Quesito

Caro Padre Angelo,
Vorrei porle alcune domande sulla Sacra Scrittura.
Insieme ad alcuni amici di un blog cattolico stiamo meditando sulle parole di San Paolo nella lettera ai Romani Cap. 7,14-25.
La mia Bibbia (la Bibbia di Gerusalemme) intitola questa parte nel modo seguente “La lotta interiore”. Trovo questo brano della Sacra Scrittura molto coinvolgente e interessante anche se vi sono alcuni passaggi che mi sono leggermente oscuri.
Desidero riceverne una spiegazione esauriente dal momento che non mi soddisfa la spiegazione che forniscono le note della Bibbia di Gerusalemme.
I passaggi che vorrei mi spiegasse sono i seguenti:
Al versetto 15 San Paolo afferma: “Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: Infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto”.
Cosa intende dire l’Apostolo? In che senso non capisce quello che fa? Vuole forse dire che la sua volontà è soggetta al peccato?
Più avanti al versetto 17 afferma: “Quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me”.
Quale è il significato di questa frase? Insomma cosa vuole dire San Paolo in questo discorso?
Vorrei poi sapere quali sono le differenze tra ciò che dice la Chiesa Cattolica riguardo allo stato dell’umanità dopo il peccato originale e quello che sosteneva Lutero e i primi riformatori protestanti?
E’ vero che Martin Lutero pensava che la natura umana, in seguito al peccato originale, era corrotta in modo invincibile e totale tanto da non poter essere guarita neanche dalla grazia divina?
Vorrei mi spiegasse in modo chiaro il pensiero di Lutero e la risposta che la Chiesa ha dato nel Concilio di Trento su questo argomento.
Grazie


Risposta del sacerdote

Caro Pasquale,
1. San Paolo dice di non capire quello che fa perché talvolta ci sono in lui dei moti che risentono chiaramente dell’inclinazione al male e che non riesce a dominare.
L’esperienza di San Paolo è anche la nostra: quante volte ci siamo proposti di rimanere calmi e pazienti, di non dire neanche una parola e invece subito dopo abbiamo perso la pazienza e abbiamo parlato?
Quante volte si vorrebbe dominare in maniera perfetta qualche impulso sensuale e invece ci troviamo anche solo parzialmente coinvolti, nonostante la nostra volontà contraria?
L’inclinazione al male è un peso che talvolta si fa sentire.
Per questo San Paolo dice: “faccio il male che non vorrei fare mentre non compio il ben che vorrei fare”.

2. E così è chiaro anche quanto dice nel v. 17.
Qui San Paolo non vuole negare o diminuire la colpevolezza dell’uomo, ma vuole fare conoscere la miseria in cui egli si trova sotto la schiavitù del peccato e la causa per cui fa ciò che disapprova e riconosce come male.
Questa causa è la concupiscenza che proviene dal peccato originale e che è stata acuita dai peccati personali.

3. Lutero afferma che col peccato originale l’uomo si è totalmente corrotto e la grazia non lo coinvolge direttamente entrando dentro di lui, sanandolo, purificandolo e santificandolo.
L’uomo si salva solo perché aderisce a questa notizia: che Dio in Cristo ha espiato i suoi peccati. La grazia consisterebbe solo in questo.
Ma lui personalmente rimarrebbe sempre marcio, sempre profondamente peccatore.
Per questo nessuna cooperazione sua personale può salvarlo, ma solo la fede, ridotta ad adesione di una bella notizia.
Comprendiamo allora perché Lutero dicesse: “Pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente!”
Pertanto per Lutero è inutile qualsiasi sforzo da parte dell’uomo per tirarsi fuori da una situazione di peccato.
Solo la fede e non la sua vita cambiata lo può salvare.

4. La dottrina cattolica invece insegna che la grazia è un germe di vita divina che entra dentro l’uomo, lo rende partecipe della natura divina, lo purifica e lo santifica. San Giovanni dice che “un germe divino dimora in lui” (1Gv 3,9).
È come se il fuoco entrasse in un pezzo di legno inumidito: questo fuoco elimina poco per volta l’umido e rende il legno infuocato, partecipe del fuoco. Così l’uomo, ricevendo un germe di vita divina, poco per volta viene purificato e diventa sempre più santo, sempre più partecipe della natura divina.
Questo, come vedi, è il motivo per cui i protestanti non hanno santi, mentre la Chiesa cattolica sì.
Per i protestanti è impossibile qualsiasi purificazione e santificazione. Per noi e anche per gli ortodossi la santità è possibile e doverosa, perché un germe della vita santa di Dio è entrata dentro di noi.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo