Quesito

Caro padre Angelo
seguo la sua rubrica.
Volevo chiederle per favore una preghiera e una benedizione per … mia amica che è stata vittima del mobbing che l’ha distrutta professionalmente ed economicamente. Ora pensa al suicidio per il terrore del disonore che ne avrà dei fallimenti. Anch’io mi sento tanto piccola e nonostante chiedo al Signore con insistenza di aiutarla oggi mi sono risolta a scriverle per chiederle aiuto. Cosa dire ai disperati tentati di suicidio?
Anch’io la ricordo al Signore.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. per i nostri visitatori che non fossero a conoscenza di che cosa s’intenda per mobbing, desidero ricordare che si tratta di dover subire angherie e vessazioni particolarmente distruttive da parte di alcune persone.
La persona di cui parla la nostra visitatrice ne è vittima e ora pensa al peggio, e cioè al suicidio.

2. Ma il suicidio è dichiarazione di fallimento, mentre si può trattare di un affare di un’enorme importanza.
Ma procediamo per gradi.
La prima cosa da fare per chi vive in tale situazione è di affidarsi al Signore.
È il Signore stesso che lo chiede. Anzi, ci comanda di fare così.
Ce l’ha detto attraverso Davide: “Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli” (Sal 55,23).
È necessario dunque una preghiera incessante.
Il Signore è fedele alle sue promesse.

3. A proposito di preghiera, raccomando quella del S. Rosario.
Con questa preghiera si porta Cristo con la potenza dei suoi eventi e dei suoi meriti nella nostra vita.
Il Rosario è dunque una risorsa enorme, più forte di qualunque nostra difficoltà.
Anche Giovanni Paolo II l’ha raccomandata e in particolare per le persone che vivono in stato di depressione.

4. Tra le  varie preghiere ce n’è una, poi, che è particolarmente potente, ed è la preghiera stessa di Cristo, e cioè la S. Messa.
La S. Messa ha un valore infinito di impetrazione, perché non è opera umana, ma divina. È la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Questa perpetuazione viene attuata a beneficio delle intenzioni di chi lo fa celebrare.
In ogni caso, aiuta a vivere la propria sofferenza in unione con la passione del Signore.

5. A questo punto tocchiamo un’altra realtà particolarmente importante.
Bisogna invitare questa sua persona ad offrire tutte le sue sofferenze a Dio e ad unirle a quelle di Cristo per la redenzione del mondo.
Suicidarsi non serve a niente, anzi è infinitamente peggiore del mobbing, soprattutto se si tiene presente il proprio futuro eterno.
Mentre l’offerta fatta a Dio delle proprie sofferenze serve ad aumentare il buon capitale che dobbiamo preparare per la vita eterna, come ricorda San Paolo (1 Tm 6,19).
Non viviamo forse per questo?

6. Dobbiamo poi anche tenere presente che tutte le sventure che ci possono capitare nella vita presente non sfuggono alla permissione divina.
E se Dio le permette, senza dubbio è per tirarne fuori un bene più grande.
Penso al Santo Curato d’Ars, il quale affermava che tutte le vessazioni del demonio gli preannunciavano qualche grazia particolare.

7. Ma condizione indispensabile per poter trarre questi benefici già nella vita presente è la rinuncia a disperarsi, ad affannarsi, a piangere con tutti.
Bisogna rimettere totalmente la propria vita al Signore, abbandonarsi fiduciosamente a Lui evitando di macchiare la nostra offerta con tante angosce, disperazioni e maldicenze.
In maniera molto forte, attraverso la bocca di san Pietro, il Singore ci comanda di comportarci così: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pt 5,6-7).
Noi non gettiamo le nostre preoccupazioni in Dio finché continuiamo ad agitarci e a crogiolarsi nelle preoccupazioni in un piagnisteo continuo. È come se ce le tenessimo care. Per gettarle, è necessario liberarsene.

Assicuro per te e per la tua amica il mio ricordo nella celebrazione della S. Messa e ambedue vi benedico.
Padre Angelo