Quesito

Caro Padre,
vorrei fare il punto su una questione che mi preoccupa non poco, in questo ultimo periodo: la testimonianza in famiglia, e più in generale la loro conversione. Mentre in passato mi concentravo molto sul mio cammino spirituale, ora penso spesso al destino eterno dei miei familiari e parenti.
Ieri sera sono stato preso da un altro cruccio su questo, e ho chiesto a Dio: Signore, io mi affido a te; per questo Natale, fammi risolvere questo dilemma che mi assilla da tanto. E ho pensato subito di confidare tutto a lei.
A loro, e specialmente a mio fratello, dedico preghiere e sacrifici, tra cui il digiuno settimanale. Però ho sempre il dilemma di non fare abbastanza, che dovrei fare pure qualcosa attivamente. Ci ho già pregato molto, per sapere cosa devo fare, ed ho sentito interiormente come risposta che devo invece andarci piano con la mia famiglia nel presentare la fede, altrimenti otterrei l’effetto contrario… e io infatti ho deciso di parlare di Dio solo quando sono sicuro che l’occasione sia propizia.
Il problema è che di queste occasioni non ne capitano, e io spesso mi macero perché vorrei parlare loro di fede, ma ho sempre il dubbio di essere invasivo e che la cosa sia controproducente. Il risultato è che, mentre parlo sempre di Dio con i miei amici cattolici, non ne parlo praticamente mai in famiglia, non condivido niente né delle mie preghiere, che faccio in privato, né della mia vita di fede, proprio per questa paura che la cosa sia controproducente.
Poi, anche se i rapporti con mio padre sono migliorati moltissimo, lui ha un carattere un pò strano, e non so come si evolverebbe la situazione se io vivessi la mia fede in modo totalmente aperto: c’è il rischio che ne riceva solo battutine e incomprensioni, se non peggio. E in ogni caso, non penso che questo attrarrebbe la mia famiglia: anzi, dato che io faccio molte preghiere, probabilmente mi prenderebbero per un fanatico, vista la loro condizione di fede. D’altronde, non dare le perle ai porci è un detto evangelico, senza con questo epiteto voler offendere nessuno dei miei familiari.
E’ anche vero che nessuno è buon profeta in patria, e pure che sento sempre di più la vocazione a lavorare e diventare indipendente (confermata da segni e pure dal Vangelo), anche per la paura che siano loro a condizionare in negativo la mia vita spirituale (sono sicuro che prenderei molte più iniziative per la fede, infatti, se fossi indipendente, molto probabilmente la vivrei con più intensità). Forse davvero dovrei limitarmi alla preghiera e al sacrificio, e intanto lavorare su me stesso e rafforzarmi, e pensare a me stesso valutando giorno per giorno.
Però regolarmente mi torna questo assillo, e ho paura che Dio alla fine mi chiederà conto dell’anima dei miei familiari.

Per questo mi piacerebbe avere una sua parola, per togliermi definitivamente questo pensiero che, come può immaginare, non è il massimo. Spero che Dio illumini la sua mente e che le ispiri la risposta corretta. Per il resto, continuerò a dedicare a loro preghiere e sacrifici come ho fatto finora. Se vuol sapere altri particolari sulla situazione, ovviamente non esiti a chiedere.

Ancora un buon Natale e un felice anno nuovo benedetto dal Signore.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. penso che la sollecitudine della salvezza eterna dei tuoi cari sia un vera ispirazione del Signore.
E a questa ispirazione tu giustamente cerchi di corrispondere, facendo del tuo meglio: impegnandoti in una vita cristiana senza sconti, nella preghiera e nella penitenza.
Non posso che dirti: va bene, continua così.
Tra breve inizieremo la quaresima. Ricorderemo anche la quarantena passata da Gesù nel deserto, digiunando e pregando perché gli uomini cui avrebbe annunciato il vangelo avessero la forza di aprigli le porte.
Mi pare di vedere in te la volontà santa di camminare sulle orme di Gesù e in compagnia di Gesù.
Se posso esprimere un desiderio: vorrei che dagli impegni attuali tu non venissi mai meno, anche nell’evento tanto desiderato della conversione immediata dei tuoi.
Del resto sono convinto che questo itinerario non ti sia pesante e che, anzi, ti abbia fatto sperimentare quanto diceva il santo Curato d’Ars: in queste cose (nel cammino ascetico), quello che costa è solo il primo passo, perché poi si prova un fascino per cui non si riesce più farne a meno.

