Quesito

Caro Padre Angelo,
come posso fare per capire quale sia la mia vocazione?Seguo da molto questo sito e mi è stato molto utile per chiarire molti dubbi. Ora le scrivo per avere qualche consiglio sulla mia situazione che non mi fa stare in pace con me stesso. Io ho 25 anni e dal giorno in cui feci la cresima mi allontanai dalla Chiesa e ho vissuto da "credente non praticante" ma poi tra i 22/23 anni il Signore un po’ alla volta ha iniziato ad attirarmi a sé e a poco a poco attraverso una lettura casuale della Sacra Scrittura, la leggevo perché stavo senza far niente, non frequentavo un università perché non sapevo cosa fare e da lì ho iniziato a vedere una via, ho vissuto in simbiosi con la Bibbia cercando di non offendere il Signore neanche con il più piccolo peccato. Sono tornato in chiesa e ho fatto la riconciliazione e ho ripreso a frequentare la messa ci vado anche 2 volte al giorno quando ho l’occasione e prendo la comunione. La mia conversione mi ha portato anche ad iscrivermi alla facoltà di teologia e sto avendo risultati eccezionali sia nei voti sia nel mio modo di parlare di Gesù Cristo ogni volta che ne ho l’occasione (in famiglia, agli amici) anche se la cosa mi ha reso bersaglio di pregiudizi e dicerie varie ne vado fiero.Ho compreso che la teologia è la mia vocazione ma forse Lui vuole qualcosa di più, il problema è che sembra che il Signore si stia facendo sentire sempre di più come se da me volesse qualcos’altro e io forse non faccio abbastanza. Forse il Signore per me ha qualche altro progetto, magari non vuole che io diventi solo un insegnate di religione ma forse mi vuole come Diacono o come Sacerdote, io non lo so e non parlo con nessuno di questo perché non ho ancora la certezza assoluta, sono ancora in cammino per scoprirlo. Io sono fidanzato con una ragazza anche lei cristiana e lei in futuro vorrebbe sposarsi. Amo questa ragazza ma da un lato vedo questa relazione come qualcosa che mi possa distogliere dal Signore. Io sto vivendo in totale castità (e anche la mia ragazza) e vedo il matrimonio come una minaccia cioè mi preoccupa di dover interrompere la castità (anche se in passato abbiamo avuto qualche rapporto, poi la conversione totale ha portato la castità per entrambi). Per me la castità è di totale importanza e avrei paura di interromperla, ho letto che Pietro dice di astenersi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima (Pt 2,11); anche Paolo nella lettera ai Romani dice che quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio (Rm 8,8); Paolo dice anche che il matrimonio porta tribolazioni e lui vorrebbe risparmiarcele (1cor 7,28);Potrei citare molte altre scritture ma sicuramente lei le conoscerà molto meglio di uno studente di teologia del 2 anno, il punto è che io mi voglio tenere alla larga dai rapporti sessuali perché dopo l’assoluzione che mi ha tolto parecchia "immondizia" ho sviluppato un ripudio per quell’atto e vorrei restare casto e poi ho bisogno di capire se il Signore vuole che io mi sposi o se per me ha qualche altro compito. Come faccio a capire se il Signore da me vuole qualcosa che richieda il celibato o se vuole che mi sposi? Nel caso la mia vocazione sia il matrimonio, sarebbe peccato avere un matrimonio casto? Cioé magari interrompere la castità per avere un figlio solo e poi riprendere la castità totale? C’è una frase di Padre Pio che disse ad una donna "Quando ti sposi il Signore ha già scelto quanti figli devi avere" e questa frase mi spaventa un po perchè se io ho deciso di averne uno solo per poi restare casto a vita e il Signore invece ne ha progettati di più, la castità potrebbe imputarmela come peccato? Attendo una sua risposta…
Dio la benedica

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi spiace di doverti rispondere solo oggi, ma solo oggi sono giunto alle mail del 28 gennaio.
Sono passati più di quattro mesi e non credo che siano stati inutili.
Certamente hanno fatto maturare in te qualche cosa.
Mi compiaccio nel sentire tante cose belle della tua vita: l’amore per la purezza, la partecipazione alla S. Messa, anche due volte al giorno se ne hai la possibilità.
Certamente avrai concluso ieri il mese mariano e la Madonna, visitandoti, ti avrà portato qualche luce, come l’ha portata alla cugina Elisabetta.
Credo dunque che questa mia mail ti arrivi al momento giusto, anche se attualmente sarai sotto la pressione degli esami.

2. Posso dire che vi sono in te dei segni che fanno a presagire ad una vocazione.
Il più importante è l’attrazione per il Signore.
Mi pare di comprendere che ti arrida il consiglio dato dallo Spirito Santo per mezzo di San Paolo, e cioè di stare come lui nella verginità.
Parlo di verginità, ricordando che se quella del corpo si può perdere, si può ricuperare quella morale e che una lunga continenza è equiparata alla verginità come dicevano Sant’Agostino e San Bernardo.
E questo mi pare proprio il tuo caso.

