioè più interiore a se stesso di quanto non lo fosse lui a se stesso e nello stesso tempo  infinitamente trascendente e superiore.

7. Infine, sul sesto punto, sono doverosi per la nostra vita i momenti di distensione.
Sono momenti di recupero delle energie fisiche e psichiche.
In particolare sono momenti in cui si ravvivano e si coltivano le amicizie.
Sotto questo aspetto è perfino doveroso essere ilari con gli altri.
Di san Domenico si legge che era solito parlare con Dio o di Dio. Ma quando era nelle ricreazioni nessuno era più ilare di lui.
Le Suore che hai visto hanno fatto bene a recitare il Rosario per strada. Lo faccio anch’io. Ma stai pure sicuro, che se vuoi vedere delle persone felici, di una spontaneità genuina, sono proprie le suore. Quando faccio scuola, non c’è nessuno più pronto a ridere e a contagiare col proprio ridere quanto le suore.
Non pensare dunque che la presenza di Dio sia per loro ingombrante. Stanno unite al loro Sposo, sentono il cuore occupato dalla sua dolcissima presenza. E non sai quanto in quel momento ricevano da Lui.

Sei stato lungo tu. Sono stato lungo anchi’io.
La tua email è stata piacevole per me e penso anche per i visitatori.
Mi auguro che lo sia anche la risposata.

Ricambio volentieri il bell’augurio di ogni bene nella vita spirituale.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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