2. Non ti posso garantire però la conversione immediata dei tuoi.
Non sei certo il primo nella storia a impegnarti direttamente per la conversione dei suoi. Penso al caso del papà del Beato Pier Giorgio Frassati, che si riconciliò con Dio solo all’estremo della sua vita. Il figlio era morto da più di 35 anni.
Il Signore ha voluto che Pier Giorgio camminasse e progredisse nella fede. E quell’evento, per il quale chissà quanto avrebbe esultato, su questa terra non ha potuto vederlo.
E anche nell’eventualità che il padre fosse morto prima di lui, senza dare alcun segno di ravvedimento, non per questo avrebbe dovuto disperarsi, perché a noi non è dato sapere quello che avviene all’interno della persona, soprattutto all’approssimarsi della sua comparsa davanti a Dio.

3. Tuttavia, anche nel caso che il padre non avesse potuto fruire dei meriti del figlio, le sue preghiere, i suoi sacrifici e l’immolazione stessa della sua vita non sarebbero stati sprecati perché dobbiamo tenere per certo che tutte le nostre azioni compiute in grazia, e cioè in Cristo, ricevono un potere salvifico universale ed eterno.
Quello che noi facciamo per uno, Cristo lo mette a servizio di tutti e per sempre!
Quando andremo di là, quante persone ci verranno incontro e ci ringrazieranno per quanto abbiamo fatto per loro. Perché mentre noi destinavamo preghiere e sacrifici per una determinata persona, il Signore, attuando come una nuova moltiplicazione dei pani, moltiplicava a dismisura il nostro merito e lo mette a disposizione di tutti.
C’è da rimanere stupefatti e dire commossi: quanto è amabile e potente il Signore! Alle nostre umili azioni vuole dare un valore universale (che vada a servizio di tutti) ed eterno (che il merito duri per sempre).

4. Se il Signore non dà immediata soddisfazione alle nostre pratiche è certamente perché vuole liberarci da qualche male e per darci beni ancora più grandi.
Liberarci da qualche male: non è difficile capire di quale natura sia questo male. Se noi vedessimo la conversione immediata di molti, ci sentiremmo realizzati, rischieremmo di inorgoglirci e di dire: guarda quanti ne ho convertiti! Dimenticando che chi fa tutto è Cristo, come ha detto San Paolo: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1 Cor 3,6).
Il Signore dunque fa bene a tenerci in umiltà.
Darci beni ancora più grandi: perché quando vediamo che la conversione tarda, siamo stimolati a chiederci: in che cosa posso migliorare? Che non sia io la causa di questa situazione?
Tu stesso da molto tempo desideri la conversione dei tuoi. E inizialmente hai cominciato a fare qualcosa, adesso fai ancora di più e un domani… chissà!
La pedagogia di Dio è ammirabile! Senza che noi ce ne accorgiamo, ci conduce sempre più in alto!

5. Pertanto, supposto anche che non abbiamo nulla da rimproverarci e che non si possa fare di più e che vediamo il nostro prossimo rimanere ostinato, non dobbiamo perderci d’animo.
San Giuseppe Cafasso diceva che se la preghiera è umile e perseverante è infallibilmente impetratoria.
Questo santo, direttore spirituale di san Giovanni Bosco, era convinto di quanto si legge nella Parola di Dio: “Pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza” (Gc 5,16).
Questa è pure la sentenza di Sant’Alfonso (Del gran mezzo della preghiera, II, 3), di S. Basilio e di molti Dottori della Chiesa.

6. Ricambio i tuoi auguri natalizi con quelli di una proficua quaresima.
A questo proposito ti raccomando di arrivare a martedì prossimo avendo la tabella di marcia pronta per l’itinerario quaresimale.
Questa tabella di marcia deve avere tre percorsi, perché tre sono le pratiche che il Signore ci indica nel Vangelo del mercoledì delle ceneri.
Il primo è il digiuno. Il primo digiuno deve essere dal peccato grave. Questo, se ci fosse, per tutto il tempo della quaresima va eliminato in ogni modo.
Ma per ricever forza in questo campo, accompagna il combattimento con una piccola pratica penitenziale: potrebbe essere anche quella di dire determinate preghiere in ginocchio.
Il secondo percorso riguarda la preghiera. Ti consiglio la lettura di un libro della Sacra Scrittura, un capitolo al giorno. Potresti cominciare col Deuteronomio.
Il terzo percorso è l’elemosina: Questa parola deriva dal greco eleéo, e significa ho misericordia. Ti consiglio un’elemosina spirituale molto bella: non parlare male di nessuno, non riportare nessun fatto negativo, tanto più che delle parole dette del nostro prossimo il Signore ci può dire: L’hai detto di me.

Ti ringrazio, ti ricordo nella preghiera, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo