Quesito

Caro Padre Angelo,
è un po’ che ho messo il naso nel sito e letto quanto ivi contenuto, e non posso che ringraziare per l’opera che svolge ed offre a noi tutti lettori.
Forse, anzi molto probabilmente sarà così, la mia domanda sarà un po’ superficiale, ma non riesco a trovare una risposta soddisfacente, e che mi metta – per così dire – l’anima in pace.
Posso sintetizzare così il mio quesito senza volermi allargare troppo per non annoiare ulteriormente: come si fa a gestire una “sensibilità” direi troppo esagerata? Nel senso, come ci si può difendere quando si soffre, ma si soffre davvero nell’anima a causa di tutte le ingiustizie, guerre, carestie, malattie, insomma per tutto il male dilagante in questo mondo? Comprendo che potrebbe essere una domanda banale, ma uscendo dal generale ed entrando nel mio personale, come faccio a non cadere sempre e costantemente nella sofferenza ogni volta che si guarda un telegiornale, piuttosto che leggere quanto accade in questo periodo storico?
E’ un problema questo mio, che so di avere da quando ho ricordi. Si immagini che da piccola quando durante la cena il tg trasmetteva immagini dei bimbi africani affamati e malati, mi rifugiavo in bagno a piangere finchè il sevizio giornalistico non fosse terminato. Ora ho 40 anni e direi che nulla è cambiato.
Non ho portato molti esempi perché sarebbe una faccenda troppo lunga, ma qualsiasi cosa si avvicini ad una ingiustizia, a me sembra di soffrire le pene dell’inferno fino a sfiancarmi, poiché troppe situazioni non le posso cambiare.
Leggendo qui e là, mi è venuto il dubbio che cadere nello sconforto, essere troppo sensibili, soffrire così possa essere una giochetto del maligno.
Questo mi crea confusione e non so più cosa fare. Credo dopo tutto di avere un carattere forte, e non posso a fronte di chi mi consiglia di non guardare, di riuscire a volgere lo sguardo altrove quando mi accorgo che qualcosa mi sta per far male al cuore.
Molto grata se riuscirà, e potrà darmi la Sua opinione, La saluto caramente e che Dio La benedica.
Francesca


Risposta del sacerdote

Cara Francesca,
1. vi sono state nella storia e vi sono tuttora correnti di pensiero che cercano di spegnere la sensibilità o per lo meno di attutirla.
Il cristianesimo non è una corrente di pensiero o un metodo di psicologia per far soffrire di meno.

2. La sensibilità è un potenziale enorme che Dio ha dato all’uomo perché con tutto il proprio essere, con l’anima e con il corpo, reagisca nei confronti del bene e del male.
Se non vi fosse la sensibilità, saremmo meno coinvolti emotivamente, saremmo razionali e freddi come dei robot.

3. Non tutti reagiscono nel medesimo modo nei confronti delle emozioni, ma possiamo dire che la donna in genere è più sensibile e sicommuove più facilmente dell’uomo. L’affettività la porta ad essere più compassionevole e più tenera dell’uomo.
Qualcuno ha detto, e con una certa ragione, che l’uomo ha testa nelle cose, nel lavoro, negli affari. La donna invece è più rivolta e più attenta alle persone e alle loro esigenze.
E per questo la donna reagisce fino al pianto quando vede al telegiornale situazioni strazianti, soprattutto se coinvolgono i bambini.
Per non poche donne l’ascolto del telegiornale, soprattutto se fatto quasi esclusivamente di cronaca nera, è un momento di grande tristezza.

4. Come fare per controllare la propria sensibilità o agitazione interiore?
Non è facile rispondere, perché ognuno ha la propria sensibilità.
Tuttavia mi pare che quanto ha scritto San Francesco di Sales possa valere come criterio generale per tutti.
Ecco cosa dice nella Filotea:

5. “L’agitazione è uno dei mali peggiori che possa colpire l’anima, eccettuato il peccato. Allo stesso modo che le sedizioni e i turbamenti interni di uno Stato lo rovinano completamente e lo rendono incapace di opporre resistenza agli aggressori esterni, così il nostro cuore, quando è turbato e agitato dentro di sé, perde la forza di conservare le virtù che aveva acquistato e, nello stesso tempo, perde anche la capacità di resistere alle tentazioni del nemico, il quale, come dice il proverbio, in tal caso, si impegna a fondo per pescare in acque torbide.

6. L’agitazione viene da un desiderio smodato di liberarci dal male che ci opprime o di acquistare il bene che speriamo; tuttavia nulla peggiora il male e allontana il bene quanto l’agitazione e la precipitazione.
Gli uccelli rimangono presi nelle reti e nei lacci, soprattutto perché quando vi si impigliano, si dibattono e si agitano disperatamente per venirne fuori, e così si inviluppano sempre più.
Quando dunque sentirai il desiderio di essere liberata da qualche male e di pervenire a qualche bene, prima di tutto mettiti calma e serena, fa calmare il tuo intelletto e la tua volontà, e poi, con moderazione e dolcezza, insegui pure il sogno del tuo desiderio, prendendo con ordine i mezzi idonei; quando dico con moderazione, non intendo dire con negligenza, ma senza precipitazione, senza turbamento e agitazione; diversamente, invece di raggiungere l’oggetto del tuo desiderio, rovinerai tutto e ti troverai peggio di prima.

7. La mia anima è sempre nelle mie mani, Signore, e non ho dimenticato la tua legge, diceva Davide.
Rifletti più di una volta al giorno, ma almeno sera e mattina, se è vero che hai il dominio della tua anima; esaminati per renderti conto se non te l’abbia sottratta qualche passione o l’agitazione. Mantieni il cuore ai tuoi ordini, oppure ti è sfuggito di mano per impegolarsi in qualche passione sregolata di amore, di odio, di invidia, di ingordigia, di paura, di noia, di gioia?
Se per caso si fosse smarrito, prima di tutto, trovalo! Riportalo con garbo alla presenza di Dio, e sottoponi di nuovo i tuoi affetti e i tuoi desideri all’obbedienza e alla guida della sua divina volontà. Dobbiamo comportarci come coloro che temono di perdere qualche cosa che sta loro molto a cuore e la tengono molto stretta. Seguendo il grande Re Davide, diremo: Mio Dio, la mia anima è in pericolo, ecco perché la tengo sempre stretta nella mia mano; e così non ho dimenticato la tua legge.
Per piccoli che siano e di poca importanza, non permettere ai tuoi desideri di provocare agitazione in te; e sai perché? ai piccoli seguiranno quelli più grandi e quelli più impegnativi e troveranno il tuo cuore già aperto al turbamento e al disordine.

8. Quando ti accorgerai che stai per cadere nell’agitazione, raccomandati a Dio e decidi di non fare assolutamente nulla di quanto pretende da te il desiderio, finché l’agitazione non sia completamente sopita, a meno che non si tratti di cosa che non può essere differita; nel qual caso, con un impegno dolce e sereno, devi contenere la spinta del tuo desiderio, controllandolo e moderandolo nella misura del possibile, e realizza quello che devi realizzare non seguendo il tuo desiderio, ma seguendo la ragione.

9. Se puoi manifestare la tua agitazione a chi ha la guida della tua anima, o almeno a qualche amico nel quale hai fiducia, ma che sia devoto, fallo senza esitazione: presto ritroverai la calma perché la comunicazione delle sofferenze del cuore fa all’anima lo stesso effetto che il salasso al corpo di chi ha una febbre insistente: è il rimedio dei rimedi.
S. Luigi di Francia diceva al figlio: "Se hai nel cuore un malessere, dillo subito al tuo confessore o ad una brava persona, e così il tuo male diverrà leggero per il conforto che ne hai avuto"” (Filotea, parte  IV, cap. 11).

10. Ti richiamo l’affermazione centrale: “Riporta il tuo cuore con garbo alla presenza di Dio, e sottoponi di nuovo i tuoi affetti e i tuoi desideri all’obbedienza e alla guida della sua divina volontà”.
In questo modo non  sopprimi la sensibilità, che rimane sempre un tesoro prezioso,  ma la governi secondo Dio e la metti così al tuo servizio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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