Quesito

Cari Amici domenicani,
sono M., un ragazzo di 30 anni, che da due convive con la propria ragazza. Non voglio trovare una giustificazione al mio gesto, però siamo entrambi dovuti andare lontani da casa per lavorare e stiamo facendo sacrifici per risparmiare in modo da poterci sposare al più presto. Ora è successo che ieri mi è stata negata l’assoluzione, lasciando perdere le motivazioni del parroco (non spetta a me giudicare), questa cosa mi ha letteralmente ucciso qualcosa dentro (l’episodio mi ha fatto e mi fa stare malissimo).
Io credo che Dio sia amore e per me che vengo a Messa regolarmente e rispetto i comandamenti vedermi negare la Santa Eucarestia è stato un vero trauma.
Credo che nel mio caso dove la convivenza è necessaria per tirare avanti e poter cercare di costruire un futuro (vedi matrimonio) non è un motivo tale da negarmi il perdono di Dio.
Non so se il parroco che mi ha confessato si renda conto di cosa significhi essere giovani e non avere certezze lavorative, lasciare la propria casa per lavorare onestamente e cercare di costruirsi una vita facendo tantissimi sacrifici economici, morali e a questo punto anche religiosi.
Per la prima volta mi sono sentito rifiutare da Dio la persona che più amo e ciò mi sta logorando l’anima e il cuore.
Vi prego di rispondermi via mail se possibile.
M.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la nostra vita è fatta di molti aspetti, che davanti a Dio sono concatenati.
Mi dici che tu e la tua ragazza state facendo dei sacrifici per preparare il vostro futuro. State lavorando tutti e due, ambedue siete andati lontano dalla famiglia.
Mi dici anche che vai a Messa regolarmente. Ciò significa che c’è una fede e una pratica cristiana e che a questa pratica ci tieni, perché ti dà tanto.
Lo dimostra il fatto che vedendoti negata la Santa Comunione ti sei sentito crollare il mondo addosso.
Per un cristiano è quanto di peggio gli possa accadere.

2. Ma il tuo parroco è partito da un altro punto di vista. Si è detto: “questo giovane convive con la sua ragazza, dunque si comporta con lei come marito e moglie, e cioè avendo rapporti sessuali. E poiché lui e la sua ragazza non sono marito e moglie e si trovano nell’occasione prossima di continuare a comportarsi così, non posso dargli l’assoluzione”.
Se è così, che cosa poteva fare il parroco?
Deve anche lui rendere conto a Dio dei sacramenti che celebra!
Gesù non ha detto semplicemente: “Perdonate i peccati”, ma “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,23).
Dicendo “a chi li rimetterete” e “a chi non li rimetterete” chiede ai sacerdoti di farsi un giudizio e di esaminare se vi siano le disposizioni per ricevere il perdono di Dio.
Perché se non vi sono le disposizioni richieste, per quanto il sacerdote dica “io ti assolvo”, non assolve niente: il fedele rimane nei suoi peccati e il sacerdote commette un sacrilegio perché espone un sacramento a non produrre frutto.

3. Desidero ricordare che i rapporti sessuali fuori del matrimonio costituiscono un peccato grave.
Ci si consegna infatti a chi non ci appartiene, avendo perfetta consapevolezza di non appartenersi e di essere liberi nei confronti l’uno dell’altro.
Inoltre quegli atti sono potenzialmente procreativi. Compierli fuori del matrimonio costituisce una grave irresponsabilità nei confronti del nascituro.
Che quegli atti siano intrinsecamente falsificati lo dimostra anche il ricorso alla contraccezione.
Come può allora il parroco dare l’assoluzione a due persone che hanno il proposito di falsificare in maniera permanente il disegno di Dio su atti che toccano l’intimo nucleo della persona?
Penso che adesso avrai capito le ragioni del comportamento del parroco.

4. Diverso invece sarebbe se tu, pur convivendo, non avessi rapporti sessuali.
In questo caso puoi ricevere l’assoluzione e conseguentemente ricevere anche la Santa Eucaristia.
Se questa è la tua situazione e tu l’avessi dichiarata al parroco, questi avrebbe capito subito: voi due, pur vivendo in una situazione prossima di peccato, siete impegnati e decisi a rendere remota l’occasione prossima.
Forse non hai spiegato questo particolare, che è essenziale. Forse sei partito dicendo che convivi. Forse il parroco a sua volta, senza procedere con altre domande, ha tagliato corto.
Se le cose fossero andate così, il tuo disappunto sarebbe giustificato.
Allora ti conviene tornare dal sacerdote confessore e chiarire bene la situazione.

5. Se così fosse, lui ti darà l’assoluzione, ma metterà la condizione di non fare la S. Comunione là dove gli altri sanno che convivete, perché non avete scritto sulla fronte: “Noi ci comportiamo come fratello e sorella”. La gente potrebbe alimentare la confusione, penare che ormai va tutto bene, anche la convivenza prematrimoniale, e che si può ugualmente essere assolti e fare la Comunione.

6. Permettimi di andare ancora oltre: se invece finora tu hai avuto rapporti sessuali, decidi di comune accordo con la tua fidanzata di interrompere questa intimità che è intrinsecamente falsificata.
Impegnati a vivere castamente, secondo Dio.
Allora, presentandoti al sacerdote, chiarendo bene la situazione, dicendogli che ormai da tempo vivi in astinenza sessuale e che sei contenti, anzi, risoluto di vivere così secondo Dio, potrai ricevere l’assoluzione e poi fare la Santa Comunione.
Non c’è nulla di più bello che sentire la nostra anima saziata dalla presenza di Dio e camminare nella via della santificazione.

Ti assicuro la mia preghiera.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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