Quesito

Salve Padre Angelo,
le chiedo scusa se la disturbo ma avevo bisogno di parlare di un problema che sto avendo recentemente. Ho acquistato il libro sulla Santa Passione di Gesù secondo le visioni della Emmerick, con l’obiettivo di contemplare l’infinito amore che il Signore ha avuto per noi morendo sulla croce. Con la lettura sono arrivato fino a poco prima che Gesù venga giudicato da Ponzio Pilato.
Il mio problema è questo…io desidererei con tutto il mio cuore sentirmi straziato a leggere tutti i tormenti che Gesù ha provato ma è come se fossi apatico, con un cuore di pietra. Vorrei piangere ad ogni parola, ad ogni frase… ma non riesco. E questo mi fa stare male perché non sembra che io ami Dio. Sbaglio forse qualcosa nella lettura? Magari devo pregare o fare un po’ di silenzio prima della lettura oppure ad ogni capitolo dovrei fermarmi e meditare su quanto letto?
Padre Angelo, io desidero accrescere il mio amore verso Gesù. Voglio vivere la Passione insieme a Lui. Ha qualche consiglio da darmi su come potrei fare per contemplare appieno l’amore di Dio?
La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, la ricordo nella preghiera e… buona Quaresima


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Padre Pio da Pietrelcina, giovane novizio cappuccino, faceva insieme con gli altri confratelli la meditazione sulla Passione del Signore.
Si commuoveva al punto da piangere e bagnare il pavimento che era in legno. Proprio per questo le sue lacrime erano visibili a tutti.
Allora cominciò a mettere un fazzoletto sul pavimento perché nessuno vedesse “le reliquie” delle sue meditazioni.

2. In padre Pio però non c’era solo questo. Anzi questo era secondario a quanto sentiva interiormente: la volontà di condurre una vita santa, conformata ai sentimenti vissuti da Gesù nella sua passione.
A questo proposito ti voglio indicare alcuni sentimenti del Signore, come li propone San Tommaso d’Aquino secondo il quale nella passione di Cristo abbiamo tutto quello che è necessario per trasformare la nostra vita e farla diventare simile alla sua.
Ecco: questi sentimenti sono le lacrime che il Signore desidera che noi versiamo e che egli stesso stimola.

3. Il primo sentimento o le prime lacrime che il Signore desidera che noi versiamo, sono quelle della carità.
Questo, infatti, è il più grande insegnamento che ci viene dalla croce. Gesù ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13).
“Ebbene Gesù ha fatto questo sulla croce. E per questo non dovrebbe essere grave per noi affrontare qualsiasi male per lui”.
Sì, fare tutto per lui, per amore del Signore, è il primo grande insegnamento, che tra l’altro fa agire con slancio e con merito. Ha detto infatti: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,29-30).

4. Le seconde lacrime che la meditazione sulla passione del Signore suscita in noi sono costituite dall’esercizio della pazienza.
Scrive San Tommaso: “Cristo sulla croce sopportò grandi sofferenze, come predisse il profeta Geremia: “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta” (Sam 1,12).
Sopportò tutto questo dolore pazientemente  perché “nella sofferenza non minacciava vendetta” (1 Pt 2,23), e “maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7)”.
Il Signore ci esorta a imitare questa sua grande pazienza anche con le parole della lettera agli ebrei: “Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce” (Ebr 12,1-2).
Le lacrime del corpo potrebbero indurci a dire: guarda come sei bravo.
Le lacrime dell’anima, che sono nascoste, ci fanno diventare santi, come Gesù vuole.

5. Ed ecco altre lacrime che la meditazione sulla passione di Gesù dovrebbe suscitare nella nostra vita: l’esercizio dell’umiltà.
Scrive a San Tommaso: “Dio volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e subire la morte: “la tua causa è stata giudicata come quella di un empio” (Gb 36,17). Veramente di un empio perché la Sacra Scrittura dice: “Condanniamolo con la morte infame” (Sap 2,20).
Che grande umiltà quella di vedere il padrone che vuole morire al posto del servo.
Gesù, che è la vita degli angeli, vuole morire per l’uomo”.

6. Ecco le quarte lacrime: “Inoltre ci offre un esempio di grande obbedienza perché si è fatto obbediente al Padre fino alla morte”.
Come per questa obbedienza ha riparato il peccato di molti disobbedienti, i peccatori, così anche noi possiamo riparare ugualmente i peccati di molti e cooperare grandemente per la conversione dei peccatori, in conformità con quanto dice San Paolo: “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

7. Infine un quinto modo di versare lacrime meditando sulla passione del Signore consiste nel “non attaccarsi alle cose terrene seguendo Colui che è il Re dei re e il Signore dei potenti, nel quale sono racchiusi i tesori di sapienza.
Sulla croce Cristo si è lasciato denudare, schernire, coprire di sputi, coronare di spine, abbeverare di fiele e di aceto e morire”.
I veri tesori non sono quelli del mondo che durano un attimo e sono pieni di insidie, ma sono quelli eterni, che nessuno ci può togliere se noi non glielo permettiamo e niente può corromperli.

Il Signore conceda a te e a tutti noi la grazia inestimabile di poter versare tutte queste lacrime, andargli dietro e mostrare il nostro amore per lui conformandoci sempre di più ai suoi sentimenti.
Con questo augurio ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo