Quesito

Buongiorno Padre,
sono un ragazzo di 28 anni.
Le pongo una questione che riguarda la lettura dell’Antico Testamento; fino a poco tempo fa non mi ero mai preso la briga di dedicarmici seriamente. Ora invece ho intrapreso un percorso.
Il problema è che, arrivato solamente all’Esodo ed al Decalogo, le mie certezze risultano un po’ sconvolte: cioè fino ad ora, per certi versi, si, emerge la misericordia Divina, ma per larghi tratti il "Non uccidere" viene ampiamente "contraddetto" con altre leggi "accessorie" che Il Signore stesso da ad Israele, riguardo le più svariate questioni; l’approccio all’Antico Testamento, deve quindi essere quello di leggi "specifiche" per un’umanità ancora "giovane" ed "acerba"? non credo proprio  che il Signore "cambi" idea nei secoli e stravolga tutto con la venuta di Cristo, o mi sbaglio? Insomma, come devono essere interpretare le scritture affinché Antico e Nuovo testamento non siano "contraddittori" agli occhi di chi legge?
La ringrazio molto per la pazienza,
Cordiali saluti,
Paolo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. un errore abbastanza diffuso consiste nel prendere in mano la Bibbia e considerarla come un trattato di teologia dogmatica e morale, dimenticando un dato fondamentale: che la rivelazione di Dio è stata progressiva.
Inutilmente si potrebbe andare a vedere nei libri dell’Antico Testamento  che cosa dica Dio sulla SS. Trinità.
Non vi è alcun riferimento esplicito. Il pericolo per gli ebrei di quel tempo di considerare la Trinità come tre dei sarebbe stato fortissimo.
Dopo che Cristo ci ha svelato il volto di Dio e siamo stati messi in grado di sapere che Dio è Trinità di persone, possiamo andare rileggere l’Antico Testamento e cogliervi molti riferimenti impliciti.
Ma questi riferimenti li vediamo noi, dopo la rivelazione di Cristo. Prima era impossibile  anche solo pensarvi.

2. Ebbene, quello che è avvenuto per lo svelamento del volto di Dio è avvenuto anche per la morale.
La rivelazione della legge di Dio è stata progressiva.
Si passa dal libro della Genesi che vuole mostrare a quale degrado l’uomo giunga quando si allontana da Dio, al punto da non distinguere il bene dal male, alla codificazione della legge del taglione, che era una prima maniera per respingere la riparazione smodata del male.
Per esempio, Lamech, discendente di Caino, dice: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette” (Gn 4,23-24).
Si tratta evidentemente di una riparazione esagerata e ingiusta del male subìto.
Allora poco dopo Dio dà la legge del taglione, che intende portare all’interno di un mondo estremamente vendicativo (qual era il mondo degli ebrei e anche quello delle popolazioni circonvicine) a criteri di giustizia più stretta, senza esagerare: “Se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido” (Es 21,23-25).
Si trattava dunque di una legge più equa, per quei tempi evidentemente.

3. Gesù però va più in là. E mostrando una via che conduce a Dio perché lo imita, chiede, senza rinunciare alle esigenze della giustizia, di essere misericordiosi e di perdonare.
La sola giustizia infatti non riconcilia ancora i cuori, che dopo la sentenza del tribunale possono essere ancor più lacerati. Il più rimane ancora da fare.
Infatti la sola giustizia stabilita secondo criteri di equità dal tribunale umano, può lasciare gli animi dei contendenti ancora pieni di rancore e di risentimento, che non di rado diventano premesse di nuove ingiustizie.
Per questo Gesù dice: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,44-45).

4. Facendo per la legge morale un discorso analogo a quello che fatto per la SS. Trinità, anche qui si può partire da Cristo e tornare indietro all’Antico Testamento e vedere come i germi di questa nuova morale, insegnata dal Signore, fossero già presenti come nel loro seme, che aveva bisogno di sbocciare e di crescere.
Vediamo infatti che nell’Antico Testamento Dio ha fatto l’uomo a propria immagine e somiglianza, e che già nel Levitino gli ripete diverse volte: “Siate santi perché io il Signore vostro Dio sono santo” (Lv 11,45).
Il Dio da imitare nell’Antico Testamento è quel Dio che si presenta come “misericordioso e pietoso” (Es 34,6).
Ma per ora il popolo è incapace di comprenderlo.

