Quesito

Caro Padre,
mi scusi la domanda magari troppo superficiale, ma vorrei capire qualcosa.
Discutendo con amici, anche loro cattolici, non ci sappiamo dare una risposta sulla necessità del battesimo, o dell’essere cattolici, per la salvezza eterna.
Se un induista non accetta il messaggio evangelico e segue coerentemente la sua fede, può andare in paradiso?
Alcuni dicono no, ha rifiutato l’annuncio… altri sì perchè è stato onesto  con sè stesso.
Io vorrei una risposta più chiara possibile da lei.
grazie
Luigi P.


Risposta del sacerdote

Caro Luigi,
1. il Battesimo è necessario per la salvezza. L’ha detto Nostro Signore: “Se uno non rinasce da acqua e da Spirito Santo non può entrare nel Regno dei cieli” (Gv 3,5).
L’affermazione di Nostro Signore “se uno non rinasce… da Spirito Santo” sta a ricordare che per entrare nel Regno dei cieli è necessario esservi proporzionati.
E poiché il Regno dei Cieli (Dio) è nell’ordine soprannaturale, vi si entra solo se ad esso si viene proporzionati mediante la grazia dello Spirito Santo infusa mediante il Battesimo.

2. Vi è tuttavia un’altra affermazione del Signore che parla della necessità del Battesimo di acqua, ma poi per sfuggire alla dannazione parla solo della necessità della fede: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,16).
Qui il Signore pone come condizione assoluta la fede.
Per salvarsi dunque non è sufficiente essere onesti, ma è necessario essere in grazia di Dio mediante la fede e la carità.

3. Dal momento che Dio ha detto per bocca di Paolo che Egli vuole salvi tutti gli uomini, si arguisce che Dio offre la grazia a tutti gli uomini.
La offre in via ordinaria mediante il Battesimo e gli altri sacramenti.
In via straordinaria la offre anche a quelli che non sono stati raggiunti dall’annuncio del Vangelo.
La offre mediante mezzi che noi non conosciamo.
San Tommaso d’Aquino dice che probabilmente la infonde quando una persona compie l’opzione di fondo della propria vita.

4. Queste persone si salvano mediante un Battesimo che San Tommaso chiama di penitenza. Ecco il suo pensiero:
“Uno può ottenere per virtù dello Spirito Santo l’effetto del battesimo non solo senza il battesimo di acqua, ma anche senza il battesimo di sangue: in quanto cioè il suo cuore viene mosso dallo Spirito Santo a credere in Dio, ad amarlo e a pentirsi dei suoi peccati. E questo si chiama appunto anche «battesimo di penitenza». (…).
Così dunque ciascuno di questi ultimi due battesimi viene detto battesimo in quanto supplisce il battesimo sacramentale. Da cui le parole di S. Agostino [De bapt. contra Donat. 4, 22]: «Che il martirio qualche volta faccia le veci del battesimo lo sostiene validamente S. Cipriano prendendo argomento da quel ladro non battezzato a cui fu detto: "Oggi sarai con me nel Paradiso". E io, pensandoci bene, trovo che non solo la passione per il nome di Cristo può supplire a ciò che manca dalla parte del battesimo, ma anche la fede e la conversione del cuore, se eventualmente per la strettezza del tempo non si può ricorrere alla celebrazione del sacramento»” (Somma Teologica, III, 66,10).
Nella “strettezza del tempo” si può includere il fatto che uno in buona fede non è ancora giunta a conoscere la verità della religione cristiana.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo