Quesito

Ho avuto una vita difficile.
Mi chiamo … e ho …anni. Per 10 anni, a partire da quando ne avevo otto, sono stato abusato sessualmente fra le mura della mia stessa casa. Tutto avveniva con estrema brutalità, tutto era così spaventoso che temevo per la mia stessa vita. Quando ho raccontato la cosa non sono stato creduto perciò, temendo ulteriori recrudescenze, ho taciuto.
I lunghi anni di violenze fisiche e morali hanno condizionato pesantemente tutta la mia vita; l’omosessualità per me è stata una penosa complicazione: anche se non ne ho la certezza, l’ho sempre avvertita come una conseguenza degli atti fisici che ho dovuto subire.
Ma c’è di peggio: amare oggi per me significa offrire il fianco, restare in balia di un’eventuale carnefice e dare inizio a un rapporto sentimentale mi risulta sempre molto doloroso e sono portato a troncare o a rendere comunque invivibile il rapporto. Questo mi ha condannato a una solitudine tremenda, soprattutto spirituale. Decenni di terapia non sono riusciti a ridurre la mia rabbia. Alla fine di tutto è la mia rabbia la croce più pesante da portare, quella che vorrei mi fosse tolta una volta per tutte; ne sono come posseduto. E’ per questa rabbia che non vorrei più provare che le scrivo. Vorrei invece deporre le mie armi nei confronti di tutto il consorzio umano e nei confronti di Dio stesso, che fin da quando ero bambino non ho mai sentito vicino.
Sono così stanco di avercela col mondo e ho bisogno di Dio. Ma è difficile prendere sul serio le cose della vita: un’infanzia violenta, la beffa della mia omosessualità come conseguenza e… ammesso che riuscissi a metter su una relazione, proprio quando dopo tutte le botte che mi son preso prima, avrei bisogno di sentire l’abbraccio di qualcuno, il magistero farebbe capolino per invitarmi a non avere rapporti omosessuali, i soli che ora riesco ad avere.
Spero con tutto il cuore che voi vi sbagliate e che Dio abbia altri progetti per me; o al limite che mi prenda al più presto con sé, perché mi sta facendo vivere un’esistenza impossibile.

C’è stato un analista che mi ha detto che forse sono stato io a sedurre intenzionalmente chi mi violentava… magari mentre leggevo Topolino, gli ho detto io; mi creda, sentirsi dire una cosa del genere ti spezza il cuore in due.
Mi dica che laddove l’uomo ha fallito Dio non può fallire, che può tirarmi fuori da quest’incubo, perché io non ce la faccio più.
Grazie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. sono convinto anch’io che l’omosessualità di cui stai soffrendo sia il frutto quasi inevitabile delle violenze sessuali che hai subito da piccolo.
Mi scrivi a motivo della rabbia che hai nel cuore. Vorresti non averla più.
Sei andato dall’analista e ti ha lasciato forse peggio di prima, almeno nel portafoglio.
Io non ho pregiudizi nei confronti della psicanalisi. Ma sono convinto di un’affermazione di san Tommaso: che la luce più splendida della luna non fa maturare l’uva quanto la luce più pallida del sole.
Uscendo dalla metafora, la luce della luna è quella che viene fuori dalle scienze umane.
La luce del sole è quella che emerge dalla Parola del Signore.
Una sola delle sue parole è capace di toglierti la rabbia più di tutti i discorsi fiumi di tutti gli analisti della psiche.

2. In questa situazione che cosa ti può dire il Signore?
Tu conosci la dottrina della Chiesa sull’attività omosessuale.
Ti riporto quanto ho scritto nelle mie dispense sulla morale sessuale:

Valutiamo innanzitutto la pratica omosessuale.
PH (è un documento della Chiesa intitolato Persona humana) afferma che i rapporti omosessuali “sono intrinsecamente disordinati e che in nessun modo possono ricevere una qualche approvazione” (PH 8).
I motivi sono essenzialmente due:
1- la palese difformità dalla legge di Dio espressa nella natura della persona: “Secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile” (PH 8). Manca infatti ad essi la complementarità dei sessi e la connessa capacità di suscitare la vita.
HP (è un altro documento della Chiesa, intitolato Homosexualitatis problema) ricorda che “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporti in modo omosessuale agisce immoralmente” (HP 7).
2- “l’attività omosessuale rafforza un inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” (HP 7).
A questi due motivi se ne potrebbe aggiungere un terzo: l’infelicità, l’insoddisfazione: “La gratificazione omosessuale in ultima analisi viene sentita come inadeguata. Essa si accompagna spesso a sentimenti di frustrazione e di depressione”. HP dice: “Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).

Vedi, non è il divieto della Chiesa che ti fa sentire frustrato, ma è la pratica dell’omosessualità. Lo sono anche quelli che non sono cattolici o credenti.

3. Che fare per eliminare la rabbia?
Ti porto questo esempio: se in seguito ad un incidente stradale si dovessero amputare le gambe ad una persona, questa sarà chiamata a vivere il resto dei suoi anni facendo quello che può su una carrozzella. E magari si trova a fare cose utilissime per sé e per gli altri, che non avrebbe mai pensato di fare se non avesse subito l’incidente.
Così, in qualche modo, è anche per te.
Quello che ti è successo nell’infanzia è stata una violenza, che ha prodotto nella tua anima un’amputazione simile a quelle di chi deve perdere le gambe in seguito ad incidente.
Allora la tua situazione è questa e bisogna accettarla.
Offri la rinuncia a ricevere un abbraccio da un uomo che poi ti lascerebbe desolato. Vivi la tua vita affettiva dedicando le tue energie per il bene della Chiesa e dell’umanità.
Lasciati invece abbracciare dal Signore leggendo le sue parole (il Vangelo), confessandoti spesso, facendo la Santa Comunione.
Sì, hai ragione quando dici: ho bisogno di Dio.
È Lui che bussa la tuo cuore. Lui solo può colmare la tua solitudine.
Se farai così, potrai essere più felice di tutti, anche delle persone sposate.
Il Signore, se ha permesso questo male nella tua vita, l’ha permesso per trarne un bene ancora più grande.

Ti prometto anch’io la mia preghiera. Tra breve scenderò a celebrare. Ti ricorderò nel momento della Consacrazione e della Santa Comunione.
Ti benedico.
Padre Angelo