Quesito

Caro padre,
le volevo porre un quesito, è capitato che in confessione il sacerdote mi abbia assolto dai peccati anche quelli di cui non mi ricordavo.
Se poi in seguito magari, dopo questa avvenuta confessione mi sono tornati alla mente dei peccati che avevo dimenticato, devo tornare a confessarli?
Oppure sono stata già assolta lo stesso?
grazie per la risposta.
L.R.


Risposta del sacerdote

Carissima L.R.,
1. Sei stata assolta.
Ma se si tratta di peccati gravi, pur essendo assolta, devi confessarli con comodo in una successiva confessione perché l’accusa dei peccati è di diritto divino.
Il canone 988,1 dice che si devono dichiarare tutti i peccati gravi “non ancora accusati in una confessione individuale”.
Potrebbero dunque essere stati assolti, ma non sono stati ancora accusati individualmente.

2. Che l’accusa dei peccati sia di diritto o istituzione divina e che da essa la Chiesa non possa dispensare l’ha ribadito anche Giovanni Paolo II nel Motu proprio Misericordia Dei (7.4.2002): “Il Concilio di Trento dichiarò che è necessario ‘‘per diritto divino confessare tutti e singoli i peccati mortali’ (DS 1707). La Chiesa ha visto sempre un nesso essenziale tra il giudizio affidato ai sacerdoti in questo Sacramento e la necessità che i penitenti dichiarino i propri peccati (DS 1679, 1323), tranne in caso di impossibilità.
Pertanto, essendo la confessione completa dei peccati gravi per istituzione divina parte costitutiva del Sacramento, essa non resta in alcun modo affidata alla libera disponibilità dei Pastori”.

3. Le motivazioni della necessità dell’accusa il medesimo Papa le aveva espresse nel documento Reconciliatio et Poenitentia: “Tribunale di misericordia o luogo di guarigione spirituale, sotto entrambi gli aspetti, il sacramento esige una conoscenza dell’intimo del peccatore per poterlo giudicare e assolvere, per curarlo e guarirlo.
E proprio per questo implica da parte del penitente un’accusa sincera e completa dei peccati, che ha pertanto ragion d’essere non solo ispirata a motivi ascetici (quale esercizio di umiltà e mortificazione), ma inerente alla natura stessa del Sacramento” (RP 31,II).
“Per questo la Chiesa, fin dai primi tempi cristiani, in collegamento con gli apostoli e con Cristo, ha incluso nel segno sacramentale della penitenza l’accusa dei peccati. Senza di essa il sacerdote non potrebbe svolgere il suo ruolo di giudice e di medico” (RP 31,II).

Ti ringrazio del quesito, ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo