Quesito

Reverendo Padre,
le faccio una domanda che mi pongo da tempo e alla quale non so dare risposta.
Forse è sciocca ma per me è importante. Dio ascolta la preghiera di un peccatore, la preghiera in cui il peccatore non chiede qualcosa per sé ma per altri?
Ecco, questo è ciò che mi chiedo e le chiedo.
La ringrazio moltissimo per la disponibilità a leggermi e per una risposta che spero di leggere.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. San Tommaso dice che la preghiera è l’interprete della speranza.
E San Paolo: “La speranza poi non delude” (Rm 5,5).
Pertanto non è vano sperare che la propria preghiera, anche se si vive nel peccato, venga esaudita. L’ha detto il Signore.

2. San Tommaso dice anche che “l’impetrazione si fonda sulla misericordia” e non sul proprio merito (lo stato di grazia).
In ragione di questo dice che “Dio ascolta la preghiera di chi non è in grazia”.
Tuttavia la preghiera fatta per gli altri potrebbe trovare in essi resistenza a ricevere le grazie e le misericordie del Signore.

3. Certo la preghiera di chi è amico di Dio, e cioè vive in grazia, può sperare di ottenere più facilmente, proprio in virtù dell’amicizia.
Ma la preghiera di domanda, come ha detto San Tommaso, è un’invocazione di misericordia.
Dio non è sordo alle invocazioni dei peccatori. Tanto meno se queste invocazioni non domandano per se stessi, ma per il bene degli altri.

4. Infine è necessario ricordare con il concilio di Trento che “nessuno sa con certezza di fede, incompatibile con ogni errore, se sia in stato di grazia” (DS 1534).
Questo vale per chi è in grazia e anche per chi crede di non essere in grazia.
Se la preghiera è pia, umile, perseverante può ottenere anche al peccatore lo stato di grazia, sebbene egli ne sia inconsapevole.

Ti saluto, ti assicuro un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo