Quesito

Caro Padre Angelo
Sono una ragazza di 17 anni e sono felice di aver "scovato" questo prezioso sito così ricco e fedele agli insegnamenti di Cristo.
Volevo un chiarimento in merito al tema dell’omosessualità, di cui ormai non si fa che discutere circa diritti, matrimoni, adozioni ecc.
Ho notato molto spesso, anzi spessissimo, non soltanto tra i miei compagni, per la maggior parte disinteressati ad affrontare argomenti religiosi se non per criticare la Chiesa, ma anche tra gli insegnanti, che da quando papa Francesco ha detto "chi sono io per giudicare gli omossessuali", o qualcosa del genere, non faccio che sentire voci esultanti da ogni parte che proclamano "il mitico papa paladino e difensore degli omosessuali".
Sono certa che il senso che il papa ha voluto dare alle sue parole (se quelle sono state) è stato totalmente travisato dalle persone o dalla buona fede dei giornalisti, ma mi sorgono molti dubbi su ciò che ho capito, quando vedo che anche l’insegnante di religione è stata travolta da questa ondata di entusiasmo dei suoi allievi contro la Chiesa del passato e contro lo stesso papa emerito, considerato ormai un "penoso capitolo chiuso".
Sono convinta che il papa non dica cose diverse da ciò che la Chiesa ha sempre sostenuto, ma è facile far vacillare una  certezza quando chi l’attacca è sicuro e fiero di ciò che dice.
La ringrazio molto per il tempo che mi dedicherà e le prometto di pregare per lei.
A.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il favore popolare che papa Francesco riscuote è certamente una buona cosa, è un dono di Dio.
Ma se questo diventa un pretesto per esprimere tutto il proprio veleno contro la Chiesa siamo ancora al punto da capo.

2. Veniamo intanto alle parole uscite dalla bocca del Papa: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?.
Mi pare che siano parole non solo corrette, ma correttissime.
Il giudizio sulla persona lo dà solo il Signore.
Inoltre se uno cerca Dio e cerca di camminare secondo le sue vie non abbiamo che da compiacerci.
Conosco persone gay e che purtroppo hanno una condotta che non è secondo Dio. Ne sono consapevoli, ne soffrono, pregano, fanno del bene, si dedicano, cercano di non dare scandalo: ebbene, ripeto anch’io con Papa Francesco: chi sono io per dire male di loro?
La Sacra Scrittura dice che il cuore dell’uomo è un abisso e che solo Dio lo può conoscere.
Quando andremo davanti a Lui chissà quanti giudizi umani vedremo ribaltati!
Solo Dio conosce i condizionamenti delle persone, le loro lotte interiori, la loro generosità, i sentimenti di dispiacere dei propri peccati…
Tutti abbiamo dei difetti. Ma se siamo di buona volontà, se cerchiamo Dio chi ha il diritto di escluderci dalla Chiesa?
Se l’avere dei difetti fosse la condizione per stare nella Chiesa, dovranno essere messi tutti fuori.
Pertanto le parole di Papa Fratesco sono esatte.
E sono esatte non solo per i gay, ma anche per qualsiasi altri caso: se uno è così o cosà, se cerca Dio e se è di buona volontà, chi sono io per escluderlo?

3. Tuttavia le parole del Papa sono state vistosamente manipolate.
Prendo ad esempio il giornale la Repubblica. Lo puoi verificare tu stessa ciccando su google. Il titolo messo all’intervista è il seguente: “Chi sono io per giudicare gay o divorziati? E’ il momento della misericordia".
Nel titolo mancano le parole fondamentali pronunciate da Papa Francesco: “se cerca il Signore e se è di buona volontà”.
Se leggi poi l’intervista trovi qualcosa di più ma ugualmente mutilato: “Se una persona è di buona volontà, chi sono io per giudicare?”. Manca ancora la prima condizione presentata da Papa Francesco: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”
Bisogna dire che non solo la Repubblica, ma molti quando ripetono le parole di papa Francesco saltano le due condizioni.

4. A motivo di questo, alcuni trovano pretesto per condannare la Chiesa del passato, come se la dottrina oggi fosse cambiata, come se il giudizio sui peccati di omosessualità fosse un giudizio arbitrario della Chiesa, come se non derivasse direttamente dalla parola di Dio: “Non illudetevi: né effeminati, né sodomiti… erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6,10).
Papa Francesco non ha cambiato quello che si legge nella Sacra Scrittura a proposito della pratica omosessuale: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi… Li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento… E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1,24.26-27.32).

5. Come ho già detto, sono contento del favore popolare di Papa Francesco. Lo considero un dono di Dio. È già un primo passo per guardare alla Chiesa in maniera diversa.
Ma gli uomini tornano realmente a Dio solo quando cominciano a cambiare vita, quando si allontanano dal peccato, quando cominciano a praticare le virtù, a vivere secondo il Vangelo, a vivere in grazia e accostarsi ai sacramenti, a prepararsi per la vita eterna.
Per usare le parole di Papa Francesco, tornano a Dio solo se “cercano il Signore e hanno buona volontà”.
La mentalità puntualmente da te registrata e comune a non poche persone ricorda che c’è ancora tutto da fare e che per la salvezza urgono apostoli che strappino dal peccato e conducano a vita nuova.

Mentre ti esorto ad essere così, e cioè apostola, ti assicuro il mio ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo