Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
sono Vincenzo, le ho già scritto altre volte.
Prima di tutto la ringrazio, perché nelle risposte ho sempre trovato, delicatezza, precisione e molta fede.
Purtroppo per mia debolezza, tante volte non riesco  a mettere in pratica i suoi consigli, però con tutti i miei difetti e lacune ci provo!
Volevo chiederle, o meglio esprimerle un mio turbamento: mercoledì mi sono confessato al Santuario … a … . Senza entrare nel merito, mi sono dilungato molto sulla mia difficoltà nel pregare, una difficoltà e una pesantezza che non riesco a vincere….e che di conseguenza mi ha portato a non avere molte volte un comportamento cristiano verso gli altri, verso me stesso. A commettere tante volte lo stesso peccato, grave.
Oltre a questo ho esposto con molto sacrificio e sofferenza anche un senso di turbamento che provo ultimamente, per via delle tante “idee strane” che si sentono in Chiesa e nella Chiesa. Idee che la mia seppur debole e balbettante fede non riescono a concepire e che anzi tante volte mi sembrano in contrasto totale con quanto ci ha detto Gesù.
Un profondo turbamento, che a volte mi scandalizza: è vero che bisogna guardare a Lui, però i miei deboli passi verso di Lui, sono a volte confusi ancor di più.
Il mio problema grande è che devo guardare a Lui, e basta… e lo capisco e me ne rendo conto.
Ma con mio sgomento, non ho ricevuto UNA PAROLA dal sacerdote: nessuna domanda, nessun consiglio, magari un invito a tornare alla preghiera, un invito a confidarmi con il Signore… nulla di nulla, non mi ha detto una parola.
Non mi era mai successa una cosa simile: le confesso che sono rimasto basito e direi scioccato.
Per di più al momento della formula dell’assoluzione non ha alzato la mano nei miei confronti, né ha fatto il segno della croce verso di me.
Oltre a non darmi una penitenza.
Quello che volevo chiederle: è valida lo stesso la confessione?
O la mia è soltanto una tentazione (quella di trovare qualcosa che non va)?
Da parte mia sto cominciando (con un’iniziale difficoltà) a ricominciare la preghiera la mattina (il Rosario in macchina quando vado a lavoro), cerco di aiutarmi con delle buone letture (sto leggendo il libro Dio o Niente del Cardinale Sarah….meraviglioso!) perché ho capito che la mia grande colpa è aver abbandonato od interrotto il dialogo con Lui: la preghiera!!!!
La ringrazio Padre Angelo, pregherò per Lei e per la meravigliosa opera che svolge!
Un abbraccio caloroso.


Risposta del sacerdote

Caro Vincenzo,
1. capisco il tuo sgomento, che è di molti, nel sentire circolare affermazioni che si distaccano dall’insegnamento del Signore e da quello esposto con autorevolezza dal Magistero della Chiesa.
Quest’amarezza è molto diffusa.
Mi pare che si sia in qualche modo come ai tempi di San Domenico.
Innocenzo III papa, servendosi delle parole di Isaia, si lamentava di certi vescovi della Linguadoca perché di fronte al dilagare dell’eresia erano come “cani muti, incapaci di abbaiare” (Is 56,10).

2. Tuttavia Cristo non abbandona la sua Chiesa.
Continua a predicare in essa attraverso il vangelo, che è immutabile.
Continua a santificare attraverso i Sacramenti.
Continua ad essere il primo e principale buon Pastore che si prende infinita cura di ognuna delle sue pecore.

3. Anche se il sacerdote da cui ti sei confessato non ti ha detto neanche una parola, non ti ha dato la penitenza da fare, non ha tracciato su di te il segno della croce mentre ti assolveva, tuttavia in quel momento versava ugualmente il sangue di Cristo sulla tua anima, la purificava e la santificava.
Era Cristo che agiva per mezzo di lui.

4. Continua pertanto ad accostarti ai sacramenti, in particolare a quello della confessione, anche se non ricevi alcuna istruzione, indicazione o consolazione da parte del sacerdote.

5. Dispiace per questo comportamento del confessore, perché nella celebrazione di questo Sacramento il sacerdote è ministro di Cristo padre, medico e maestro delle anime.
E col suo modo di comportarsi deve far trasparire che in quel momento è Cristo che si cura di lui e gli è padre, medico e maestro.

6. È vero che l’assoluzione è la cosa principale.
Ma in quell’incontro con Cristo e con la Chiesa non hai visto nel confessore il padre, il medico e il maestro di cui avevi bisogno.
Quel confessore è stato per te, per usare il linguaggio di Isaia e di Innocenzo III, “cane muto”.

7. Non scoraggiarti per questo, anche se ti procura amarezza.
Piuttosto sia uno stimolo a pregare per i sacerdoti e magari a pregare anche per il confessore mentre stai per accostarti a lui.
Come non è sbagliato pregare per i medici perché non sbaglino nel diagnosticare i nostri mali e proporre la giusta cura, così non è sbagliato fare la stessa cosa anche il medico della nostra anima.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo