Quesito

Caro Padre Angelo,
voglio raccontarle un fatto accaduto un giorno dopo il mio onomastico, il 30 settembre scorso. Stavo andando al lavoro in auto e, com’è di consuetudine, passai per un rettilineo fuori paese dal limite di 80 km/h. A un certo punto trovai davanti a me un’automobile ferma in mezzo alla corsia, con le quattro frecce lampeggianti.
Tentai il sorpasso ma nello stesso istante in cui entrai nella corsia opposta stava per arrivare una Jeep bianca a velocità folle. Nè io, nè l’altro ci eravamo visti; infatti nessuno frenò o tentò di sterzare.
In teoria doveva esserci lo schianto.
In pratica mi ritrovai sulla mia corsia che proseguivo il mio viaggio.
Anche ora non riesco a capire la dinamica dei fatti. Dovrei essere morto in questo momento che le scrivo. Ne sono assolutamente sicuro. Tra l’altro sarebbe stata una morte molto comoda, perchè è successo tutto molto velocemente e sarei deceduto senza neppure accorgermene, senza soffrire e senza paure di sorta; un frontale del genere non avrebbe lasciato molte speranze di sopravvivere.
Un giovane prete dopo aver sentito la mia testimonianza mi pose una domanda intelligente: secondo te il Signore cosa ha voluto dirti con questo fatto?
La risposta più bella potrebbe essere che mi ama. Ma è troppo riduttiva. Se fossi morto significherebbe che Egli  non mi ama?
Ci dev’essere dell’altro. Voleva farmi notare come non sono pronto alla morte? Che dovrei confessarmi di più? Oppure che dovrei occuparmi più di Lui? O forse che devo ancora fare qualcosa di importante? Ma cosa? E in ogni caso, qualsiasi cosa sia, c’è chi riuscirebbe a farlo meglio di me. Vuole che mi faccia prete? Eppure non sento alcuna vocazione. Al contrario, sento una forte vocazione per il matrimonio. Allora vuole che mi sposi? Se così fosse (e mi troverebbe d’accordo), perchè non mi fa conoscere mia moglie?
Le scrivo tutto questo solo per dirle che se Dio fa il misterioso mi mette in difficoltà, perchè quando mi lancia questi messaggi non so mai se sono un monito oppure un dono incondizionato che va considerato solo come tale.
Se vuole scrivere qualcosa in merito prenderò in grande considerazione ciò che mi dirà. Faccia con calma, ma non troppo.
Invio l’email e prego per lei.
Con affetto.
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. sono giunto oggi (16 dicembre) a rispondere alle mail del 3 ottobre.
Ed eccomi a te per ringraziare il Signore e dire col profeta Geremia: “Misericordiae Domini quia non sumus consumpti” (è per la misericordia del Signore se non siamo morti) (Lam 3,22).
Mi dici: nel momento in cui le scrivo sarei dovuto essere morto.
Sì, è vero, ma questo è solo il primo risvolto dell’evento che ti è capitato.
Il secondo infatti è molto più serio: perché il corpo muore, ma l’anima è immortale. A quest’ora saresti già reduce dal giudizio di Dio.
E se tu fossi morto, dove saresti attualmente?

2. Penso a mons. Maggiolini, vescovo di Como, morto qualche anno fa di tumore. Aveva dato l’annuncio della sua malattia alla diocesi. Un  giornalista dell’Avvenire poco prima di Natale l’aveva intervistato e gli aveva chiesto se avesse paura della morte. Il vescovo rispose: “Della morte non ho paura. Temo però che il Signore mio presenti un conto che io non pensavo di avere”.
La misericordia del Signore è infinita ed eterna. È vero.
Tuttavia è pur vero che nel momento del giudizio vedremo quello che saremo e quello che avremmo dovuto essere se avessimo corrisposto alla grazia.
Vedremo anche quello che sono diventati gli altri a causa dei nostri peccati o delle nostre opere buone e anche quello sarebbero diventati se fossimo sempre stato virtuosi.

3. Le altre domande che ti sei posto hanno tutte la loro ragionevolezza. Ma quella che ti ho posto è la domanda capitale.
Penso a Santa Teresa d’Avila che si convertì da una vita mediocre ad una vita santa dopo aver visto l’inferno e anche il posto che i demoni le avevano preparato.
Non che Santa Teresa vivesse nel peccato. Ma se avesse continuato a vivere come viveva, probabilmente sarebbe caduta nel peccato.
Della sua conversione ne hanno beneficiato molti e ne beneficiano tantissimi anche oggi, in particolare quelli che hanno seguito le sue orme entrando nei vari Carmeli del mondo.

4. Giovanni Paolo II, andando al centro traumatologico del Gemelli di Roma, rivolgendosi ai ricoverati disse che il caso non esiste e che dietro ogni evento dobbiamo percepire una chiamata del Signore, una chiamata alla conversione e alla santità.
Posso dire allora che il Signore ti ha chiamato in maniera forte. Anzi, ti ha chiamato in una maniera così forte che al solo pensarci fa trattenere il fiato.

5. Nel tuo caso desidero pensare anche ad un intervento del grande San Michele. Il giorno prima era il tuo onomastico. Certamente il tuo santo protettore l’avrai pregato e altri, come anche il sottoscritto, l’hanno pregato per te.
Secondo me vi si può vedere un incitamento ad una maggiore devozione verso San Michele, il principe delle schiere celesti, incaricato dal Signore a difendere la Chiesa, a difendere le anime e in modo particolare quelli che portano il suo nome.
Secondo la liturgia della Chiesa San Michele è anche incaricato di portare le anime dal purgatorio in paradiso.
Abbi dunque una grande devozione per Lui: perché continui a difenderti e soprattutto a difendere la Chiesa.

Ti ringrazio di avermi reso partecipe di questa grande grazia e con te continuo a ringraziare il Signore e il tuo fortissimo protettore.
Ti ringrazio anche della preghiera che mi hai promesso che di cuore contraccambio.
Ti benedico.
Padre Angelo