3. Stai comprendendo il significato della purezza e la ami al punto che te ne sei innamorato, proprio come capitò per Sant’Agostino:
“Ma da quella parte, dove tenevo rivolta la faccia e trepidavo di fare il passo, mi si mostrava la casta bellezza della continenza, serena e pudicamente lieta, invitandomi con tratto onesto ad andare senza dubbi, stendendo per accogliermi ed abbracciarmi le pie mani tra una folla di buoni esempi; fanciulli e fanciulle, giovani molti e gente d’ogni età, vedove austere e vergini anziane; ed era in tutti la stessa purezza non sterile, ma feconda madre di figli della gioia a Te sposo, o Signore. E mi faceva un sorriso d’incoraggiamento come per dirmi: ‘‘E tu non riuscirai a fare quello che hanno fatto questi e queste? Forse che questi e queste ne hanno la forza in se stessi e non piuttosto nel Signore loro Dio?’ (…).
Quand’ecco sento venire dalla casa vicina un canto, come di un bimbo o di bimba, che diceva e spesso poi ripeteva: ‘‘Prendi, leggi; prendi, leggi’. Subito mutai faccia. Con tutta attenzione mi posi a riflettere se era costume dei fanciulli in qualche loro gioco cantare simile ritornello: non ricordavo per nulla d’averlo udito mai. Frenato l’impeto delle lacrime, mi rialzai sicuro di interpretare quello come un comando divino di aprire il libro e di leggere il primo passo che vi avessi trovato.(…). Pertanto in fretta tornai al luogo dove avevo deposto il libro dell’Apostolo. Lo afferrai, l’apersi, e, in silenzio, lessi il versetto che per primo mi cadde sott’occhio: ‘‘Non nelle gozzoviglie e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nelle impudicizie, non nella discordia e nell’invidia; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non prendetevi cura della carne nella concupiscenza’ (Rm 13,13). Non volli leggere oltre: non ce n’era bisogno. Alla fine di questo passo subito, come se fosse infusa nel mio cuore una luce di certezza, tutte le tenebre del dubbio si dileguarono” (S. AGOSTINO, Confessioni, VIII, 11-12).

4. Ne sei affascinato per i due motivi ricordati dallo Spirito Santo (perché non dobbiamo dimenticare che le Sacre Scritture hanno per Autore principale Dio). E cioè: per stare unito al Signore senza distrazioni (1 Cor 7,35) e per essere santo nel corpo e nello spirito (1 Cor 7,34).
Allora sebbene tu viva attualmente nel fidanzamento mi pare di poter dire che non è affatto esclusa una vocazione alla vita consacrata.
Quando Padre Pio diceva di accogliere quanti figli ne manda il Signore si riferiva al comportamento comune degli sposi, che ordinariamente per ravvivare l’intesa coniugale hanno intimità sessuali.
Il matrimonio come lo concepisci tu è alquanto difficile se non quasi impossibile, anche perché il coniuge (in questo caso la moglie) ha diritto di avere rapporti sessuali col marito e se li chiede rationabiliter (e cioè secondo Dio) il marito deve prestarsi.
Inoltre i rapporti coniugali, mentre ravvivano l’amore tra i coniugi e la generosità con Dio attraverso l’apertura alla vita, infiammano l’attrazione fisica.
E questo mi pare difficilmente coniugabile col desiderio di avere rapporti solo per partorire un figlio e poi basta.

5. Sicché, analizzando bene la tua vita, la tua volontà e soprattutto la tua capacità di permanere nella castità, mi pare di poter dire che si possono applicare anche a te le parole di San Paolo: “Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno riceve da Dio il proprio dono, chi in un modo, chi in un altro.Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare” (1 Cor 7,7-9).

6. In questo momento sei fidanzato, senti l’attrazione per la tua ragazza, le vuoi bene e lei te lo ricambia.
Capisco il dolore che causerebbe ad entrambi questa eventuale separazione.
Ciò che consola è che nell’eventualità che tu la lasciassi, non la lasceresti perché ti sei innamorato di un’altra o perché lei non t’interessa più, ma perché sei stato rapito da un amore più grande e per una fecondità più ampia e più urgente: quella di generare anime a Cristo perché molti si perdono perché non vi è alcuno che si prenda cura di loro.

7. Non mi è sfuggita la coincidenza della tua mail con la festa di san Tommaso d’Aquino, della cui vita e della cui dottrina la purezza è stata una prerogativa.
Forse non si capirebbe la purezza della dottrina di San Tommmaso astraendo dalla purezza sua vita.

Affido molto volentieri alla sua intercessione il tuo futuro perché il Signore te lo faccia comprendere in termini nitidi, senza ombra alcuna.
Ti ricorderò nella preghiera e nella S. Messa che scendo a celebrare e intanto ti benedico.
Padre Angelo