5. Così ancora quel Dio che talvolta esige l’espiazione perfetta del male secondo la legge del taglione – anche nei confronti di intere popolazioni – si presenta come Colui che perdona e che chiede di perdonare.
Per ora il popolo non lo comprende. Ma sta di fatto che tra le feste religiose del popolo d’Israele la festa dell’Espiazione è tra le più importanti (veniva celebrata nel giorno corrispondente all’equinozio di autunno). Il contenuto principale di quella festa era il seguente: “Dio perdona”.
Ma il popolo faceva fatica a capire che, se Dio perdona e se gli uomini sono stati creati a immagine sua, anch’essi devono perdonare.
Questo sarà rivelato pienamente in Cristo in particolare quando “Pietro gli si avvicinò e gli disse: ‘Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?’ E Gesù gli rispose: ‘Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette’” (Mt 18,21-22).
Quest’insegnamento viene ripreso da San Paolo: “Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti” (1 Ts 5,15) e: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21).

6. Un documento della Pontificia Commissione biblica, intitolato “BIBBIA E MORALE radici bibliche dell’agire cristiano” e pubblicato l’11 maggio 2008, scrive:
“La Bibbia attesta un affinamento della coscienza riguardo a certe questioni morali. Tale progressione si verifica in Israele grazie a una lunga riflessione sull’esperienza dell’esilio e, in alcune tradizioni, sull’esperienza della diaspora e giunge a perfezione sotto l’influsso dell’insegnamento di Gesù e del suo mistero pasquale. Dopo il ritorno di Gesù al Padre lo Spirito Santo accompagna i discepoli nella ricerca per vivere il suo insegnamento in circostanze nuove (Gv 14,25-26). Il criterio della progressione invita i credenti a cercare, nell’approfondimento di ogni questione morale, la massima conformità alla «giustizia superiore» del Regno, come Gesù ne ha tracciato i contorni (Mt 5,20)” (n. 120).

7. E soggiunge: “Come la rivelazione così anche la morale biblica ha un carattere graduale e storico: come già accade per la conoscenza di Dio in generale, così anche per la conoscenza della volontà di Dio si verifica una progressione. Esempi concreti di questo fatto Gesù li mostra nelle cosiddette antitesi del Discorso sulla montagna (…).
La rivelazione biblica ha luogo nella cornice della storia e questo vale anche per la morale rivelata nella Bibbia.
(…).
La rivelazione di questa morale si verifica in uno sviluppo graduale e nel dialogo fra Dio e il suo popolo. Perciò l’insegnamento morale della Bibbia non può essere ridotto unicamente a una serie di principi o a un codice di leggi casistiche. I testi biblici non possono essere trattati come pagine di un sistema morale. Devono essere viste, piuttosto, in modo dinamico, alla luce crescente  della rivelazione.
Dio entra nel mondo e si rivela sempre di più, si rivolge alle persone e le sfida a capire più profondamente la sua volontà e le abilita a seguirlo sempre più da vicino.
Questa luce raggiunge lo zenit con la venuta di Cristo, che ha confermato l’insegnamento di Mosè e dei profeti (Mt 22,34-40) ed ha istruito il suo popolo e l’umanità intera con la propria autorità (Mt 28,19-20).(…).
Così noi decifriamo il messaggio morale dello Antico Testamento definitivamente nella pienezza del contesto del Nuovo Testamento. Questo processo è guidato e assistito dallo Spirito Santo, che conduce i discepoli di Gesù alla verità tutta intera (Gv 16,13)”  (n. 121).

8. Già il Concilio Vaticano II, parlando dell’Antico Testamento, aveva detto nella costituzione dogmatica Dei Verbum,  che “le parole di Dio, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo” e che i libri dell’Antico Testamento “sebbene contengano cose imperfette e caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina” (DV 28).

Come vedi, la contraddizione è sempre solo apparente, perché nell’Antico Testamento in germe vi è già ciò che si svilupperà e sarà rivelato pienamente nel Nuovo.
Ricambio i saluti, li accompagno con un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo