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Quesito

Innanzitutto la ringrazio per la risposta. Non saprei da dove cominciare, diciamo che scrivo questa mail per avere un’opinione di una persona che sicuramente ne sa più da me.
È da un po’ di tempo, penso da quando mio padre è morto nel 2015 che ho iniziato a pensare molto spesso al giorno in cui la vita finirà ed a sentire come una specie di vuoto dentro, come se cercassi qualcosa ma non la trovassi. Io sono sempre stato credente, non mi sono mai diciamo riconosciuto in una religione unica però sono cresciuto a contatto sempre in ambienti ecclesiastici a partire dalle scuole elementari, medie e superiori.
Quindi diciamo che come riferimento ho sempre avuto la religione cattolica però non sono molto praticante. Praticamente il mio problema è che ho iniziato a farmi domande sul fatto di non sentire la presenza di Dio nella mia vita.
Non capisco, forse, se mi aspetto qualcosa di più concreto, vorrei sentire qualcosa di più, cioè dentro di me. In fondo spero sempre che ci sia qualcosa ma non riesco forse a coglierne i segni.
Poi parlando della paura della morte, penso a volte che se sentissi qualcosa di più sicuramente non ne avrei e vorrei cercare di capire come fare.
Sono una persona che segue anche solo per semplice curiosità molti documentari su varie religioni, credenze, o anche scientifici perché questi argomenti mi hanno sempre molto affascinato. Di conseguenza mi sorgono troppe domande nella testa in contrasto tra loro che mi fanno venire dubbi non proprio sull’esistenza di Dio ma sul come è possibile quello che ci sarà dopo. Spero di aver dato più o meno un’idea del mio problema.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. tutti sono d’accordo nel ritenere che dinanzi alla morte si avverte il senso della propria finitudine.
Ci si domanda allora: chi sono io, da dove vengo, che cosa cerco, c’è qualcosa di là oltre la vita presente, qual è il senso della vita.
È proprio qui che si radica l’esperienza religiosa dell’uomo. È un’esperienza che gli è connaturale.
Alcune ideologie, anche di recente, hanno cercato di eliminare l’anelito religioso dell’uomo. Hanno cercato di estirparlo in tutti modi, anche con la violenza.
L’esito è stato questo: le ideologie sono finite miseramente, mentre l’anelito religioso è rimasto e rimarrà sempre perché è insopprimibile.

2. Da quanto emerge implicitamente dalla tua mail forse anche tu come tanti ti sei smarrito nel tempo dell’adolescenza, hai rimosso le domande fondamentali dell’uomo che chiedono risposta.
Ma con la morte di tuo padre sei tornato ad essere più riflessivo e scopri che ti manca qualcosa.

3. Che cosa ti manca? La presenza di Dio nel cuore.
La presenza di Dio nella mente in qualche modo c’è e anche questa è ineliminabile.
Ma la presenza di Dio nel cuore è un’altra cosa. La godono solo le anime in grazia.
È una presenza che si può già a sperimentare di qua, nella vita presente. A patto però che si viva in grazia.

4. Si vive in grazia quando ci sono rimessi i peccati, soprattutto i mortali, e contemporaneamente si osservano i comandamenti di Dio.
Dice Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).

5. Questa esperienza è propria del cristianesimo, che non è una religione come tutte le altre.
Le altre religioni hanno il loro inizio in un uomo.
La religione cristiana non ha al suo inizio un uomo, ma Dio stesso che si è fatto uomo, Gesù Cristo.

6. I segni per discernere la divinità di Cristo sono innumerevoli e inconfutabili.
Basta aprire i Vangeli e ti accorgi subito che Cristo stesso aveva perfetta consapevolezza di essere Dio, di essere sempre unito al Padre, di dire ciò che il Padre gli ha comandato di comunicare, di essere sempre una cosa sola con Lui.
Gesù ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,26).
Ha detto anche: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25-26) e “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).

7. Che dire di uno che fa simili affermazioni?
O dice la verità, oppure è del tutto fuori di testa.
Per cui non si sfugge a questo dilemma: o si riconosce che Gesù è Dio oppure bisogna dire che è un grande ingannatore.
Non si può dire che Gesù è semplicemente un grande uomo, il più grande che sia esistito sulla terra, il benefattore dell’umanità, quando si dichiara Dio, quando fa affermazioni come quelle che ha fatto.
O lo si accoglie come Dio oppure gli si dice che è un impostore, come dissero di lui “i capi dei sacerdoti e i farisei” (Mt 27,63).

6. Gli ebrei avevano capito che Gesù parlava della propria divinità e proprio per questo volevano ucciderlo.
Si legge infatti: “Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 
Disse loro Gesù: «Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre»” (Gv 10,32-34.37-39).

7. Dici di non riconoscerti in una religione unica, mantenendo un senso di distacco e mettendo Cristo alla pari di tutti gli altri.
Ma proprio su questo Gesù Cristo ti sfida. Perché ti dice che non è come tutti gli altri, ma che è Dio.
Se Gesù e Dio, allora tu puoi comprendere anche dalle sue parole chi sei tu, per quale motivo sei stato creato, donde vieni e dove vai, qual è il senso della tua vita, qual è la strada per andare in paradiso.
Solo Cristo è l’unico competente in questa materia. Questo non perché la sa più lunga degli altri, ma perché è Dio.
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1). 
“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

8. Che cosa ti manca allora?
Ti manca l’incontro con Cristo.
Con gli altri fondatori di religione non può incontrarti perché sono morti, sono defunti.
Cristo invece è risorto ad una vita nuova e immortale.
Proprio perché è risorto lo puoi incontrare.

9. Lo incontri in modo particolare nei sacramenti.
Prova dunque ad incontrarlo nella confessione sacramentale. Lì ti vengono perdonati peccati e nello stesso tempo la tua anima torna in grazia e puoi cominciare a sentire la presenza di Dio nel cuore secondo quanto Gesù ha promesso: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Solo quando Dio verrà a te potrai sentire il cuore pieno.
Ma finché non ti vengono rimessi i peccati non puoi fare questa esperienza perché “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato” (Sap 1,4).

10. Quando poi ti nutrirai della sua parola e farai la Santa Comunione con l’anima purificata si compirà il resto perché in quel sacramento (quello dell’Eucaristia) l’anima viene ricolmata di grazia, vale a dire della presenza santificante di Dio e cominci a vivere almeno germinalmente quella pienezza di comunione con Dio che si compirà perfettamente in paradiso.

Con l’augurio che tutto questo avvenga al più presto, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo