Come si conciliano il progresso nella beatitudine e l’eternità

Come si conciliano il progresso nella beatitudine e l’eternità

Quesito

Caro Padre,
si dice che una volta morti si esce dallo spazio e dal tempo e si entra nell’eternità.
Allora mi chiedo: non avendo più un corpo usciremo dallo spazio (lo spazio esiste dove esiste la materia).
Ma in paradiso Dio avrà sempre qualcosa di nuovo da mostrare al beato. Di conseguenza la conoscenza nei confronti di Dio aumenterà (c’e un mutamento da parte del beato nella conoscenza di Dio).
Ora mi chiedo: il tempo è dato dal cambiamento, dal mutamento.
Solo Dio è immutabile è fuori dal tempo (eterno).
Forse in paradiso non avremo un tempo come concepito qui da noi ma non potremo neanche (non essendo atti puri ma in potenza) dire che diventeremo eterni.
Mi aiuta a ragionare nel modo corretto.
Grazie.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. ti trascrivo quanto si può leggere in un’opera di A. RUDONI, Escatologia, pp. 236-237:
“La beatitudine è progressiva?
Secondo la Teologia tradizionale, il cielo consisterebbe in un possesso «immutabile» di Dio, cioè in un’unione, visione ed amore con Lui, sempre uguali, corrispondenti al «grado» di gloria che ciascuno possiede. Ciò non significherebbe affatto inerzia, né arrecherebbe noia, perché questa «immobilità» sarebbe una partecipazione alla Natura di Dio, «motore immobile», e comporterebbe quindi anche una partecipazione alla Sua intensissima attività sia intratrinitaria, sia extratrinitaria (creazione, conservazione, provvidenza, ecc.).
Questa posizione trova ancor oggi dei validi sostenitori: cfr. per es. C. POZO, Il cristiano e la fine del mondo.
Vari Filosofi e Teologi contemporanei, invece, da una parte forse non comprendendo come possano darsi attività e insieme immutabilità (che pure, almeno in Dio, coesistono certissimamente), dall’altra considerando l’inesauribile possibilità di perfezionamento dell’uomo, fondata sulla sua stessa incolmabile «finitezza», e l’inestinguibile capacità di donazione di Dio, fondata sulla Sua assoluta «infinità», concepiscono il Paradiso come «un immergersi senza fine nelle inesauribili ricchezze del mistero» (Varillon). Questo progresso, per quanto indefinito, non porterebbe tuttavia mai a un’assurda identità con Dio, dato che il divario fra creatura e Creatore è, e rimarrebbe quindi sempre, infinito; e neppure livellerebbe tutti i Beati fra di loro, dato che il «grado» di gloria andrebbe concepito in modo dinamico, per es. come la determinazione del diverso «ritmo di crescita» di ciascuno.
Questa posizione è accolta per es. da L. BOROS, I cieli nuovi e la terra nuova”.

2. Chi sponsorizza la seconda tesi, deve ammettere una successione di tempi. Cosa che cozza con l’entrare nell’eternità.
Entrare nell’eternità e nell’immobilità di Dio non equivale a diventare eterni (senza inizio e senza fine), ma sempiterni, e cioè con inizio ma senza fine, come avviene per gli angeli.

3. Ti ringrazio per le tante domande cui mi sottoponi, che stimolano la curiosità dei nostri visitatori e anche il loro raffinamento teologico.
Come sempre ti saluto, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo