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Quesito

Gentile padre Angelo Bellon,
Le scrivo per sfogo e per avere delucidazioni.
Al giorno d’oggi, formare una famiglia è diventato difficilissimo! La precarietà del lavoro, l’insicurezza economica, gli studi che talvolta si protraggono fino verso i 30 anni, la difficoltà a trovare una casa, ecc rendono davvero il matrimonio un traguardo posto al termine di una difficile corsa ad ostacoli. L’aumento delle convivenze, di nascite di bimbi che poi vengono abbandonati, le interruzioni di gravidanza, sono atti brutti e dolorosi, che non sono solo imputabili ad una “caduta” di valori nella nostra società. Non credo sia la vittoria dell’egoismo e dell’individualismo a provocare tanti mali alla famiglia, quanto le difficoltà e gli ostacoli che troppi giovani incontrano sulla loro strada. Sulle convivenze aggiungo questo. Il dramma del divorzio è un dolore che nessuno vorrebbe mai provare. Il fatto che molti giovani decidono di convivere può essere letto come un tentativo di non voler incorrere in una lacerazione così profonda come una separazione. Anziché svilire il matrimonio, esse, seppur sbagliate, sono scelte che, sotto sotto, sottolineano quanto le persone considerino effettivamente indissolubile e santa l’unione matrimoniale. Purtroppo poi scelgono, magari per paura, la via più facile, quella di non prendere l’impegno davanti a Dio di amarsi per tutta la vita. E’ un misto di paura, mancanza di sicurezza, crisi della società a portare ad un crollo dei matrimoni ed a un aumento delle convivenze. Nessuno, o pochi almeno, ritengono la convivenza uguale al matrimonio, tuttavia alla fine vince la paura di prendere un impegno che sia veramente PER SEMPRE. Tutto questo è terribile. davvero viviamo in un mondo in cui anche sposarsi è così difficile? O siamo noi che per egoismo vogliamo sempre avere la possibilità di fare ciò che è più facile e comodo?
Porto un esempio: una mia amica aveva deciso di non sposarsi e voleva convivere. Tuttavia in seguito alla convivenza ha capito che, per quanto lei ed il suo compagno si amassero, la loro unione non era completa. Mancava qualcosa, mancava la parte più bella. Ora si sono ravveduti e presto si sposeranno.
Li accompagno con una preghiera.
Le chiedo un parere e la saluto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi scrivi giustamente che il dramma del divorzio è un dolore che nessuno vorrebbe mai provare.
Ma anche la rottura di una convivenza è traumatizzante, sebbene oggettivamente sia meno grande della rottura del vincolo matrimoniale.

2. Molti sono i fattori che rendono insicuri i nostri giovani.
Ma tra questi vi è anche l’esperienza sessuale, che prima del matrimonio non è mai autentica.
Come si può verificare la consistenza dell’affinità vicendevole con una prova che è sempre viziata in partenza?
Succede che qualche volta, come nel caso da te riferito, la convivenza estui nel matrimonio.
Ma altre volte rimane a livello di convivenza e di insicurezza.

3. Non hai toccato, e in genere non si tocca, uno dei problemi di fondo: la purezza nella vita affettiva.
Solo la vita affettiva vissuta secondo Dio è protetta dai capricci, dagli sbandamenti e dalle insicurezze.
Ma noi vogliamo avere, come si suol dire, la botte piena (la convivenza e i matrimoni che vanno alla perfezione) e la moglie ubriaca (nessuna regola morale, nessuna).
Ecco dunque che cosa ne penso.

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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