Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
vorrei porle un paio di domande sulle quali non ho le idee molto chiare: 
Cosa si intende esattamente per “Mistero di iniquità”?
Per quale motivo Dio non ha “distrutto” subito il Male quando Lucifero e gli altri angeli ribelli si sono allontanati da Lui? In questo modo ha premesso l’esistenza di un antagonista che rema contro la sua volontà. Visto che Satana è nato prima dell’uomo non si può nemmeno affermare che in quel momento la sua presenza era giustificata dal fatto di mettere alla prova la nuova creatura di Dio.
Perché a Lucifero non viene concesso di redimersi qualora decidesse di farlo mentre all’uomo viene data questa possibilità?
Grazie
un carissimo saluto
Mattia


Risposta del sacerdote

Caro Mattia,
1. San Paolo parla del mistero dell’iniquità in 2 Ts 2,7 quando scrive: “Il mistero dell’iniquità è gia in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene”.
San Paolo sta parlando della seconda venuta del Signore e dice che è ritardata dal misero dell’iniquità.

2. La Bibbia di Gerusalemme commenta: “Paolo attribuisce il ritardo della parusia a qualche cosa (v. 6) o a qualcuno (v. 7) che trattiene: una forza o una persona che impedisce la manifestazione dell’Anticristo (la quale deve precedere la parusia). L’allusione doveva essere compresa dai destinatari della lettera, ma per noi resta un enigma, nonostante le numerose spiegazioni che sono state proposte”.
E “fino al momento della «rivelazione» finale, il mistero dell’empietà è in atto ed è da questa attività che deriva l’apostasia.
Una volta tolto l’ostacolo, l’empio lavorerà apertamente”.

3. Qualcuno si domanda se non sia giunto oggi il momento dell’apostasia, predetta da san Paolo, che anticipa la seconda venuta di Cristo.
È difficile determinarlo.
Certo Giovanni Paolo II ha parlato di “apostasia silenziosa” nel documento “Ecclesia in Europa”, dove scrive: “La cultura europea dà l’impressione di una «apostasia silenziosa» da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse” (n. 9).
Precedentemente avevo detto: “Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l’uomo come «il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l’uomo che fa Dio ma Dio che fa l’uomo. L’aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l’uomo», per cui «non c’è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell’edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana»” (Ib.).

4. Perché Dio non ha distrutto gli Angeli ribelli?
Dio potrebbe ridurre al nulla gli angeli ribelli, e cioè i demoni.
Ma non l’ha fatto.
Ci deve essere pertanto un sapiente disegno divino. Si può pensare così:
innanzitutto perché sarebbe strano che Dio creando una natura che di suo esiste per sempre e non è soggetta alla morte, la annienti perché gli si ribella. Sarebbe infantile.
In secondo luogo per dare un ammonimento agli uomini perché la loro condizione potrebbe diventare simile a quella dei demoni se si lasciano corrompere dal male e non si convertono.
In terzo luogo per spingere gli uomini ad esercitarsi nelle virtù e attendere alla santificazione ricorrendo incessantemente alla sorgente della grazia.

5. La tua domanda però mira probabilmente ad altro: se Dio avesse distrutto i demoni, l’uomo non avrebbe potuto essere tentato.
San Tommaso risponde alla tua domanda con una citazione biblica: “Chi non è stato tentato, che cosa sa?" (Sir 34,10 ).
E poi dice: “La sapienza divina, come dice la Scrittura, "dispone tutte le cose con soavità": poiché con la sua provvidenza dà a ciascuna di esse ciò che le spetta secondo la sua natura; ché, a detta di Dionigi, "la provvidenza non mira a distruggere la natura, ma a conservarla".
Ora, la natura umana è tale che può essere aiutata o ostacolata da altre creature. Perciò era ragionevole che Dio permettesse nello stato d’innocenza che l’uomo fosse tentato dagli angeli cattivi, come lo faceva aiutare dagli angeli buoni.
Ma per un particolare dono di grazia non c’era una creatura esterna all’uomo che potesse nuocergli contro la sua volontà, con la quale poteva resistere anche alla tentazione del demonio” (Somma teologica, II-II, 165, 1).

6. E “Dio, come sapeva che l’uomo sarebbe con la tentazione caduto in peccato, così sapeva che con il libero arbitrio avrebbe potuto resistere al tentatore.
Ma la condizione della sua natura esigeva dall’uomo che fosse lasciato alla propria volontà, come dice il Siracide: "Dio ha lasciato l’uomo in mano del suo arbitrio".
Di qui le parole di S. Agostino: "Mi sembra che non sarebbe stato di grande lode per l’uomo, se avesse potuto ben vivere solo perché nessuno lo esortava al male: pur avendo da natura il potere, e dalla sua facoltà il volere, di non consentire alla tentazione" (Somma teologica, II-II, 165, 1, ad 2).

7. A lucifero non viene concesso di redimersi perché è nell’eternità e pertanto non ha a propria disposizione un istante diverso da quello in cui sta vivendo.
Chi è nel tempo, come noi uomini, ha la possibilità di pentirsi perché ha il tempo per cambiare.
Ma i demoni, come i dannati, sono nell’eternità. Manca loro il tempo.
Per questo la liturgia della Chiesa nel rito dell’imposizione delle ceneri dice: “Rinnoviamoci e ripariamo al male che nella nostra ignoranza abbiamo fatto, perché non ci sorprenda la morte e non ci manchi il tempo di convertirci” (liturgia del mercoledì delle ceneri).

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo