Gentile Padre Angelo,
le scrivo per chiederle un consiglio che penso possa interessare un pò tutti i cristiani cattolici: come può fare una persona tanto orgogliosa, a diventare umile, a conseguire quella virtù che tanto piace al Signore che è l’umiltà? Le dico la verità, almeno per me, penso sia impossibile. Pensi che ho il terrore di chiedere in preghiera di imparare ad essere umile perché ho paura che questo significhi subire insulti e sofferenze senza reagire minimamente, nemmeno in cuor mio; e io già so che per natura e per carattere non ci riuscirò mai, credo di essere troppo vile da questo punto di vista. È come voler lottare contro un leone! Temo che Dio non potrà mai essere contento di me soprattutto per questo grossissimo difetto che proprio non riesco a superare, nonostante preghi ogni giorno e frequenti i sacramenti. Questo mi scoraggia molto perché so già per Fede che gli orgogliosi e i superbi difficilmente stanno nelle grazie di Dio anche se vanno in Chiesa e pregano… io non voglio perdere il Suo amore e la sua protezione ma questa cosa mi pesa come un macigno e non so cosa fare.
Un saluto.


Carissima,
1. desidero anzitutto sottolineare che la tua domanda è ben posta: come si fa a diventare umili?
Infatti non nasciamo umili. Fin dall’inizio siamo minacciati da quella terza concupiscenza che prende il nome di superbia della mente (1 Gv 2,16).
E c’è del vero anche quando dici: “e io già so che per natura e per carattere non ci riuscirò mai”. Infatti il demone dell’amor proprio, che è il contrario dell’umiltà, non ci lascia fino a quando non abbiamo esalato l’ultimo respiro.
Anzi, qualcuno ha detto che se ne va solo dopo che siamo morti!

2. Per diventare umili è necessario anzitutto sapere in che cosa consista l’umiltà.
Ebbene secondo San Tommaso “l’umiltà è quella virtù che propriamente riguarda la riverenza con la quale l’uomo si sottomette a Dio non solo in se stesso, ma anche per quanto di divino c’è in ogni creatura” (Somma teologica, II-II, 161, 3, ad 1).

3. Come si vede, l’umiltà non è essenzialmente disistima di se stessi o rassegnazione nei confronti di insulti e maltrattamenti, sebbene questo il più delle volte vi sia compreso.
Gesù ha detto: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,28), avocando a sé l’insegnamento dell’umiltà.
Questa virtù si impara solo da Lui.

4. La grande portata dell’affermazione di Gesù viene evidenziata dal fatto che i filosofi pagani, a cominciare da Aristotele, non consideravano l’umiltà come una virtù.
Per questo Sant’Agostino ama chiamare Cristo il “dottore dell’umiltà” (doctor humilitatis Christus).
Dice anche che è Cristo che l’ha portata nel mondo: “La via di quest’umiltà viene da Cristo” (“via humilitatis huius… a Christo venit”, Enarratio in Psalmos 31, s.2, 18).
E sottolinea che “Cristo non ha detto: imparate da me a costruire il mondo o a risuscitare i morti; ma imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (De sacra virginitate, 35,35).

5. L’umiltà è la virtù che va posta come fondamento dell’edificio cristiano, che consiste nella carità.
Ma la carità e cioè l’amore per il Signore e l’amore soprannaturale per il prossimo cresce di pari passo con l’esercizio dell’umiltà.
Se si vuole una carità sempre più grande, anche l’umiltà dev’essere sempre più profonda.

6. Sant’Agostino prosegue: “O dottrina salutare! O Maestro e Signore dei mortali, ai quali la morte è stata offerta e versata nella coppa della superbia!
Non volle, il Maestro, insegnare se non quanto egli stesso era, né, il Signore, comandare se non quanto egli stesso faceva.
Ti vedo, o buon Gesù, con quegli occhi della fede che tu stesso mi hai aperto, gridare al genere umano quasi riunito in grande assemblea: Venite ed imparate da me.
O tu, Figlio di Dio, per mezzo del quale tutto è stato fatto, e insieme Figlio dell’uomo, creato come tutto il resto, ti prego: che cosa veniamo ad imparare da te?
Ed egli risponde: perché sono mite ed umile di cuore.
Sono dunque raccolti qui tutti i tesori di sapienza e di scienza nascosti in te, da dover imparare da te come cosa sublime, che tu sei mite ed umile di cuore?
È cosa così grande l’essere piccoli, da non poterla assolutamente imparare, se non l’avessi realizzata tu stesso che sei così grande?
Senz’altro!
L’anima infatti non può trovare la sua quiete per altra via se non dissolvendo quel turbolento tumore per cui si credeva grande anche quando per te non era che inferma” (Ib.).

7. Ma veniamo al dunque: come si impara l’umiltà?
Per san Benedetto s’impara stando alla presenza di Dio.
È stando alla presenza del Signore che si vede bene che tutto viene da Lui, che in noi non c’è alcun motivo per vantarsi e che nel nostro prossimo il Signore ci parla e attraverso di lui ci educa.

8. Questo richiamo a stare alla presenza del Signore ci viene in maniera imperiosa da quelle parole che Dio ha detto ad Abramo e che valgono per ognuno di noi: “Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro” (Gn 17,1).
Lo stare alla presenza di Dio sempre e davanti a tutti, anche davanti al più miserabile tra gli uomini, è il segreto della buona riuscita nell’esercizio di ogni virtù.

9. Impegnati in questo.
Non è tutto dell’umiltà, ma è la porta dalla quale si entra e si inizia il cammino.
Se non c’è questo, è facile trovarsi dinanzi ad una falsa umiltà, che non santifica in nessun modo e rinchiude in se stessi.

Ti auguro un buon cammino, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo