Quesito

Caro Padre,
Le chiedo un’altra cosa se vorrà rispondermi: cos’è invece il matrimonio spirituale?
Grazie per la risposta.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. nella vita cristiana il matrimonio spirituale è il grado più elevato di unione con Dio che si possa raggiungere sulla terra.
Si parla di matrimonio spirituale in analogia con il matrimonio comune.
Come in questo matrimonio i due sono una sola carne, così nel matrimonio spirituale l’anima e Dio diventano una cosa sola.

2. Per giungere a questo livello è necessario aver superato del tutto non solo l’attrazione per il peccato mortale ma anche per quello veniale.
In tutto vi deve essere il desiderio di fare ciò che è gradito a Dio e ad un punto così alto che praticamente si è morti a se stessi.
Per arrivare a questo punto è necessario essere purificati e liberati da ogni attaccamento nei confronti di se stessi.
Per dirla con san Giovanni della croce, si arriva al matrimonio spirituale solo dopo che si è passata la notte oscura dei sensi e, quella più terribile e più purificante, dello spirito.

3. Dice San Giovanni della croce: “Il matrimonio spirituale tra l’anima e il Figlio di Dio è incomparabilmente di più dello sposalizio (fidanzamento) spirituale, perchè è una trasformazione totale nell’Amato. In esso l’una parte si dà all’altra in possesso totale con una certa consumazione della unione di amore, in cui l’anima vien fatta divina e Dio per partecipazione, quanto è possibile in questa vita” (Cantico spirituale, 22).
E ancora: “Questo stato non si verifica mai senza che l’anima in esso sia confermata in grazia, perchè si conferma la fede di tutte e due le parti, confermandosi qui quella di Dio nell’anima.
Da ciò deriva che questo è il più alto stato al quale si può giungere in questa vita. Infatti come nella consumazione del matrimonio naturale, come dice la Sacra Scrittura (Gn 22,24) sono due in una sola carne, così anche nella consumazione del matrimonio spirituale fra Dio e l’anima sono due nature nell’unico spirito e amore, come dice San Paolo riferendo la medesima similitudine: “Chi si unisce al Signore, forma un solo spirito con Lui” (1 Cor 6,17).
Accade come quando la luce di una stella o di una candela si congiunge con quella del sole: è questa, non quella, che risplende, assorbendo in sé tutte le altre luci” (Ib.).
Qui “l’anima, o meglio il suo spirito, diviene una sola cosa con Dio” (S. Teresa D’Avila, Castello interiore, VII, 2, 3).

4. S. Teresa d’Avila parla del matrimonio spirituale nel settimo capitolo del Castello interiore.
Il matrimonio spirituale attua un’unione così forte che trasforma il cristiano in un altro Gesù.
A questo punto uno può dire insieme con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Lo può dire perché di fatto nei pensieri, nel cuore e nel comportamento  è una cosa sola col Signore.
Scrive S. Teresa: “Ed è un segreto così grande, un così intenso diletto, un così sublime e subitaneo favore che non so a qual paragone ricorrere. Sembra che Dio voglia mostrare all’anima la gloria del cielo, ma in un modo più elevato che non con ogni altra visione o gusto spirituale.
Soltanto questo si può dire: che l’anima, o meglio il suo spirito, diviene una cosa sola con Dio. Così a quanto si può capire.
Dio, spirito pur Lui, volendo mostrarci l’amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinché lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non si possono più separare.
Non è così nel fidanzamento spirituale nel quale spesso i due soggetti si separano, come nemmeno nell’unione, nella quale, pure avendosi congiunzione di due cose in una, tuttavia queste si possono dividere, e sussistere ognuna da sé. Ordinariamente infatti si tratta di una grazia che passa rapidamente, lasciando l’anima priva della compagnia che aveva: priva nel senso che non la sente più.
Non così invece nel matrimonio spirituale, perché l’anima rimane sempre in quel centro con il suo Dio.
Possiamo paragonare l’unione a due candele di cera unite insieme così perfettamente da formare una sola fiamma, oppure come se il lucignolo, la fiamma e la cera non siano che una cosa sola. Nondimeno le candele si possono separare, ricavandone due candele distinte: così pure il lucignolo dalla cera.
Ma nel caso nostro è come l’acqua del cielo che cade in un fiume o in una fonte, dove si confonde in tal modo da non saper più distinguere quella del fiume da quella del cielo; oppure come un piccolo ruscello che va a finire nel mare, da cui non è più possibile separarlo; o come una gran luce che entra in una stanza per due finestre: vi entra divisa e dentro si fa un tutt’uno.
Ciò forse intendeva S. Paolo quando disse: Chi si accosta e si unisce a Dio si fa un solo spirito con Lui, accennando a questo sublime matrimonio nel quale si presuppone che Dio si sia già avvicinato all’anima mediante l’unione. Dice ancora l’Apostolo: "Il mio vivere è Cristo e il morire un guadagno". Così mi pare che possa dire pur l’anima, perché qui la farfalletta muore con suo grandissimo gaudio, essendo Cristo la sua vita” (7 Mansioni 2, 3-5).

5. Questa fusione d’amore produce nell’anima mirabili effetti di santificazione.
Santa Teresa li descrive nei particolari nel terzo capitolo di queste settime mansioni, uno dei più impressionanti usciti dalla sua penna.
Eccoli:
morte totale del proprio egoismo o amore disordinato di sé, al fine di occuparsi unicamente dell’onore e gloria di Dio (n. 1);
un grande desiderio di patire, sia pure tranquillo e misurato, interamente subordinato alla volontà di Dio (n. 2);
grandissimo godimento interiore nel sentirsi perseguitata, senza provare il minimo risentimento per chi le fa o vorrebbe fare anche il minimo male, e anzi è loro assai riconoscente (n. 3);
non v’è più il desiderio di morire ma quello di poter vivere soffrendo moltissimo perché il
Signore sia lodato da tutti
e vi è ormai uno zelo ardentissimo per la salvezza di ogni anima
(n. 4);
distacco da tutto il creato, ansia di vivere in solitudine, assenza di aridità spirituale (nn. 7-8);
pace e quiete imperturbabile (n. 11);
assenza di estasi e temporanei rapimenti, poiché l’anima è già assuefatta alle divine comunicazioni senza più perdere l’uso dei sensi (n. 12).

6. Se si bada bene, sono gli stessi sentimenti che Nostro Signore ha avuto fin dal primo istante della sua esistenza.

Auguro anche te di giungere a quello livello di vita cristiana.
E per questo ti assicuro la mia preghiera e un particolare ricordo nella Santa Messa.
Ti benedico.
Padre Angelo