Quesito

Caro Padre Bellon!!!

In alcune apparizioni, (es. Santa Margherita Alacoque) dove è apparso proprio Gesù, egli indica spesso di fare penitenze o preghiere per placare la collera divina…..abbia pazienza ma… il Signore che è infinitamente buono e misericordioso,….???

mi puo’ spiegare per favore l'ira divina?

la ringrazio tantissimo!!!!!


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. non è difficile conciliare la misericordia divina con la sua ira o collera.

È sufficiente tenere presente il motivo della creazione e che cosa sia il peccato.

Dio ha creato per rendere partecipi le creature della sua vita divina. In altre parole, della sua santità e del suo amore.

Il peccato è essenzialmente profanazione del disegno di Dio.

Nel peccato le creature non vengono usate al fine della santità o della crescita nella maniera divina di amare.

Il peccato è come uno sgorbio che si fa su un’opera d’arte di altissimo livello o, peggio ancora, come un’imbrattatura di quest’opera.

Sarebbe uno sconcio ancor più deplorevole lasciare lo sgorbio o l’imbrattatura, che vanno rimossi proprio perché l’opera d’arte manifesti il suo splendore.

 

2. Mi è capitato di leggere in questi giorni la seguente notizia su un giornale: “Imbrattato il cippo che ricorda il martirio di …, che durante la seconda guerra mondiale ha fatto… L’imbrattatura è stata subito rimossa. Ma rimane grave il fatto compiuto”.

 

3. Ebbene per ira o collera divina s’intende quell’azione per la quale Dio elimina il peccato: elimina non soltanto lo sfregio o l’imbrattatura, ma espia anche l’azione peccaminosa compiuta.

Tutto questo l’ha compiuto in Cristo, nella sua passione e morte redentrice.

 

4. L’opera d’arte imbrattata o sfregiata è l’uomo, che si è sfregiato da solo.

Come puoi vedere, l’ira di Dio verso il peccato si manifesta con un’opera di misericordia straordinaria: Dio stesso toglie lo sfregio, ripulisce dall’imbrattatura ed espia quella colpa con un atto di amore sublime: in virtù dei meriti di Cristo, là dove c’è stata la colpa viene riversata una quantità ancora più grande di grazia, vale a dire di splendore e di bellezza divina.

La bellezza dell’uomo redento dai suoi peccati in virtù della misericordia di Cristo, riversata su di lui abbondantemente per mezzo dei sacramenti, diventa ancora più grande.

 

5. Il tempo della vita è presente è il tempo della misericordia, come ripetutamente ha detto Nostro Signore a Santa Faustina Kowalska.

Nel giudizio finale si manifesterà l’ira o collera divina nei confronti del peccato perché rifiutando l’azione misericordiosa e salvatrice di Dio, il peccatore – rimasto senza pentimento – pagherà da se stesso la sua auto esclusione da Dio.

 

6. Per questo Origene, uno scrittore cristiano del III secolo, commentando Geremia 20,9 scrive: “Chi non ha accettato il fuoco di quaggiù (e cioè la grazia della redenzione, che viene presentata da Giovanni Battista come un Battesimo “in Spirito Santo e fuoco”, Mt 3,11, perché elimina fregio e azione colpevole, n.d.r.), ma impenitente, ha continuato a peccare, sarà riservato per l’altro fuoco”.

E San Paciano: “Temete, dunque, fratelli carissimi, il giusto giudizio: lasciate da parte l’ipocrisia, condannate i godimenti; s’avvicinano gli ultimi tempi, il tartaro e la geenna spalancano i loro abissi per inghiottire i peccatori… Ricordatevi, fratelli miei, che nell’inferno non c’è più exomologesi (possibilità di pentirsi, n.d.r.); più nessuna penitenza sarà concessa perché il tempo del pentimento sarà trascorso (Qo 9,10; Sir 14,17). Affrettatevi finché siete ancora in vita” (Paraenesis, sive exhortatorius libellus ad poenitentiam 12: PL 13,1089).

 

7. Si comprende allora l’invito fatto da Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque: si tratta di cooperare con Cristo, prolungando la sua opera redentrice nella nostra carne a favore dei nostri fratelli perché accettino l’eliminazione del peccato e la santificazione attuata da Cristo perché diversamente rimarranno auto esclusi dalla sua comunione.

Per indicare che terribile sorte sia l’auto esclusione da Dio la Sacra Scrittura usa termini molto forti e significativi. Con linguaggio antropomorfico, parla dell’ira e della collera di Dio: “E udii dal tempio una voce potente che diceva ai sette angeli: «Andate e versate sulla terra le sette coppe dell'ira di Dio» (Ap 16,1).

“La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente” (Ap 16,9).

L’ira divina dunque rimanda dunque ad un’autopunizione gravissima che i singoli causano a se stessi

 

Ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

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