Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzi tutto vorrei esprimerle un grazie sincero per la grande e benemerita opera che compie in questo sito, in cui risponde con competenza e chiarezza ai tanti e diversi quesiti posti dai lettori.
Proprio per questo motivo, vorrei porle una questione “spinosa”, alla quale finora non ho trovato risposta con piena chiarezza.
Esistono casi in cui pratiche abortive, messe in atto allo scopo di salvare la vita della madre, sono da considerarsi lecite?
Dalla lettura delle sue risposte a quesiti simili, mi è parso di capire che, se l’aborto è diretto, cioè voluto “come fine e come mezzo”, non si può mai considerare come moralmente accettabile.
Se però tali pratiche non avessero come scopo primario quello di provocare la morte del bambino, ma fossero tali, comunque, da produrre un rischio per il nascituro?

Mi capita di pensare al caso di Santa Gianna Beretta Molla, in cui l’eroismo cristiano è consistito proprio nell’evitare di ricorrere ad alcune pratiche (mi sembra radioterapia o chemioterapia) che avrebbero potuto comportare un rischio per il nascituro (nel suo caso, proprio la morte della bambina che aspettava).
Una santa mamma, si dice, darebbe sempre la vita per i propri figli.

Però mi viene un dubbio, se l’atto è eroico, allora vuol dire che esiste un atto non eroico, ma comunque lecito?
Cercare di essere santi, per i cristiani, non è un optional.
Nella nostra vita dobbiamo quindi essere pronti ad attuare anche atti eroici.

Fatta questa premessa, sembra che esistano casi (anche solo la decisione di anticipare la nascita) in cui è lecito (forse anche consigliabile) correre dei rischi, sia per la madre che per il nascituro, allo scopo di cercare di salvare la vita di entrambi.
Spero Padre Angelo, che mi possa chiarire meglio le tante e diverse questioni.
La saluto e la ringrazio anticipatamente, e invito tutti i lettori a partecipare alla benemerita iniziativa www.dueminutiperlavita.info
Carlo


Risposta del sacerdote

Caro Carlo,
1. è necessario distinguere bene tra aborto diretto e aborto indiretto.
Si ha un aborto diretto quando l’azione si propone di eliminare il nascituro.
Questa azione può essere il fine dell’intervento (non si vuole la gravidanza) oppure può essere il mezzo per conseguire un fine (ad esempio la soppressione del bambino come mezzo per salvare la madre che corre pericolo di vita durante il parto).
Questo tipo di aborto non è mai lecito.
Infatti si tratta sempre della soppressione voluta di una vita umana.

2. Diverso dall’aborto diretto è l’aborto indiretto. Qui l’aborto non è voluto né come fine né come mezzo, ma è la conseguenza di un’azione buona e necessaria compiuta sul corpo della madre.
Nell’aborto indiretto né l’intenzione né l’atto compiuto mirano all’aborto, ma ad altro scopo, ad esempio a curare l’infermità della madre, di modo che l’aborto è solo una conseguenza permessa e non propriamente voluta, anche se prevista.

3. Per compiere un’azione di cui si prevede che avrà un effetto abortivo è necessario osservare scrupolosamente i quattro criteri che regolamentano il volontario indiretto (chiamato anche “azione a duplice effetto”) che sono i seguenti:
– l’azione deve essere in se stessa buona o almeno indifferente;
– l’effetto buono deve essere raggiunto immediatamente e non mediante l’effetto cattivo. Non è lecito infatti fare il male perché ne venga fuori il bene (Rm 3,8);
– ci deve essere un motivo o un bene proporzionato all’effetto negativo previsto, e cioè il male che ne deriva non sia superiore al bene che si vuole raggiungere;
– deve essere l’unica via percorribile e con una vera necessità.

4. Sulla liceità di un intervento da cui si prevede che come effetto collaterale vi sarà l’aborto era già intervenuto Pio XII: “Di proposito abbiamo sempre usato l’espressione “attentato diretto” alla vita di una persona innocente, “uccisione diretta”, perché se, per esempio, la conservazione della vita della futura madre, indipendentemente dall’essere incinta, richiedesse con urgenza un’operazione chirurgica o un’altra terapia che avrebbe, come conseguenza secondaria, in nessun modo voluta o perseguita, ma inevitabile, la morte del feto, un tale atto non potrebbe più essere qualificato come un attentato diretto ad una vita innocente. In queste condizioni, l’operazione può essere lecita, come sarebbero leciti interventi medici similari, purché si tratti di un bene di elevato valore, quale la vita, e che non sia possibile rimandare l’operazione a dopo la nascita del bambino, né far ricorso ad altro rimedio efficace” (26.XI.1951).

5. Gianna Beretta Molla avrebbe potuto sottoporsi ad un intervento di rimozione dell’utero.
Se l’avesse fatto, l’aborto che ne sarebbe seguito sarebbe dato un aborto indiretto.
Ma non lo fece perché volle salvare la bambina che portava in grembo.

6. Tu dici giustamente: ha compiuto un atto eroico. Ed è vero. Ma poi soggiungi: tutti i cristiani non dovrebbero mirare alla santità, che consiste nell’esercitare le virtù e cioè la capacità di amare, al grado eroico.
Qui, come vedi, è necessario fare delle distinzioni.
E io distinguo tra eroismo estensivo ed eroismo intensivo.

7. Per eroismo estensivo intendo che si faccia sempre tutto al massimo delle capacità materiali. Porto un esempio: mi viene chiesta un’elemosina per strada. Anziché dare un euro, do tutto quello che c’è nel portafoglio (supposto che non si sia solo un euro!). Uno può farlo e compie certamente un atto di carità molto grande. Ma non è questo che viene richiesto di fare volta per volta.
Per eroismo intensivo invece intendo che uno faccio col massimo di amore quello che fa. Così: rimanendo all’esempio fatto, io do solo un euro (perché queste sono le mie possibilità attuali) ma lo faccio col massimo di amore.

8. Per la santità è richiesto questo tipo di eroismo.
Se poi uno vuole metterci anche l’altro, se si tratta di un atto ragionevole, tanto meglio.
Ma non è richiesto per la santità.

9. Indubbiamente esistono casi in cui è lecito correre dei rischi per la madre o per i figli allo scopo di salvare il salvabile e cioè la vita di entrambi.
Questa infatti è sempre preminente sul bene, pur preziosissimo, della salute e dell’integrità fisica.

Ti ringrazio per i complimenti.
Ti assicuro un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo