Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzitutto buona e santa Quaresima!
Vengo subito alla domanda, che è di ambito pastorale sulla sacramento della Confessione.
Leggo che consigli spesso la Confessione, anche settimanale, quindi immagino che saprai darmi qualche consiglio.
Ecco la questione che vivo: nonostante mi guardi bene dal considerarmi non bisognoso della riconciliazione frequente col Dio, alle volte mi diventa difficoltoso vivere il sacramento essendomi prefisso l’obiettivo di riceverlo una volta al mese, d’accordo col mio direttore spirituale.
Avendo infatti con la grazia e l’aiuto quotidiano di Dio rimosso i macigni più grandi dal cuore e direzionato il cammino in maniera decisa non verso la mediocrità, ma verso la santità, incorro raramente in peccati gravi.
Questo senz’altro mi rende gioioso e i frutti belli non mancano (la bellezza che recepisco tangibilmente da questo momento della mia vita credo sia merito del poter vivere in questo stato di grazia e amicizia col Signore, che non manca di rendere fecondi coloro che lo seguono), ma mi ritrovo in difficoltà quando vado esaminando la mia coscienza per prepararmi ad accusare i miei peccati o alla fine di ogni giornata durante la preghiera della sera, o comunque nella quotidianità della vita spirituale.
Infatti, per farmi capire, dico: ci sono due atteggiamenti limite con cui uno può esaminarsi
– uno estremamente severo che scruta e giudica ogni minima azione, e nella quale spesso ho riconosciuto inserirsi per tentazione la voce dell’Accusatore, che mi carica con molti sensi di colpa e ossessione, facendo diventare la vita di fede e il sacramento un insieme di precetti rigidissimi
– uno estremamente accondiscendente e permissivo, più caratteristico della mia vita di fede infantile e ugualmente non mi aiuta a maturare nella vita di fede.

Riprendendo la metafora dei sassi (credo sia stata utilizzata anche da S.Filippo Neri, se non sbaglio), sono quindi in difficoltà a raccogliere tutti questi sassolini dalla mia anima, forse meno pesanti, ma ben più dispersi.
Questi peccati veniali (come ad es., perdere tempo su internet, una qualche parola più volgare, ecc.) non solo mi sono più difficili da rintracciare chiaramente nel tempo precedente all’ultima confessione, ma anche affettivamente sono anche più difficili da fronteggiare, proprio perché appaiono delle inezie; e anche arrivando alla Confessione non riesco a provare quel dolore che proverei per altri peccati più gravi.
Le volte che per qualche stato emotivo alterato sono riuscito a sentire vera tristezza per essi, mi pare siano state più frutto delle tentazione accusatrice a cui prima riferivo, in un contesto di fede distorto, rigido e sistematico. Per dire, spesso lo stesso confessore mi ha suggerito maggior misericordia verso me stesso.

Ora io in fede e obbedienza, ogni mese ho cercato di ricorrere al sacramento, e in un mese qualcosa da confessare c’è sempre (figuriamoci!) e sempre e ugualmente trovo enorme gioia e giovamento a ricevere il perdono di Dio, ma mi chiedevo se c’è un qualche consiglio operativo che puoi darmi in merito alla questione (spero di esser riuscito a farmi capire), che posso anche riassumere così: come trattarsi con onestà, giustizia, disciplina senza però accusarsi perfidamente, senza quindi trasformare la voce dello Spirito nell’arbitro di un sistema di regole pesanti e vuote? (ad es., per la peridita di tempo, esser sempre agitati e con la preoccupazione di offendere questo dono di Dio; oppure, nel gustare con gioia un’abbondante razione di cibo, perderne il gusto per paura di averne preso troppo, ecc.)

Ti ringrazio per il lavoro nascosto ma fecondo di questa rubrica, io e altre persone a me vicine traiamo molto giovamento nel confrontarci con le questioni qui presentate; Dio vi benedica per questo vostro dono che investe tutta la vita!
Un saluto e un abbraccio fraterno a voi tutti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il tuo confessore ti conosce bene e quando ti dice che devi usare maggiore misericordia con te stesso dice il vero.
Non nel senso che tu debba lasciar correre ciò che costituisce un inciampo o un impedimento a crescere, e cioè un’offesa fatta a Dio.
Ma forse il tuo confessore vede in te un’inclinazione, sia pure abbastanza blanda, allo scrupolo, a impiegare troppe energie nell’esaminare le manchevolezze che inevitabilmente accompagnano le nostre azioni.
Vede che sostanzialmente vivi in grazia di Dio e hai ben chiaro l’obiettivo della tua vita: la santificazione.
E sa che l’esame di coscienza, che è certamente una cosa lodevole, può diventare una trappola per chi ha una qualche tendenza allo scrupolo.

2. Per un ragazzo come te, che vive abitualmente in grazia di Dio, non è necessario fare prolungati esami per vedere se ha commesso dei peccati gravi o mortali.
Qualora comparisse il peccato grave, è cosa così fuori dell’ordinario che non vi sono tante ricerche da fare.

3. Si tratta allora di fare l’esame di coscienza per i peccati veniali e lo puoi fare anche pregando, come capita a me.
Nei miei Rosari mi è facile guardare con serenità alla mia vita alla luce dell’evento che sto contemplando. I peccati si palesano da se stessi, quelli compiuti in pensieri, parole, opere e omissioni.
Diventa spontaneo allora domandare perdono. E insieme col perdono, domandare anche la cosa che più conta: la grazia del pentimento e la possibilità di rimediare ai mali compiuti, soprattutto se questi peccati hanno ferito il prossimo.

4. Quando vai per la confessione mensile, che per te grazie a Dio è solo di peccato veniali, mentre preghi o dici il Rosario puoi fare il tuo esame di coscienza. Vedrai subito i peccati emergenti che nel frattempo hai compiuto.
Non è necessario accusarli tutti, perché i peccati veniali non rimuovono la grazia di Dio e sono materia libera di confessione.
Impiegherai il tuo tempo continuando a pregare per domandare la grazia del pentimento e di un buon proposito.
Pertanto, a parte la preghiera, il tuo esame di coscienza sarà breve e altrettanto breve deve essere l’accusa dei tuoi peccati.

5. Poi farai la penitenza, ringrazierai del perdono ricevuto, mettendo la tua vita sotto la protezione di Maria.
Anche il Santo Curato d’Ars raccomandava di impiegare più tempo nel domandare la vera contrizione, il vero pentimento, piuttosto che nel rovesciare la nostra vita per trovare tutte le manchevolezze (veniali) che la caratterizzano.

Ti auguro una santa Pasqua, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo