Quesito

Caro Padre Angelo,
molti anni fa, in un periodo un po’ turbolento del rapporto con la mia fidanzata, oggi adoratissima moglie, accadde che lei, nel corso di un periodo di vacanza estiva trascorso con i genitori lontano dalla città di residenza e da me, perché impegnato nella mia attività lavorativa, ebbe una breve relazione con un altro giovane.
Lei mi parlò della vicenda dopo non molto tempo dal termine della relazione. Ritengo lo fece per il sincero desiderio di essere meno afflitta dal senso di colpa. Apprezzai molto l’onestà dimostratami.
Mi sorprese, ed ancora mi sorprende, che io non abbia avuto alcuna reazione conflittuale; le rivolsi solo alcune domande su cosa fosse accaduto durante quella relazione. Non ho mai provato risentimento, desiderio alcuno di porre in essere ritorsioni.
Vi fu solo un breve disorientamento al quale seguì un perdono semplice da esprimere prima che con le parole, con il mio comportamento. Mi parve inspiegabile allora, ed ancora oggi,  che io non abbia reagito in malo modo e che non abbia provato forte risentimento verso chi aveva approfittato della arrendevolezza della mia fidanzata.
Mi preoccupa che ancora oggi percepisca quell’episodio come un fatto “normale”, una esperienza vissuta da chi è poi diventata mia moglie come un insieme di episodi che a me capita di ricordare senza malessere ma con la convinzione che debbano essere ogni volta considerati nelle loro valenze positive attinenti alla capacità di giudicare con serenità eventi negativi del passato, alla attrazione suscitata dalla figura di mia moglie, oggi ancor più desiderabile al pensiero di avere attratto altri con la sua bellezza, etc..
 Sottolineo che l’intesa coniugale con mia moglie è sempre stata, ed è, di elevato profilo in ogni ambito. Mi dica Padre: la “anormalità” è forse in me? Può essere una condizione psichica che non viene dalla parte migliore di me stesso, ma generata dall’avversario? E’ un dubbio che diventa sempre più forte, essendo “normali” dalla notte dei tempi, in casi come quello narrato, la gelosia, il risentimento, l’odio, anziché l’accettazione ed il perdono che pervadono il mio animo.
La ringrazio ex abundantia cordis per la Sua preziosissima direzione spirituale e La saluto con viva cordialità.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. penso che la tua mancata sensazione di dispiacere e delusione derivi dall’ottima intesa che c’è con tua moglie.
Lei ha riconosciuto subito il suo errore. Per l’amore e il rispetto che ti portava ha voluto addirittura dirtelo, là dove altri avrebbe consigliato di non dire nulla.

2. Forse in te è avvenuto qualcosa di quello che avviene in Dio quando noi andiamo a confessargli umilmente i nostri peccati.
Dio continua ad aver fiducia in noi.
E proprio perché ricorriamo a Lui ci ama, anzi si direbbe che ci ama ancora di più.
Se ci vede pentiti e con volontà ferma di essergli sempre graditi, come potrebbe non essere lieto?

3. Continui a stupirti di te stesso.
Ma è l’amore vero e la stima profonda per la persona che si ama che porta a questo.
Sono stupito anch’io di questa vostra bella intesa e prego Dio che la conservi così, anzi la rafforzi sempre più.

Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo